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Assange sfugge all’arresto: parla dal balcone e chiede “la grazia” ad Obama

Creato il 19 agosto 2012 da Ilreferendum

di Serena Tosi Santoro

Assange sfugge all’arresto: parla dal balcone e chiede “la grazia” ad Obama

Assange parla dal balcone dell’Ambasciata dell’Ecuador

Il meeting di Comunione e Liberazione a Rimini ha scelto impropriamente il suo giorno di inaugurazione, perchè seppur vantando come padrino di battesimo il premier Monti, oggi, tutti i riflettori, anche in Italia erano puntati su Londra e nello specifico, sull’ambasciata ecuadorena.

Il cofondatore di Wikileaks ha parlato dal balcone per sette minuti senza porre piede in territorio inglese, dove avrebbe rischiato l’arresto, e senza dichiarazioni esplicitamente politiche come in accordo con l’Ecuador. Confermate quelle che sembravano le plausibili ipotesi sul suo intervento: ha chiesto al presidente Obama di rinunciare alla guerra contro Wikileaks, definita da Assange “guerra alle streghe”.

Il giornalista rifugiato presso l’ambasciata oramai dal 19 giugno ha poi, come da cerimoniale dovuto, ringraziato la posizione da parte della giustizia delll’Ecuador e dell’intera America Latina e i popoli, ma non i governi, di Stati Uniti, Gran Bretagna, Svezia per averlo sostenuto.

Ma se per Assange l’Ecuador difende la libera espressione, associazioni locali e altri organismi del medesimo Paese ricordano con tono polemico che lo stesso Correa che ha concesso asilo politico, nel giugno scorso ha chiuso nello Stato di cui è presidente sei emittenti radio e due emittenti tv.

In un tempo di guerra fredda diplomatica, i blocchi si attaccano vicendevolmente. La Svezia ritiene inaccettabile la concessione di asilo politico ad Assange mentre L’Ecuador risponde con Patino, ministro degli Esteri, affermando che i diritti del giornalista in Svezia, dove deve essere processato per stupro e abusi sessuali, non sarebbero stati rispettati. Il timore è uno solo, l’estradazione negli Stati Uniti, dove non è esclusa una messa a morte del leader di Wikileaks, fattore non smentito dalla Svezia. Ecuador nella posizione di garante, Svezia indignata, Regno Unito dentro fino al collo per il suo aver promesso alla Svezia di estradare Assange e per i consolidati rapporti di “amicizia” con gli Stati Uniti e quest’ultimi che aspettano il loro turno per processarlo sulle rivelazioni segrete che li hanno visti protagonisti.

In tutto questo spettacolino di rimpalli fra Stati,  fa la sua comparsa anche la Russia.

Stato protagonista per le manifestazioni anti regime delle oramai famosissime cantanti punk femministe “Pussy Riot”, destinatarie della condanna da parte della giudice Syrova a due anni di pena di reclusione, ha preso occasione, per rivalersi dei vari “pena sproporzionata” sentenziati da Europa e Stati Uniti D’America.

La Russia diventa paladina della libertà di informazione sul caso Assange e chiede a Londra il rispetto dei principi diplomatici.

E anche oggi Assange ha colto occasione  parlando delle Pussy Riot per riferirsi indirettamente a lui: la condanna a Mosca ha mostrato “unità nell’oppressione”, intendendo tacitamente che questo non sta avvenendo nei suoi confronti da parte dei vari governi Usa, Gb, Svezia.

Continuano anche dopo il breve discorso di oggi, le indiscrezioni sul futuro del giornalista; secondo alcune rivelazioni fatte al Sunday Times da persone a lui vicine, Assange sarebbe pronto ad accettare il processo in Svezia a garanzia della non estradazione in terra nordamericana.

Continua il sostegno da parte dell’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America(Alba) al cofondatore di Wikileaks, che nel frattempo si appella al suo avvocato Garzon per proteggere i diritti, suoi e dell’organizzazione.


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