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Agatha Christie: The ABC Murders – La sagacia è messa davvero a dura prova?

Da Videogiochi @ZGiochi
di Fabio Cecco D'Ortona

Dal fumetto al videogioco, dal libro al film al tie-in, o dall’anime all’applicazione per smartphone; l’attuale mondo videoludico sembra peccare di originalità e sempre più spesso ci propina produzioni, anzi trasposizioni, da opere vere e diverse, siano esse romanzi, pellicole, saggi letterari. Agatha Christie: The ABC Murders ne segue l’esempio, portando su PC, PlayStation 4 e Xbox One un’avventura grafica tratta da uno dei più famosi racconti gialli (La serie infernale, 1936) di Agatha Christie, per l’appunto; da non confondere con la versione giunta sugli scaffali qualche anno fa, solamente per Nintendo DS. A lavorare a quest’opera un team di prestigio: Microids, meglio conosciuti per la fantastica serie Syberia, o per produzioni più recenti ma altrettanto godibili come Dream Chamber. Vediamo come se la sono cavata!

Agatha Christie The ABC Murders logo

PER OGNI LETTERA UN OMICIDIO

Sembra che il crimine a Londra non si fermi proprio mai. Anche in The ABC Murders è questo il teatro di cruente vicende, omicidi efferati che sembrano avere un punto in comune: l’assassino, scaltro, geniale, attento ai dettagli, che si fa beffe di Poirot e Hastings preannunciando – tramite l’invio di lettere – i suoi crimini. Nasce così una quasi forzata collaborazione con Scotland Yard ed iniziano le indagini per quella che, a conti fatti, sarà una lunga ed intricata vicenda. Fin dalle prime battute è chiaro come sia la trama a fare da collante a tutta l’opera, suggestiva ed emozionante per certi versi, che cerca di fornirci quanti più spunti possibili per rendere l’immedesimazione in-game una realtà. E questo è possibile grazie anche al corposo cast di personaggi, che vanno a creare un quadro decisamente credibile, sebbene i colpi di scena siano piuttosto “telefonati” e il procedere delle azioni decisamente lineare.

Non un male assoluto, perché il ritmo sebbene piuttosto lento rimane costante fino al finale, e le ambientazioni che fanno da sfondo a crimini sempre più spietati danno la sensazione che il team di sviluppo abbia lavorato piuttosto duramente sulla cura dei dettagli grafici, che grazie ad un grafica cel shading emergono in maniera egregia, nonostante il risicato numero di risorse economiche. L’avanzare è tipico del genere: la linearità del copione consente a Poirot e Hastings di compiere “salti” di città in città, perlustrando ambienti, hotel, dimore e spazi circostanti alle scene del delitto, in modo da estrapolare modus operandi, prove, particolari, effettuando così ricostruzioni accurate dei crimini avvenuti. Grazie ad un’interfaccia minimal, dovremo così cliccare su ogni punto d’interesse fornitoci dallo sviluppatore, per scrutare oggetti, risolvere enigmi e proseguire nelle indagini, in un certo senso investite da una feature che tenta (invano) di aumentare la longevità dell’opera: i punti ego (600 in totale, utilizzabili anche per richiedere indizi al sistema di aiuti integrato), cumulabili per ogni “buona azione” conseguita, quindi per ogni oggetto osservato, rompicapo risolto, interrogatorio portato a termine nella maniera opportuna e specchio osservato. Sì, perché a quanto pare Poirot è molto vanitoso…

È IL MOMENTO DI UTILIZZARE LE NOSTRE CELLULINE GRIGIE

Agatha Christie: The ABC Murders riesce però a farsi apprezzare per piccolezze che lo rendono un pochino diverso dalle avventure rivali, come l’osservazione accurata dei comprimari, tramite cui potremo cogliere stati d’animo, carattere, tipicità uniche, in modo da indirizzare l’interrogatorio su un binario ben preciso e risparmiare così il “carico pesante” per il finale, quando il quadro andrà a comporsi e tutti i pezzi del puzzle andranno al loro posto. Altra feature interessante è quella che ci consente di effettuare collegamenti tra stati di fatto e notizie certe, che andranno ad accumularsi durante l’esame delle scene del crimine, o degli interrogatori preliminari: si tratta di un sistema molto semplice, tramite cui potremo collegare più elementi per rispondere in maniera ferma e convinta a domande nevralgiche per il buon esito delle indagini. Fasi di gioco che andranno a fare da intervallo all’esplorazione più classica e alle fasi risolutive, quelle nelle quali gli enigmi affiorano e c’è un sol modo per proseguire nel racconto: risolverli. Ecco, a riguardo è encomiabile quanto raggiunto per alcuni puzzle, tutti piuttosto diversificati gli uni dagli altri, ma dalla difficoltà e dal design piuttosto altalenante. Più cura a riguardo avrebbe garantito forse un coinvolgimento maggiore, ma è soprattutto la scarsa difficoltà generale ad inficiare l’attenzione, nonostante l’opera duri poco più di cinque ore (nella nostra prova siamo giunti alla conclusione in poco meno di sei ore).

Il finale, ad esempio, tutt’altro che esaltante, finisce per rovinare in parte la grande attenzione riposta durante il resto del racconto ed il tergiversare su alcuni aspetti forse non così importanti si è rivelato un pretesto piuttosto banale per allungare una brodaglia piuttosto insipida, seppur confezionata con tanta passione. Come evidenziano il buon comparto sonoro, la scrittura sapiente dei dialoghi e la buona recitazione in inglese (presenti i sottotitoli in italiano) ed una cura più che buona in ambito estetico, con ambienti a volte non così ricchi di dettagli, ma che ben raffigurano e richiamano i tempi che furono, per architetture, decori e arredi. Meno bene, e di molto, le animazioni, che sappiamo essere il vero e proprio tallone d’Achille per produzioni low budget; peccato che queste pregiudichino in gran parte anche il movimento tra un’ambientazione ed un’altra, provocando un po’ di frustrazione in alcuni frangenti e durante l’analisi di qualche dettaglio.

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