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10 cose da sapere sul Salento scoperte in un educational tour

Creato il 13 giugno 2017 da Viaggimarilore

Lu sule, lu mare, lu ientuil Salento è noto per essere innanzitutto il bel mare della Puglia. Ed è vero: la fama di Gallipoli e Porto Cesareo supera di gran lunga i nostri confini. Il suo capoluogo, Lecce, è definita la Firenze del Sud per la bellezza dei suoi monumenti e del barocco leccese, e per il suo centro storico così ben tenuto. Negli ultimi anni, poi, grande successo sta avendo la Notte della Taranta e in generale la pizzica, la musica popolare salentina. Il Salento, ultimamente, gode di una grandissima notorietà, ma siamo sicuri che sia solo mare, ulivi, barocco leccese e pizzica?

In questo post vi racconto 10 aspetti del Salento assolutamente da sapere, che ho scoperto poco tempo fa nel corso di un educational tour in questa bella terra. Riguardano la cultura, le tradizioni locali, la storia; sono 10 aspetti che fanno sì che il Salento si distingua dal resto della Puglia e dal resto d’Italia.

1) La Grecìa salentina e il grico

Kalimera!“, “Kalispera!“: può capitare di passeggiare per Corigliano d’Otranto o per Soleto e sentire gli abitanti salutarsi in questo modo. Ohibò! Ma siamo in Grecia? Non esattamente: spostiamo l’accento e siamo in Grecìa, nella Grecìa salentina, una piccola area del Salento nella quale si parla il grico, un dialetto molto vicino alla lingua greca, perché storicamente è rimasta legata ad un lontano passato durante il quale la Puglia fece parte dell’Impero Romano d’Oriente. Nei secoli tra il VI e l’XI d.C., infatti, la Puglia fu sottomessa all’imperatore bizantino sia per quanto riguarda gli aspetti linguistici e culturali che per quanto riguarda la religione cristiana. Nonostante la conquista normanna della regione, qui fu mantenuta la lingua greca e il rito greco bizantino nella religione cristiana: pur riconoscendo l’autorità del papa, esso si discostava però dal rito cattolico romano per alcune peculiarità. Proprio questa differenza fu fortemente osteggiata nel corso dei secoli e fu principalmente colpa del papato se il territorio della Grecìa si ridusse drasticamente (oggi conta solo 9 comuni, tra cui l’orgogliosissima Soleto) e si perse alla fine l’usanza del rito greco bizantino (che è cosa diversa dal rito ortodosso!). Comunque sia, oggi, dopo 1500 anni ancora rimane il ricordo del passato greco della regione e nella grecìa ne vanno proprio fieri.

2) La pietra leccese

La pietra bianco-giallastra del Salento vi colpirà per la sua luce e per le sculture a rilievo che la animano.

Non mi riferisco a quelle fatte dall’uomo, ma a quelle create dalla consunzione stessa della pietra! Sembrano colonne di corallo, più che di pietra, perché si creano sulla superficie tanti ghirigori del tutto naturali. Certo, poi gli scalpellini salentini ci aggiungono del loro: e così abbiamo gli esiti straordinari del barocco leccese, come le favolose decorazioni del duomo di Lecce, con la pietra scavata come fosse un ricamo, resa perciò leggerissima, in grado di dar vita a giochi di chiaroscuro davvero notevoli o a quelle teste così bizzarre e mostruose che adornano i mensoloni di sostegno dei balconi. Se abbandoniamo il capoluogo salentino e ci spostiamo nei borghi più piccoli, la questione non cambia: che siano i portali delle chiese, come quello, splendido, della chiesa madre di Corigliano d’Otranto, o che si tratti dei portali delle case private, la morbidezza di questa pietra ha consentito agli artigiani di realizzare dei capolavori di eleganza e di fantasia che lasciano a bocca aperta. La pietra leccese, infine, è luminosa, cattura i raggi del sole e li irradia all’intorno. E tutto diventa luce.

3) Il tarantismo

Accennavo alla Notte della Taranta: è una manifestazione che si svolge d’estate, a luglio, e che anno dopo anno attira sempre più giovani da tutta Italia, attirati dai concerti organizzati in ciascuna delle tappe, da Corigliano d’Otranto a Melpignano, e che vede nel ballo della Taranta, o della pizzica, il suo momento più importante; una danza ossessiva, fatta di passi semplici, ma antichi e faticosi. Ciò che non tutti sanno è da dove deriva la Notte della Taranta e perché è tanto radicata qui nel Salento.

Il tarantismo in realtà è tutto fuorché una festa: in passato era un rituale di guarigione delle giovani donne che venivano morsicate dalla tarantola, il ragno che si trova nei campi di grano. La fanciulla morsicata doveva espellere il veleno ballando forsennatamente al ritmo ossessivo della pizzica, andando in trance e fermandosi solo quando crollava esausta. Un’usanza pagana che la religione cristiana non riuscì a eliminare, ma che pose sotto la protezione di San Paolo. Così a Galatina nella cappella di San Paolo è scritto “vietato danzare in chiesa”: una frase quantomeno bizzarra, se non si conosce tutta la questione. Oggi il tarantismo non si manifesta più, perché sono cadute definitivamente le credenze rurali che avevano dato origine a questa pratica tutta femminile. Il ricordo rimane oggi nella Notte della Taranta, che però è tutt’altra cosa.

