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45. Devo solo uscirne

Creato il 28 aprile 2012 da Fabry2010

Pubblicato da fabrizio centofanti su aprile 28, 2012

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Ti sei mai sentito invisibile, come non contassi niente, nella vita? Ballano tutti in coppia, avvinghiati come vortici di vento in una sera romantica d’inverno e tu sei là, solo come un cane, in cerca dell’anima gemella, che certamente starà guancia a guancia con qualcuno, mentre tu sei al verde e non puoi nemmeno andarle a dire se gradisce un caffè.Esiste un modo per tornare indietro, alla fatidica domanda vuoi ballare? E’ da allora che la tua esistenza è evaporata, potrebbe soffiarti dentro come nel vuoto metallico di un’armatura arrugginita, che non vedi l’ora di buttare.
- Facciamo la denuncia?
- A cosa servirebbe?
Li hai visti in faccia?
Sei un ferro vecchio, fatti rottamare. E se tornassi da Mario? Ti sta aspettando, certamente, con gli occhioni neri e la bocca cucita; ti salterebbe addosso, piangendo di gioia, se potesse rivederti.
- Si è girata un attimo, aveva uno sguardo azzurro e verde.
- Sei un poeta?
Ti sei sempre chiesto chi fosse il bambino che parlava senza bisogno di parlare. Ha conosciuto Fofner: solo lui avrebbe potuto fargli imparare a memoria una canzone. Questa è la vita vera? O è solo fantasia? Ti sembra che i Queen siano al corrente della situazione. Travolto da una frana senza scampo della realtà.
- Non lo sono affatto. Per questo la donna mi ha mollato.
Cerchi di cogliere il legame tra il bambino e il personaggio saltato fuori dalla scritta sul pontile: alza lo sguardo al cielo e vedrai, sono solo un povero ragazzo, non ho bisogno di essere capito.
- Hai ragione: le donne hanno fame di poesia.
Sì, parlano di te, dello scemo che ha detto no nel momento sbagliato: perché mi lascio trasportare, sono un indolente, un po’ su un po’ giù. Comunque soffi il vento, a me non importa.
- E se non ce l’avessi, la poesia?
Come fanno a sapere di tutti i fallimenti? Mamma, la vita era appena iniziata, ma ora l’ho lasciata e l’ho buttata via. Mamma, non volevo farti piangere, se non sarò tornato a quest’ora domani.
- Impossibile: da qualche parte c’è, basta andarla a cercare.
- Come hanno fatto a scoprire la tua rassegnazione? Va avanti, va avanti, come se niente fosse stato. Troppo tardi, è venuta la mia ora, rabbrividisco, il corpo mi fa male in continuazione, addio a tutti, devo andare.
- Non hai capito: non ho più voglia di cercare. Uno strizzacervelli come te non lo intuisce? Sono rimasto senza un soldo.
Sapevano anche dello scippo? Sono solo un povero ragazzo e nessuno mi ama, solo un povero ragazzo di povera famiglia. Risparmiate la sua vita da questa mostruosità.
- Strizzacervelli ricco, te l’ho detto: le belle dame di Parigi vengono tutte da me a farsi consolare: e costo caro.
Che abbiano previsto persino l’intervento del buon samaritano? Mi lascio trasportare, sono un indolente. Mi lascerete andare? No, non ti lasceremo andare, lasciatelo andare, non ti lasceremo andare.
- Hai deciso di aiutarmi?
- Te l’ho detto che mi piacciono gli uomini.
Che sia il tuo giorno fortunato? Era tutto scritto nella canzone cantata dal bambino? Oh, tesoro, non puoi farmi questo, devo solo uscirne, devo solo uscire dritto via da qui.

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