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Arte – Always be yourself, unless you can be Batman, then always be batman

Creato il 28 novembre 2014 da Thefreak @TheFreak_ITA

Se non siete abbastanza fortunati da trovare una serie infinita di selfie, stalkerizzando il profilo social dell’ultima/o conosciuta/o noterete che non ha una – nemmeno una – propria foto. Solo scatti di insalatiere in acciaio, donne in posizioni contorsionistiche, un Banksy all’occorrenza ed una certa varietà di citazioni casuali sotto foto più o meno concettuali ma nulla che possa aiutarvi a ricordare la sua faccia. E non è per mettervi alla prova!

Quelle foto, quelle riproduzioni di opere d’arte, sono niente di diverso da un paio di occhiali da sole che s’indossano per sembrare più cool, per non far vedere le occhiaie, per darsi un tono.

Che quest’uso strumentale e selvaggio dell’arte possa essere un escamotage più o meno condivisibile, è un altro discorso, ma che l’arte sia un paio di occhiali da sole è, invece, pura verità.

Gli occhiali da sole, e parlo di quelli degni della collezione di Elton John, sono un qualcosa che, mettendo in faccia, mostrano qualcosa di te, ma, d’altra parte, ti aiutano anche a vedere meglio. L’arte è esattamente questo. Quello che ti piace racconta te, ma quello che vedi racconta sempre qualcos’altro. Anche dentro tele che ispirano il leit motiv “potevo farlo anche io” c’è la più dettagliata descrizione di un’idea ( non che siete piccoli Rothko) e che, a ben rifletterci, non sarebbe potuta essere descritta in maniera diversa.

Nel momento in cui si prova a dare corpo a qualcosa che corpo non ha (la bellezza, il colore ecc..) si veicola un messaggio e l’inesprimibile diventa concetto. Per questo l’arte è sempre paragonata a qualcosa che cela, perché anche se grida, c’è sempre qualcosa che non riesce o che non può dire!

Quindi, guardiamo con più dolcezza questi profili criptici, in cui ci si esprime, nasconde (e poi “fa figo”)  ed affrontiamo al cuore il problema:  vi aggiorno su Sacha Goldberger e vi anticipo già che il prossimo sabato, quando sarete alle prese con l’investigazione post-serata, non potrete non trovare una sua foto su qualche profilo “artistico”.

Pochi weekend fa, infatti, al Grand Palais, questo fotografo francese, già noto per un progetto che aveva avuto come soggetto la nonna, vestita da supereroe (MAMIKA), ha allestito una mostra frutto del lavoro degli ultimi 5 anni in cui i più famosi supereroi che conosciamo (i c.d. cos player) sono stati riprodotti come ritratti della scuola fiamminga: SUPER FLEMISH.

Fondo tortora, vestiti damascati e gorgiere inamidate, i supereroi vengono lasciati cadere di piombo nella storia.

A rendere ulteriormente il concept del progetto, poi, teche contenenti “reperti” del personaggio a testimoniare la loro veridicità, come in un tradizionalissimo museo.

Un lavoro impressionante se si pensa che non è stato utilizzato Photoshop ma riprodotti e reinterpretati veri costumi facendoli indossare a selezionatissimi modelli.

Tutto questo per raccontare una storia che di eroico ha ben poco: la vulnerabilità, l’identità, la mortalità.

Goldberger ci stordisce con il gioco degli opposti.

I personaggi del non luogo, non tempo e dell’invincibilità, innalzati a personaggi storici, impongono maggiore deferenza, ma al tempo stesso, la Storia imprime anche su di loro il suo sigillo: li rende umani.

Tutti vorrebbero essere supereroi e tutti siamo umani, per la prima volta le due cose coincidono, proprio davanti a nostri occhi.

È allora che succede il miracolo dell’arte – o quello che spinge a mettere una tra queste come profile pic- : rappresenta me, ma mi mostra anche qualcos’altro.

È un uomo come me ma anche un supereroe.

Questa volta quindi, gli occhiali da sole sono dei Ray-Ban Aviator, li stessi che Sacha Goldberger usa quando tra sè e il mondo non frappone il suo obiettivo.

(Sacha Goldberg – Facebook Profile)

www.sachabada.com

di Andrea Giulia Monteleone

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