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alessia e michela orlando: IL MISTERIOSO NOME DI UN CALZATURIFICIO E IL CONCERTO GROSSO DI ENZO GRAGNANIELLO

Creato il 10 dicembre 2010 da Gurufranc

alessia e michela orlando: IL MISTERIOSO NOME DI UN CALZATURIFICIO E IL CONCERTO GROSSO DI ENZO GRAGNANIELLO

LA STORIA DI UN CONCERTO GROSSO:  GIOVANNA E GIUSY BATTISTA - DAL CALZATURIFICIO FOUGEZ ALL'ALLUVIONE A NAPOLI A ENZO GRAGNANIELLO.

Ci avevano descritto Giusy Battista: vedrete una bella ragazza; noterete i suoi capelli biondi e l'incedere sicuro, malgrado tutto ciò che ha vissuto. Se ne parlò anche quando fece arrestare un tipo  che voleva soldi per fatti relativi a una licenza; La potreste anche vedere sulla sua moto e con i capelli mossi dal vento dirigersi verso il Gambrinus. La sorella, Giovanna, non ci fu descritta. Aggiunsero: Il nome del loro calzaturificio è dovuto a una ballerina da teatro di varietà, quello più comunemente noto come variété nella declinazione francese, che rimandava a un genere di spettacolo teatrale leggero nato alla fine del XIX secolo a Napoli, proprio su imitazione del Cafè – chantant francese.

E fa parte della eredità di un nonno: si era invaghito di una ballerina che andava per la maggiore: Anna Fougez, appunto, cantante e sciantosa. Il  nome che sa di straniero, come si usava spesso fare, era uno pseudonimo assunto dalla tarantina Maria Annina Laganà Pappacena, che furoreggiò sui palcoscenici italiani fra la prima guerra mondiale e la marcia su Roma. Tra i suoi successi anche Vipera di E.A.Mario e: Abat-jour, Addio mia bella signora, Chi siete?, Passa la ronda, A tazza 'e cafè.  

Aggiunsero: Ha pure un cane. Forse si chiama Argo. Pare sia aggressivo e capace di proteggerla anche da rischi camorristici, ma se si riesce a lanciargli una bottiglia di plastica inizia a giocare e non la si finisce più. Ne avevano parlato i giornali, di Giusy e della sorella, della loro vicenda. Se ne può trovare traccia qui:  http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2004/04/15/quartieri-la-crociata-di-enzo-concerto-grosso.na_021quartieri.html, dove si legge l'articolo di Eleonora Bertollotto:

Quartieri, la crociata di Enzo concerto grosso per la Fougez

Repubblica — 15 aprile 2004   pagina 11   sezione: NAPOLI

Dice che l' idea gli è venuta vedendo «una di quelle due ragazze sotto al Comune, ammanettata, tutta tagliata, e se qualcuno si riduce a quella maniera, mica si può stare con le mani in mano, bisogna scendere e inventarsi qualcosa, sennò a Napoli che ci resti a fare». Nasce così, da un' immagine del telegiornale, il concerto che Enzo Gragnaniello tiene domenica sera all' Area 17, Mostra d' Oltremare. Metà musica e metà denuncia, per accendere i riflettori del suo palcoscenico su una piccola azienda di calzature dal nobile passato, la "Fougez" di Giovanna e Giusy Battista, che rischia di morire, avendo pagato un tributo altissimo all' alluvione del 2001. All' epoca l' attività artigiana, testardamente rilanciata dalle nipoti del fondatore, si era appena trasferita dalla Sanità all' Arenaccia, coniugando la necessità di innovazione tecnologica e di ingrandimento con il desiderio di mantenere inalterato il clima di familismo un po' paternalistico, quasi ottocentesco, che aveva sempre caratterizzato i rapporti di fabbrica, e infine con la volontà fermissima, come racconta Giusy, «di non impoverire i quartieri», svuotandoli delle espressioni creative. Mancava poco più di una settimana all' inaugurazione quando il nubifragio notturno per cui fu riconosciuto a Napoli lo stato di calamità fece saltare le fognature, l' acqua invase i locali della fabbrica, salì ad altezza d' uomo «senza lasciarci un chiodo» e risparmiando solo, fortunosamente, la vita di Giusy e del suo cane che, dopo un furto e un avvertimento, avevano preso a dormire nel retro. Da allora l' attività è continuata a stento, con due dipendenti, una clientela certa, ma senza macchinari. Costringendo due giovani donne al sacrificio, tra l' altro, della casa e dei mobili di famiglia, per non seppellire l' eredità di quel nonno sognatore che battezzò "Fougez" una linea di scarpe, e da qui l' azienda, in omaggio a una soubrette del Salone Margherita che così si chiamava e che cantando Vipera gli aveva fatto vibrare il cuore. Gragnaniello e le due Battista si conoscono da sempre, ma il punto ove i loro percorsi vengono a incontrarsi è l' attaccamento alla Napoli millenaria di pietre e di tufo che s' inerpica sulle colline e l' amore per le cose che solo qui, probabilmente, possono nascere, traendo linfa dai numi tutelari, o dai "munacielli", delle case, dai colori e dagli odori dei vicoli, dalle voci. E che si tratti dell' armonia di una musica o di una linea di calzature, in fondo, conta poco: sempre di creazione si tratta. Benché abbia trascorso molti anni in fuga per il mondo, come racconta ora - dalla Milano nebbiosa che ancora non era "da bere" all' Inghilterra che metabolizzava i Beatles - Gragnaniello è rimasto infatti lo scugnizzo che è stato, «quello che a otto anni già dormiva nelle macchine e a dieci lavorava, bazzicando per i night attorno al porto, portando panini e sigarette alle entraineuses, facendo da guida per i vicoli ai marinai americani a caccia di colore, di sapori, e magari anche di prostitute». (...)

Noi ci andammo a sentire Enzo Gragnaniello. C'eravamo, dunque, e avevamo 19 anni. Eravamo in compagnia di chi ci aveva descritto Giusy. La incontrammo: era radiosa. La sorella, Giovanna, la conoscemmo alla fine del concerto: una figura suggestiva, che infonde tranquillità.

Non le abbiamo mai più incontrate, ma le ricordiamo, così come ricordiamo il concerto, la figura autorevole di Enzo Gragnaniello e le bellissime scarpe da loro ereditate anche come idea di bellezza napoletana. Si tratta di quell'artigianato di grandissima classe, cui hanno saputo aggiungere umanità, tutti assieme: da Giusy e Giovanna, da Enzo Gragnaniello agli operai che con loro hanno lavorato, da chi ci accompagnò agli altri che videro quello spettacolo sontuoso. Anche eticamente.

Illustrazione: Agustina Otero Iglesias, celebre come La Bella Otero (La Belle Otero); ballerina e attrice, contemporanea di Anna Fougez.



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