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Apprendisti stregoni delle larghe intese: il porcellinum

Creato il 23 maggio 2013 da Antonioriccipv @antonioricci

Come sono d’accordo:

Apprendisti stregoni delle larghe intese: il porcellinum

“In una democrazia evoluta come quella tedesca, le Grandi Coalizioni producono tendenzialmente «equilibri più avanzati», come si diceva un tempo. In una democrazia involuta come la nostra, le Larghe Intese tendono inevitabilmente a generare compromessi al ribasso.

Il presunto accordo Pd-Pdl sulle modifiche alla legge elettorale è un fumoso esempio di equilibrismo politico, oltre che un penoso esercizio di minimalismo giuridico. Il Porcellum, invece di finire al meritato macello, figlia il «Porcellinum ». Un altro mostro, appena un po’ più piccolo, che ancora una volta non esiste in natura ma esiste in Italia. Un altro pasticcio, concepito per aiutare i partiti allo stremo e far durare il «governo di servizio ». Non per restituire agli elettori il diritto di scegliere i propri eletti, e nemmeno per garantire al Paese un sistema democratico solido ed efficiente. Non per ristabilire i principi di costituzionalità invocati dalla Corte di Cassazione che rimanda al giudizio della Consulta, ma per perpetuare i rischi di un’ingovernabilità che è funzionale alla conservazione del nuovo assetto politico. Dal quale l’unico a trarre vantaggio, fino ad ora, è con tutta evidenza solo Silvio Berlusconi.

Come ormai succede su quasi tutte le misure annunciate o avviate dallo «strano» governo, dall’Imu allo Ius soli, anche l’intesa bipartisan raggiunta sul posticcio maquillage della legge elettorale vigente si presta a letture partigiane e tutt’altro che condivise. Secondo il Pdl si tratta di piccoli correttivi, ma tutti di nessuna importanza (versione Brunetta: «Eliminiamo solo gli aspetti macroscopicamente incostituzionali»). Secondo il Pd si tratta di grandi cambiamenti, ma ancora tutti da scrivere (versione Franceschini: «Abbiamo concordato la norma di salvaguardia: non voteremo mai più con la porcata di Calderoli»). Già questo cortocircuito ermeneutico basterebbe per rendersi conto che siamo di fronte a un patto comunque scellerato. Nei prossimi giorni ne capiremo meglio la natura e la portata.

Ma nel frattempo quel poco che si evince dalle indiscrezioni politiche e dalle ricostruzioni giornalistiche è che nessuna delle rovinose e scandalose nefandezze del Porcellum viene superata. Nella migliore delle ipotesi, il nuovo papocchio serve solo a comprare tempo. Nella peggiore, finge di «ridurre il danno» ma in realtà lo amplifica.

Il meccanismo infernale delle «liste bloccate» non viene smontato. Con buona pace dei cittadini, che si devono rassegnare al ruolo gregario di semplici «sudditi» sottoposti allo strapotere delle segreterie di partito. E con buona pace del parere della Cassazione e del presidente della Consulta Gallo, che indicano nei collegi uninominali previsti dal vecchio Mattarellum una corretta espressione del principio costituzionale del «voto libero e diretto».

Nel marasma successivo al vertice della «stranissima maggioranza», c’è chi non esclude del tutto l’ipotesi che in realtà si possano reintrodurre le preferenze. Ma se fosse vero, anche questo finirebbe per essere un rimedio peggiore del male, vista la palude di corruzione nel quale il sistema sta lentamente sprofondando.

Il titanismo micidiale del premio di maggioranza non viene ricondotto nel solco della realtà, ma paradossalmente ancora più proiettato nella dimensione dell’irrealtà. Non si scardina l’ingranaggio che consente a chi arriva primo alle elezioni di incassare un bottino abnorme, portando a casa il 55% dei seggi. Si alza invece al 40% la soglia minima di consensi oltre la quale scatta il premio. Un tetto iperuranico, che allo stato attuale Pd e Pdl supererebbero a stento solo se si fondessero in una sola lista. Anche questo è un modo surrettizio per aggirare l’ostacolo dell’incostituzionalità, e al tempo stesso per rendere cogente la formula delle Grandi Coalizioni per via legislativa.

Ecco, dunque, il magma che ribolle nell’officina delle istituzioni. Una mini-riforma che non riforma nulla, e che rappresenta solo una momentanea polizza vita per il governo in carica. Invece di scegliere la via più breve e più logica, cioè un decreto legge che in due righe abroga il Porcellum e ripristina il Mattarellum, gli «apprendisti stregoni» delle Larghe Intese aprono un cantiere perenne che ha il solo scopo di durare molti mesi. In questo cantiere la riforma della legge elettorale deve accompagnare la riforma costituzionale, affidata alle cure di un Comitato dei 40 che raggruppa i membri delle Commissioni affari costituzionali di Camera e Senato, stende un articolato di proposte e le sottopone a una Convenzione, nel frattempo approvata ed eletta secondo i criteri di un’ulteriore revisione costituzionale varata ai sensi dell’articolo 138. Una costruzione barocca, arzigogolata ed eterna. Difficile persino da riassumere in italiano.

Qualche anima bella sostiene che il ripristino del Mattarellum, o comunque una seria riforma elettorale, sono impossibili o comunque sconsigliabili, perché un attimo dopo il governo Letta-Alfano cadrebbe e si tornerebbe immediatamente a votare. Ma se il marchio di qualità dell’azione dell’esecutivo è questo inconcludente «Lodo Quagliariello », allora c’è poco da sperare per l’Italia che aspetta riforme e chiede stabilità. È solo un altro sacrificio estremo, da offrire sull’altare della «pacificazione»”.

Massimo Giannini da La Repubblica di oggi.



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