10 cose da sapere sul Salento (che ho scoperto in un educational tour)

Un avviso nella cappella si San Paolo a Galatina vieta di ballare la Taranta all’interno

4) Mamma li turchi!

Ci fu un lungo periodo in cui l’Italia meridionale, e la Puglia in particolare, fece gola ai Turchi. Nel 1480 Otranto fu conquistata da un ferocissimo comandante turco e dal suo nutritissimo esercito. La città dovette cedere all’assedio e ai cittadini maschi fu chiesto di convertirsi e sottomettersi. Ma essi rifiutarono. Così furono decapitati, uno dopo l’altro. Il primo decapitato, però, rimase ritto in piedi finché l’ultimo non fu giustiziato. Erano 500, mica pochi. La maggior parte dei loro crani e delle loro ossa è raccolta in tre grandi teche dentro la cappella della navata destra della Cattedrale di Otranto, mentre sotto l’altare si trova la pietra sulla quale venivano tagliate le teste. Un po’ macabro e lugubre, ma tant’è. Gli Ottomani trasformarono la cattedrale nella loro moschea, fino a quando Alfonso d’Aragona non espugnò nuovamente la città. Ai turchi in difficoltà non restò che rifugiarsi nella moschea/ex cattedrale, sperando così di essere salvi. L’esercito aragonese non si fece problemi, però, e distrusse il portale della chiesa irrompendo all’interno. Blocchi del portale sono oggi ricoverati al Castello Aragonese, la splendida fortezza che dopo la dominazione turca fu costruita per difendersi da eventuali successivi attacchi dei turchi.

10 cose da sapere sul Salento (che ho scoperto in un educational tour)

La cappella dei 500 martiri di Otranto, con tutti i teschi e le ossa nelle teche alle pareti

5) Otranto, la cattedrale e Pantaleone

La cattedrale di Otranto vanta il pavimento a mosaico più esteso che si conosca. Il suo autore, il monaco Pantaleone, lo realizzò nel 1167. Nella navata centrale un lungo albero, l’Albero della Vita, si distende lungo tutto il percorso; ai lati dei suoi rami si dispongono le figure: animali reali o fantastici, Noè che costruisce l’arca, simbolo dell’uomo pio che obbedisce a Dio e proprio per questo avrà la salvezza; Alessandro Magno che invece pecca di superbia nei confronti degli dei così come i costruttori della Torre di Babele, rappresentati al lavoro sul grande cantiere che non avrà mai compimento. Al di sopra dell’albero Adamo ed Eva, la rappresentazione dei mesi attraverso il lavoro dell’uomo, Caino e Abele e Re Artù (chissà perché) e tante tante altre figure, non sempre così facilmente identificabili. Pantaleone attraverso il suo mosaico voleva illustrare al popolo di Otranto la differenza tra una vita retta e la tentazione del peccato, e la conseguenza che la scelta del peccato comporta: così è spiegato il lavoro dell’uomo, come conseguenza del Peccato Originale di Adamo ed Eva.

10 cose da sapere sul Salento (che ho scoperto in un educational tour)

Il “gatto con gli stivali” è solo una delle creature fantastiche rappresentate da Pantaleone nel pavimento a mosaico della cattedrale di Otranto

Artisticamente è impressionante: le figure sono grandi, a colori, si dispongono ordinate sul fondo bianco e costituiscono un tappeto che quasi dispiace calpestare. Del resto, però, il suo scopo era proprio quello di essere calpestato, vissuto, osservato: un pavimento parlante, in tutto e per tutto.

6) Il punto più a est d’Italia

Capo d’Otranto è il punto più a Est d’Italia. Sulla cima del promontorio un bellissimo faro, il faro di Punta Palascìa, è il luminoso custode di questo luogo così significativo. Inizialmente fu costruito dai militari dell’imperatore Carlo V come torre d’avvistamento per la sua posizione strategica sul canale d’Otranto. Oggi, che non vengono più pericoli dal mare, è un punto panoramico eccezionale, calato in un contesto naturalistico suggestivo e protetto.

10 cose da sapere sul Salento (che ho scoperto in un educational tour)

Il faro di Punta Palascìa visto dalla cava di Bauxite fuori Otranto

7) Migrazioni

Il Canale d’Otranto è il punto in cui l’Adriatico è più stretto, ovvero dove la costa balcanica dista appena 60 km. Questo tratto di mare, oggi così bello, pacifico, amato per le spiagge e per il turismo estivo, è stato ancora non più tardi di 20 anni fa protagonista di speranze, e di morte in tanti casi, per i migranti albanesi. Ricordo, da giovanissima, le immagini di navi piene di gente, di carrette del mare straripanti di persone (immagini non molto diverse da quelle di oggi tra l’Africa e Lampedusa), i tg che dicevano quanti erano morti e quanti sopravvissuti all’ennesima traversata. Ogni tanto qualcuna di queste imbarcazioni affondava portando con sé le speranze e la disperazione di quella gente. Una barca è stata recuperata ed è diventata monumento alle migrazioni di ogni tempo. Si intitola “L’approdo, opera d’arte per l’umanità migrante”, realizzata da Costas Varostos. Si trova a Otranto, presso il porto, e il messaggio che veicola è quantomai attuale (Su questo monumento sono interessanti le riflessioni di lavoroculturale.org)

