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ARCADE FIRE - The Suburbs Quante cose accadono in un inte...

Creato il 08 novembre 2010 da Restoinascolto
ARCADE FIRE - The Suburbs
ARCADE FIRE - The Suburbs Quante cose accadono in un inte...
Quante cose accadono in un intervallo di tempo che va dal giugno al novembre!!! Parecchie, oserei dire una quantità esorbitante. Ascolti musicali più distesi, rappacificamento con se stessi, riordino forma mentis, riassetto lavorativo, management dell’imprevedibilità quotidiana, persino questioni giudiziarie e così via discorrendo. Ovviamente in questo tempo non vi ho completamente abbandonato. Ho seguito le Vs. evoluzioni giornaliere, alcuni dibattiti, le considerazioni talvolta esagerate. Uno sguardo qua e là , un commento tra me e me a voce bassa, un sorriso per i toni polemici a volte pleonastici. Raccontare di questo periodo costerebbe parecchio in termini di tempo, e il tempo si sa è danaro e fugge spietato. Ma ancor di più costerebbe leggere da parte di chi segue queste pagine. Per cui non cincischiamo e senza eccessivo “outing” che rischia di assillarvi, partiamo. Now I’m Ready to start. Si proprio con il refrain di una delle canzoni tratte dall’ultimo disco degli Arcade FireThe Suburbs - pluriosannato dalla critica (un po’ meno dai soliti detrattori), voglio ri-presentarmi dopo una lunga pausa a voi. Trovo che il disco di cui sopra, in questo lasso di tempo sia stata una delle cose più deliziose che io abbia potuto ascoltare. Win Butler e soci non hanno disatteso le mie aspettative, le hanno semmai fortificate regalandomi una band capace di portarmi in giro non solo in paesaggi fiabeschi alla Funeral o al pascolo in “opere” vicine al dissenso socio-politico gridato in Neon Bible ma nella realtà in cui viviamo fatta di bambini, di ricordi, di indugi, di amicizie disattese, di vampiri assetati di danaro, della tua intramontabile voglia di giovinezza, di landscape metropolitani e non; In the suburbs I, I learned to drive / And you told me we’d never survive / Grab your mother’s keys we’re leaving”. La nota più sconcertante è che ti accorgi, ascoltando certi lavori, di quanto semplice, scontata e circostante sia la realtà. Di come sia più facile recuperare la propria essenza quando di fronte hai te stesso e con te stesso non scherzi, non giochi a nascondino. Semmai non hai un'idea precisa di quando comincerai ad essere te stesso. “When I’m by myself / I can be myself / And my life is coming / But I don’t know when”. Scopri poi in questa esplorazione musicale la bellezza di alcuni paesaggi destinati a scomparire. “Pray to God I won’t live to see / The death of everything that’s wild”. Beh c’è di che divertirsi in questo disco e lo si vede da come i Nostri spaziano con citazioni musicali di tutto rispetto: Joy division, Pixies, Wilco, U2, Owen Pallet (che per altro ha realizzato gli arrangiamenti di Rococo) sprazzi da synth band e roboanti chitarre punk. Persino lo scettro del canto lasciato nelle mani di Regine (moglie e polistrumentista) Ma soprattutto non fanno a botte con il loro passato e non nascondono la musica per cui li abbiamo apprezzati, deliziandoci con brani come Ready to Start, Deep Blue, I Used to Wait in perfetto stile ArcadeFiriano, Intensità liquefatta, che passa dallo stato solido a quello gassoso in men che non si dica. Brani di dura critica al convulso modo di condurre la vita. Ora tolte le premesse, tolti i motivi del silenzio, tolte le critiche, le attese, i detrattori gratuiti, io questo disco me lo sono "moltissimamente e infinitamente goduto” nel mio lettore, nella bluesmobile e in ogni luogo esternabile in questa sede ufficiale. “A chi non ci fosse piaciuto io non lo sputo sennò lo approfumo” !!!! Simpaticamente…..
Giamp Giamp Giamp Giamp Giamp Giamp


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