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Astuzie e banalità della comunicazione III. Fazio, Brunetta, Grillo e l’eterno ritorno gianniniano.

Creato il 15 ottobre 2013 da Catreporter79

Nel 1980, la finanza statunitense scoprì il grande potenziale che le piattaforme mediatiche potevano offrire in termini commerciali e pubblicitari. Fu così che colossi come la General Elettric, la Disney, la Twentieth Century Fox o, ancora, la Viacom, fagocitarono le maggiori testate cartacee e i maggiori canali audiovisivi. Effetto collaterale di questa operazione fu la nascita dell’ “infotainment” (“intrattenimento-spettacolo”), un genere di informazione variegato e popolare nato con lo scopo di cooptare il maggior numero possibile di spettatori (e quindi di acquirenti). E’, di conseguenza e in senso stretto, il privato a fare e a finanziare l’informazione. Lo sa anche Brunetta, che nella sua incursione contro Fabio Fazio ha però deciso astutamente di virare verso una tematica smaccatamente ventrale, nonché “must” e punta di lancia dell’arsenale retorico di una certa destra qualunquista: il “e io pago”. Sono gli inserzionisti a pagare Fazio, proprio perché Fazio (come Benigni, Littizzetto ed altri) fa alzare l’audience dei programmi nei quali sono collocati gli spot, ma Brunetta è riuscito ad operare un abile sabotaggio della verità attraverso alcune tattiche della comunicazione politica che si possono riassumere nei seguenti punti:

; propaganda di tipo “nero”. Informazione falsa, perché il conduttore non è pagato dalla televisione di Stato ma, appunto, dai privati

; propaganda “grassroots” (diretta agli strati più bassi della popolazione, il “grass”, “prato”).

; propaganda “‘treetops’” (diretta agli strati più alti, il “tree”, “albero”). Le elites non sono tanto evolute ed attrezzate come credono.

; “ripetizione”. La ridondanza del messaggio e la sua continua reiterazione portano alla sua sedimentazione nelle strutture cognitive dell’ascoltatore.

; “attacca il messaggero”. Fazio è benestante (categoria non di rado malvista) perché pagato dal popolo, lavoratore e spremuto dalle tasse. Screditandolo, si scredita anche e di conseguenza il messaggio che lancia.

Stessa cosa ha cercato di fare il leader pentastellato, nel suo “tackle” su “Che tempo che fa”. Grillo, in questo caso prontamente smentito da Endemol, ha voluto associare il conduttore genovese a Berlusconi, in modo da suggerire, implicitamente, una contiguità tra sistemi di potere apparentemente diversi ed opposti (“vedete? Sono tutti uguali, vi prendono in giro”).

Modesto consiglio di chi scrive è quello di tutelarsi attraverso una breve operazione di “Fact checking” (“verifica della notizia”), prima di incamerare e brandire come vessillo qualsiasi dichiarazione e concetto lanciato da questo o da quel politico.



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