Magazine Diario personale

Abbaio in Fa Maggiore

Da Maddalena_pr

COINQUILINI ALLA PERIFERIA DELLE BUONE MANIERE

Abbaio in Fa MaggioreOkay, dai, la tua faccia neanche me la ricordo, ed è un vero peccato, ché mo’ nemmeno posso immaginarla. Però ho una certa dose di fantasia, ti va bene, ti va male, e posso figurarmi il tuo volto bucherellato da qualche acne tardivo, i capelli unti dalla tua incuria e un vitino da vespa, e qui sei fortunata.

No, il vitino da vespa no. Il resto, magari, il pungiglione. Unito a quella tua sapiente dose di ignoranza con cui infilzi anche il più educato e benevolo dei condomini.

Mio marito l’hai estratto a forza dalla sua consueta mansuetudine. Quella domenica, un anno fa: io stavo preparando i bambini per andare a comperare una torta in pasticceria. Eravamo allegri e ridenti come dei fessi. Che meraviglia, essere fessi… se lo sei di tuo. Invece tu volevi farci fessi a noi.

Ho messo fuori la faccia, ho provato a stare zitta, ma a certi padroni di cani se gli fai un appunto su quell’abbaio perenne la prendono sul personale. Gli basta che cominci la parola: – Scusa, volevo chiederti se per favore potevi educare il tuo c…

– Ma che cazzo vuoi? Maleducati semmai siete voi.

Normalmente aspetto un paio di chilometri di bestemmie (loro, non mie). A quel punto sfodero l’asso. Così ho fatto anche con te.

– Ami il tuo cane, non è vero? Come fosse un figlio. Infatti come un figlio dovresti trattarlo. Tu non senti gridare i miei, io non devo sentire abbaiare il tuo. Io educo i miei, tu educhi il tuo.

Per un brevissimo momento ingoio quella sorta di nausea che il paragone mi procura, e prego che i figli non ascoltino, o che la successiva torta li conduca all’oblio.

La fine della partita l’ho lasciata di nuovo al mio consorte, la pasticceria rischiava di chiudere.

Vi siete lasciati con garbo, così mi riferiva. Basta che il tuo cane esageri con i gorgheggi, lui (mio marito, non la bestia) ti chiama, tu provvedi. Il paradosso gentilmente offerto dalla casa, di un uomo ridotto a fare da guardia a un cane, anziché il contrario. Perché non vuoi ammettere che, lasciato solo, Egli abbai disperatamente anche per due ore ininterrotte, notte inclusa, nell’ingenua pretesa di richiamarti a sé. E non puoi scegliere la crudeltà di chiuderlo in casa in tua assenza.

Ma il cellulare brulica di sms, che nemmeno a me, Mathias, ne scrive tanti, e tu manco un cenno. Gli dico tienili, salvali, li mostriamo come prova. E poi penso che “mostrare”, “mostro” e “mostruoso” è la stessa cosa. E che tu, là fuori in qualche sabato, stasera, mentre Fido si sgozza, di-mostri nuovamente la tua pochezza.

E adesso, mentre la vittima pelosa della tua solitudine grida la sua nel buio del tuo giardinetto qui accanto, ti immagino, ti penso, dicevo: un aperitivo in mano, oppure addensata con qualche amico (a due zampe, intendo) fuori da un localino di bassa lega, alla periferia delle buone maniere, in qualche posto dove ben si abbina e riposa la tua inerzia alla vita. Dove socialità fa probabilmente e unicamente rima con rutto libero, bestemmia e quattro parole senza congiuntivi. L’amore è possibile solo se quadrupede e obbediente, abbandono compreso. E il sabato sera è il culmine delle tue aspirazioni.


Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog