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A cena con Henry Miller. Barbara Kraft racconta

Creato il 19 maggio 2017 da Luoghidautoreblog

Nel febbraio del 1963 Henry Miller si stabilì a Pacific Palisades, vicino Los Angeles, nella sua casa di 444 Ocampo Drive dove trascorse la sua vecchiaia. Testimone preziosa del suo ultimo periodo di vita fu Barbara Kraft, scrittrice, giornalista del Time, collaboratrice del Washington Post, di People, USA Today e titolare del Barbara Kraft Communications and Public Relations che nel tempo si è dedicato a numerosi progetti letterari, artistici e architettonici - fra i suoi clienti ricordiamo il Wende Museum di Los Angeles nel momento dell'acquisizione di undici segmenti del Muro di Berlino.

Nel 2016 è stato pubblicato il volume Henry Miller. The last days (Skybluepress) in cui Barbara Kraft, in maniera coinvolgente e sentita, ricorda gli anni di amicizia con lo scrittore ormai anziano ma sempre vitale, ironico, spiritoso, brillante.

A cena con Henry Miller. Barbara Kraft racconta
L'autrice spiega come era avvenuto il loro incontro: nel 1977 Barbara Kraft scrisse An Open Letter to Henry Miller che fu proposta in una radio di Santa Monica il 26 Dicembre di quell'anno, in occasione degli 86 anni dello scrittore. Miller non ebbe modo di ascoltare questa trasmissione che gli poi fu recapitata in nastro dalla figlia, la quale condivideva con Barbara Kraft lo stesso medico. Dopo aver ascoltato il nastro, Miller, molto incuriosito, chiese di incontrare questa giovane scrittrice. Il primo incontro avvenne poco dopo: nel Gennaio 1978 Barbara Kraft ricevette un messaggio da uno dei figli di Miller in cui le si chiedeva di fare visita al padre e di cucinare per lui una cena. Da lì a poco Barbara Kraft scoprì che Miller aveva l'abitudine di invitare ogni sera qualcuno a casa sua, a patto che l'invitato si occupasse della cena e garantisse una piacevole conversazione. La lista degli invitati era lunga e il modus operandi di Miller rievocaca gli anni di Parigi quando chiedeva a diversi amici di essere invitato una volta la settimana per pranzo o cena, così da assicurarsi quotidianamente i pasti. Lo stile, nonostante i tanti anni trascorsi e la condizione economica decisamente diversa, non era variato affatto.

Miller, e prima di lui lo scrittore Hermann Hesse di cui amava in particolar modo Siddharta, alla porta di ingresso aveva fatto apporre questa citazione del mistico orientale Meng Tse: "Quando un uomo ha raggiunto la vecchiaia e ha compiuto la sua missione ha il diritto di guardare in pace alla morte. Non ha più bisogno degli altri, li conosce. Ciò di cui ha bisogno è la pace. Non sta bene andare da lui per tormentarlo con le chiacchiere del mondo e infastidirlo con delle banalità. Si deve varcare la soglia della sua casa comportandosi come se fosse disabitata"*.

Barbara Kraft ebbe invece modo di frequentare regolarmente quella casa per i due anni e mezzo che seguirono al primo incontro avvenuto il 3 Febbraio 1978. Miller in quegli anni era ancora attivissimo e si dedicava furiosamente alla scrittura e ai suoi acquerelli che gli donavano gioia e serenità. Ne produsse a centinaia imitando e riproponendo nello stile una sintesi di Mirò, Chagall, Picasso.

Durante le cene, il venerdì divenne la serata assegnata a Barbara Kraft, i due conversavano su arte e letteratura condividendo interessi e passioni. Ebbero anche modo di ricordare una amica in comune, fondamentale per entrambi, la scrittrice Anaïs Nin, la quale era venuta a mancare solo l'anno prima, il 14 gennaio 1977.

Il libro di Barbara Kraft offre una lettura piacevole, scorrevole, intensa e drammatica allo stesso tempo. Queste pagine aiutano chi volesse approfondire la biografia dello scrittore americano a comprenderne l'umanità geniale e ribelle che lo ha contraddistinto sino alla fine. Ricche di osservazioni, di ricordi e di appunti di diario le pagine di Henry Miller. The last days rappresentano il generoso desiderio di condividere con i lettori un incontro davvero speciale, determinante.

*La traduzione dall'inglese della citazione di Meng Tse è tratta dal volume Viaggio americano di Fernanda Pivano.


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