10 cose da sapere sul Salento (che ho scoperto in un educational tour)

“L’approdo, opera d’arte per l’umanità migrante” di Costas Varodos è il relitto della nave KJater I Rades affondata nel 1997 con 120 migranti albanesi a bordo

8) Una terra antichissima

Il Salento da sempre è una terra ospitale. Questo è il messaggio che ci trasmette, all’interno del Castello Aragonese di Otranto, la sezione espositiva dedicata alla Grotta dei Cervi di Porto Badisco, una grotta che si trova nel Salento, importante perché conserva le testimonianze artistiche dei più antichi abitanti della regione. La Grotta dei Cervi fu frequentata nell’età neolitica da uomini dediti già all’agricoltura e alla produzione ceramica. Costoro usarono la Grotta probabilmente come santuario, perché coprirono le sue pareti di raffigurazioni geometriche, animali (i cervi che danno il nome alla grotta) e umane, con scene di caccia, ma anche simboli magici e figure astratte. Gli scavi condotti nella Grotta hanno restituito un buon quantitativo di oggetti in ceramica a decorazione impressa, la più antica e semplice, non realizzata al tornio, ma modellata a mano: il Neolitico è l’età in cui l’uomo diventa stanziale, scopre l’agricoltura e inventa la ceramica. Uno stadio fondamentale dello sviluppo umano, perché è quello che darà il via alla formazione delle società umane, dei villaggi e poi, a seguire, delle città.

La grotta non è visitabile; l’esposizione al Castello Aragonese, con la riproduzione delle rappresentazioni rupestri è il modo per restituire al pubblico il capitolo della storia più antica di questa regione.

9) I colori impensabili della natura

Attraversando la Puglia si resta colpiti dal paesaggio piatto, giallo, costellato di oliveti, qua e là una masseria fortificata, retaggio di un tempo in cui bisognava proteggersi anche nell’interno dalle incursioni dei Turchi. Il giallo e il verde argenteo delle fronde di olivo dominano la tavolozza del nostro orizzonte visivo. È il ritratto di una terra assolata, assetata anche, ma generosa.

Ci sono delle eccezioni a questa tavolozza. Una, incredibile, è la cava di bauxite poco fuori Otranto. Il rosso della terra, colorata dalla bauxite e dagli ossidi di ferro, e il verde dell’acqua del suo laghetto naturale sono accesissimi. Qui è stato sfruttato fino agli anni ’60 del Novecento un giacimento di bauxite. Scava che ti scava, però, la cava è arrivata un po’ troppo in profondità, tanto da intercettare la falda acquifera. In poco tempo è stato impossibile proseguire l’estrazione e il giacimento è stato abbandonato. Come in ogni favola a lieto fine, la natura si è riappropriata del suo territorio, e con che grazia l’ha fatto! Laddove l’affioramento della falda aveva fatto fermare gli estrattori, oggi c’è un laghetto la cui acqua verde sembra surreale. Intorno esso è racchiuso da pareti di roccia rossa, sulla quale sono cresciuti giunchi, arbusti, cardi e fiori vari. Un tripudio di colori vivaci e accesi, un inno alla natura vincitrice.

10 cose da sapere sul Salento (che ho scoperto in un educational tour)

La cava di bauxite appena fuori Otranto

10) Gli spettacoli incredibili delle luminarie

In Salento sanno festeggiare come si deve. La festa del Santo Patrono, poi, diventa un’occasione di gioia e di esaltazione senza pari! Nascono per questa gioiosa esigenza di culto le luminarie, che oggi sono diventate vere e proprie installazioni artistiche, che uniscono alle luci la musica e i suoni. Spettacoli che niente hanno da invidiare ai fuochi d’artificio, anzi, ancora più spettacolari se possibile. A vederle spente, queste architetture in legno bianco e lampadine sembrano solo una pacchianata a chi non ne conosce le motivazioni e il lavoro che c’è dietro. Ma quando si accendono, e vanno a ritmo di musica dando vita a veri e propri spettacoli seguiti da un pubblico estasiato, si capisce subito che dietro c’è un progetto studiato al dettaglio che unisce le competenze degli artigiani con quelle degli elettricisti, degli informatici e dei tecnici del suono. Insomma, si fa presto a dire luminarie. A breve, all’inizio di luglio, la festa di Santa Domenica a Scorrano sarà l’evento più atteso: cosa ci riserveranno le luminarie quest’anno? Perché qualche anno fa, stando a questo video, furono qualcosa di davvero incredibile.

10 cose da sapere sul Salento (che ho scoperto in un educational tour)

Per fare le luminarie ci vogliono le lampadine… visitando la fabbrica di MarianoLight a Corigliano d’Otranto

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