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Amp Rive- Irma Vep, di Gianni Sapia

Creato il 25 luglio 2013 da Athos Enrile @AthosEnrile1
Amp Rive- Irma Vep, di Gianni Sapia È come la danza di una foglia che cade, cullata e sospinta dal vento. Sembra che stia per posarsi, ma una folata dà nuova linfa al suo volo, che prosegue con regolare difformità e sembra non voler mai finire.  È come il confuso orizzonte, che mescola mare e cielo. Il volo dei gabbiani tra batuffoli di nuvole e la scia di una vela che sembra aprire una ferita sull’epidermico mare. È come correre e perdere il fiato in un prato infinito, profumato dal rosso dei fragili petali di mille papaveri. È come un amore che inizia e ti intreccia le budella e ti amplifica i sensi e ti trapunta la pelle e ti secca la bocca e ti fa stupido e felice e ti fa capace di volare e ti fa esultare come Peter Pan e ti fa, ti fa e ti fa ancora. È come un amore che finisce, che parte, si allontana, lento, arranca malinconico il treno della felicità passata. È come il mare d’inverno, in bianco e nero. È una foto, di quelle che:«Dio mio come siamo cambiati!» e i ricordi respirano, disegnando un compassionevole sorriso sul volto. È la colonna sonora di un film che ti piacerà. È Irma Vep degli Amp Rive Cinque ragazzi di Reggio Emilia, Luca Gabrielli (chitarra), Gualtiero Venturelli (chitarra), Alessandro Gazzotti (basso), Adriano Pratissoli (batteria) e Andrea Sologni (synth e chitarra), che ci regalano sei tele di puro impressionismo. Non riesco a fare un’analisi canzone per canzone, non riesco ad estrapolare ogni singolo brano dal tutto che compongono ed individuarne le peculiarità. Sono anelli della stessa catena, molecole della stessa elica del DNA. Sei pezzi che formano una squadra, ognuno con le proprie caratteristiche, perfettamente compatibili con quelle degli altri. Ingranaggi dello stesso meccanismo. Un album che ti avvolge in un morbido e rassicurante abbraccio fin dal primo ascolto, che sembra sussurrarti all’orecchio “tranquillo, va tutto bene” e si insinua senza malizia nella tua mente, lasciando che sogni e malinconie prendano il sopravvento sul quotidiano. Il disco parte e la tua mente anche, per un viaggio che collega senza interruzione stomaco e cervello, fegato e cuore e ti abbandona in uno stato di catatonica veglia, follia razionale dovuta a quella parte di cervello che ci fa vivere una vita parallela, dove i sogni hanno forma e sostanza. La fredda critica mi fa dire post-rock, chiaramente ispirato a gruppi come Mogwai o Explosions in the Sky. L’uomo ha bisogno di definire per poter controllare. Ma la musica non si definisce, né tantomeno si controlla e Irma Vep gonfia i suoi polmoni con ampi respiri e assapora il gusto e il profumo della musica, soltanto musica. Già, perché non c’è voce. Non c’è voce umana, soltanto la voce universale di onde sonore che riempiono l’aria. Schiacci play e tutto comincia. E finisce. Proprio così. Senti il primo brano, il secondo, il terzo, li senti tutti e quasi non te ne rendi conto. Allora lo ascolti un’altra volta, perché pensi di averne perso un pezzo. Schiacci play e tutto comincia. E finisce. Allora lo ascolti un’altra volta e un’altra e un’altra ancora. La mente che viaggia. Quello che senti diventa secondario e cosa senti si prende la ribalta. L’album scorre fresco e gorgogliante come un ruscello di montagna, grazie alle capacità corali dei musicisti e sulla corrente navigano veloci Procession, Best Kept Secret, A Sort Of Apology, Clouded Down, If e The Apocalypse In F, che ti fanno passare quasi quaranta minuti a divagare tra le tue fantasie. Quasi quaranta minuti che potrebbero essere uno o mille. La relatività del tempo raggiunge la sua sublimazione grazie all’infinito musicale. BEEP BEEP! Il suono di un clacson lontano sgretola le mie fantasie e mi riporta in questo mondo. L’album è finito, il sogno si è interrotto. Resta in me la sensazione di aver costruito qualcosa di bello grazie alle emozioni provate durante l’ascolto dell’album. Non qui, in quell’altro mondo o in quegli altri mondi, che ognuno di noi crea dentro di se, per trovare rifugio quando la realtà diventa difficile, pesante, opprimente. Una sensazione di soddisfazione  macera nello stomaco e da lì si propaga in tutto il corpo, dandomi per un attimo l’emozione della sensazionalità. Ma la cosa che mi riempie ancor di più di meraviglia è la consapevolezza di poter rivivere questa emozione ogni volta che voglio. Sarà sufficiente mettere su Irma Vep degli Amp Rive. È sarà come la danza di una foglia che cade. Come il confuso orizzonte, che mescola mare e cielo. Come correre e perdere il fiato… come un amore che inizia… un amore che finisce… il mare d’inv…. L’inizio di un sogno… senza una fine. http://www.amprive.it/

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