Magazine Carriere

Appalti: la resa politica del Governo alla CGIL non è una soluzione

Creato il 04 maggio 2017 da Propostalavoro @propostalavoro
Il referendum su voucher ed appalti non si farà. Il Governo, con provvedimento d'urgenza, ha abrogato il sistema dei voucher e le disposizioni in tema di escussione preventiva, nonché di controllo contrattuale sulla responsabilità solidale del committente, in ambito di appalti.

Le conseguenze sui voucher si sono viste subito: non ci sono più. Ma in tema di appalti, cosa è successo? È successo che il Governo si è arreso: anziché governare una materia strettamente tecnica e da regolare con cura, delegando in parte anche alle relazioni tra datori e sindacati, ha preferito dare un colpo di accetta al problema, senza dare indicazioni.

Le imprese si trovano ora con molte domande e non è un bene. Quando il mondo delle imprese – l'unico che crea lavoro in Italia – è incerto, l'economia ne risente. Proviamo a raccontare perché.

Appalti: la resa politica del Governo alla CGIL non è una soluzioneLe aziende ricorrono agli appalti quando per funzionare (o fare un certo lavoro) hanno bisogno di un'altra azienda, più specializzata, che si occupi di una parte specifica del compito. Questa operazione si chiama appalto. Se la seconda azienda ha a sua volta necessità dell'aiuto di una terza, ricorrerà al sub-appalto.

Ogni azienda ha i suoi lavoratori. Succede spesso che siano le imprese più grandi, con più possibilità economiche, a chiedere la collaborazione di altre realtà produttive, spesso più piccole, e non è un mistero che i lavoratori delle piccole abbiano solitamente retribuzioni meno ricche rispetto alle grandi.

Se tutto va bene, l'appalto è un ottimo mezzo per dare lavoro, opportunità, ricavi, e contatti alle aziende più piccole. Ma può anche essere che queste piccole aziende, per offrire servizi più appetibili, taglino indebitamente il costo della propria forza lavoro, la quale, giustamente, sarà portata ad entrare in conflitto con il proprio datore di lavoro.

Prima dell'intervento dell'asse CGIL-Governo i lavoratori si potevano rivolgere alla grande azienda, il committente, solo dopo aver tentato di ottenere il giusto compenso dal datore di lavoro. Oppure potevano seguire determinate procedure stabilite dai contratti collettivi che, però, nessun sindacato ha mai proposto. In questo modo, era chiamato a rispondere per primo chi per primo aveva causato il danno e solo poi, in un secondo momento, anche il soggetto economicamente più capace che si era comunque avvalso di quelle prestazioni di lavoro. Nel frattempo, le piccole aziende potevano trovare risorse per pagare i lavoratori e appianare così i propri debiti.

Cosa succede ora? Verosimilmente, le grandi aziende saranno più pignole nel valutare i propri appaltatori, magari mettendo fuori gioco le piccole aziende di nuova costituzione che, per la loro giovane età, non hanno ancora una fama di datori irreprensibili. Fama che, è facile intuirlo, faranno anche più fatica a costruire, avendo meno opportunità di ingaggio.

Dove il danno si è già creato si tratterà di gestire la responsabilità in solido affinché questa non si traduca in aggravi eccessivi per il committente. Un buon metodo può essere verificare l'esatto credito dei lavoratori con un conteggio condiviso insieme ai sindacati – in modo che non possano tornare sui propri passi e chiedere di più in un secondo momento – chiaramente , prima di saldarlo, ma è un processo che rischia di diventare lungo, incerto, e litigioso, avvantaggiando ingiustamente l'appaltatore che, se disonesto, può coprire altri suoi debiti alle spalle del committente.
O dei committenti, al plurale, perché in caso di subappalto un lavoratore potrebbe scegliere quale committente (di primo, secondo, o anche terzo livello) è per lui più comodo.

Appaltare non è una colpa, ma il Governo, con questa manovra tranciante, vuol far credere che sia così. Peggio per tutti, soprattutto per le relazioni sindacali che si fanno "rubare" materie di propria competenza (quelle procedure di cui si parlava prima) solo per un mero calcolo politico.

Simone Caroli


Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog