Magazine Diario personale

2002

Da Iomemestessa

E’ il 2002, e mentre stavo girando la ruota, un paio d’anni prima, mio padre, con l’eleganza dei grandi, mi ha fottuto. D’altronde, sempre saputo che era più furbo di me. Mi ero sempre, sin lì,nnegata a lavorare con lui. Non mi piaceva quel lavoro, non mi piaceva l’idea che delle persone dipendessero da me. Ho un carattere apparentemente solare ma in realtà decisamente introverso, che mi rendeva poco adatta al rapporto commerciale. In quei quattro anni ho lavorato da altre parti, stretto contatti, fatto il commerciale, anche, sebbene in ambiti diversi. Poi, mentre sono in stand-by, in attesa di decidere se accettare o no una certa proposta (eran giorni quelli in cui le proposte te le facevano ancora, e ti pagavano pure, e potevi anche permetterti di scegliere, qualche volta), una delle sue dipendenti resta a casa in maternità, abbastanz (anzi parecchio) all’improvviso. ‘Vieni a darmi una mano’. Siccome mi annoio, vado. l’idea è di fermarmi qualche mese, e poi decidere se accettare un percorso che mi porterebbe lontanissima da qui e che mi attrae abbastanza.

E’ il delirio. si scopre che, a far quel lavoro, ci saprei anche fare. Si scopre che continuo a non essere troppo convinta, e a non amare che la gente dipenda da me, ma vabbé. Nel frattempo, la proposta si concretizza, e io, a quel punto, mi incazzo. Io sono anche disposta a traslare il mio (allora pregevole) culo in un Paese dell’estremo oriente, manco troppo industrializzato, per l’implementazione di un istituto bancario. Mi interessa l’esperienza. Mi interessa lo stipendio. So che dovrò restare due anni. E poi quell’esperienza finirà. L’accordo prevede che questa partecipazione dia diritto al rientro ad un’assunzione presso l’istituto medesimo. scopro all’ultimo che quanto sopra è tutto vero, eccetto un particolare. Al rientro, io intendevo che la mia destinazione sarebbe stata l’area risorse umane, a fare quello che facevo nel paese asiatico. E invece, sorpresa, devo per almeno un anno, fare, come tutti i neo-assunti, la trafila allo sportello. Lì, mi incazzo. Perchè non mi puoi equiparare a uno che viene assunto a concorso e va a cena da mammà tutte le sere. E una questione di rispetto. Per le persone e per le competenze. Giro ancora la ruota, e dopo quindici anni sono ancora qui.

Nel frattempo, il 1° gennaio entra in circolazione l’Euro, in carta e soprattutto moneta. Si assiste a scene imbarazzanti presso le casse dei supermercati. Tenere nonnine mezze cecate porgono direttamente il borsellino alla cassiera (più cecata di loro) affinché si serva. Nel frattempo si creano code spettacolari che neanche sulla Tangenziale Ovest.

Il 12 febbraio, inizia alla’Aja il processo all’ex presidente jugoslavo Slobodan Milosevic, accusato di crimini contro l’umanità in Kosovo, Croazia e Bosnia Erzegovina, insieme all’altro degno suo pari Radovan Karadzic. La Jugoslavia ci confermò, ce ne fosse mai stato bisogno, che non solo gli uomini non imparano nulla dalla storia, ma che gli Europei, quando ci si mettono, non hanno nulla da temere da nessuno.

Il 19 marzo, a Bologna, un commando delle Brigate Rosse uccide l’economista Marco Biagi, consulente del Monistero del lavoro sulle politiche occupazionali e autore di una parte rilevante della riforma che sta prendendo forma. Gli era stata tolta la scorta e un mese dopo la sua morte il ministro dell’Interno, Claudio Scajola, lo definirà, con rara eleganza e pofondo senso dell’opportunità un rompicoglioni. Scajola, in queste ore, risiede nel posto che gli compete. Le patrie galere.

In Olanda, il 1° aprile entra in vigore la legge sull’eutanasia. Da noi, invece, morire continua ad essere un dovere, ma orire dignitosamente non è ancora diventato un diritto.

Il 31 maggio, in Giappone e Corea del Sud, inizia il campionato del mondo di calcio.

Segato Maldini, senza troppi complimenti, il c.t. e un pezzo della storia del calcio italiano, Giovanni Trapattoni. Si parte con grandi speranze, ma già superare il primo turno pare impresa ardua. Giochiamo male, e il nostro si distingue per il fatto di aspergere d’acqua santa il campo di gioco. Una cosa imbarazzante, per noi laici. Una cosa improponibile, credo, per chi crede. Che questa cosa di pensare che il Padreterno abbia un qualche interesse per le molto terrene vicende di 22 pirla milionari (in euro) che corrono in mutande dietro un pallone non è solo imbarazzante. È direttamente blasfemo.

Usciamo agli ottavi contro i padroni di casa (in condominio) della Corea del Sud. L’arbitro, Byron Moreno, è un delinquente avvezzo alla corruzione e su quella partita se ne possono raccontare infinite, però resta il fatto che non fummo certo impeccabili e che quella squadra era scadente di suo. E comunque la Corea arriva in semifinale dopo una partita con la Spagna in cui ho temuto che ad un certo punto l’arbitro estraesse un kalashnikov e seccasse gli spagnoli che non accennavano a cavarsi dalle palle.

In semifinale, un vago senso del pudore, fa si che la Germania passi sulla Corea e arrivi in finale dove l’attende il Brasile, son passati 4 anni, Ronaldo è tornato, segna una doppietta e porta a casa il Mondiale, da capocannoniere del torneo. I brasiliani sono pentacampeão e festeggiano per giorni dalle favelas ai quartieri chic.

Il 16 luglio si approvano nella stessa tornata la legge costituzionale che permette il rientro dei Savoia e la Bossi-Fini sull’immigrazione. Chi vuol trovare dei nessi, come sempre, si accomodi.

agosto io e l’uomo partiamo per un viaggio attraverso la Francia, che si concluderà sulle spiagge dello sbarco. Concludiamo che se non ci siamo scannati dopo 25 giorni su un’utilitaria in affitto, dormendo in alcuni dei B&B più sporchi a memoria d’uomo (uno, in particolare, per pulirlo l’unico modo poteva essere incendiarlo), possiamo anche concepire di sposarci. Lo faremo un anno dopo, in pieno dicembre.

Il 6 ottobre José Maria Escrivá de Balaguer, fondatore dell’Opus Dei, viene proclamato santo da Giovanni Paolo II, che una volta ancora conferma di essere uno dei massimi reazionari della storia, però con un forte senso del marketing.

Il 18 novembre Il senatore a vita Giulio Andreotti viene condannato a 24 anni quale mandante dell’omicidio del giornalista Mino Pecorelli. La sentenza verrà poi ribaltata. Resta il fatto che un uomo che ebbe gli incarichi di Andreotti non avrebbe dovuto essere neppure sfiorato da certi sospetti. E invece fu parte di molto dell’italico marciume.

Il 24 dicembre Vittorio Emanuele di Savoia viene ricevuto dal Vaticano, che perde, come di costume l’ennesima buona occasione per fare bella figura.

Noi cominciamo a pensare che forse dovremmo cercare casa.


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