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Aumento “allarmante” delle richieste governative di censura a Google: a rischio la libertà d’espressione

Da Ilreferendum

di Claudia Parmiggiani

Aumento “allarmante” delle richieste governative di censura a Google: a rischio la libertà d’espressione

Un disegno molto esplicativo riguardante la censura

Non è una novità che gli organismi governativi, in ogni tempo, tendano a censurare e oscurare il più possibile le notizie o le informazioni ritenute più scomode o fastidiose e sarebbe un’utopia se così non fosse. Dallo studio semestrale di Google che rende accessibili le misure coercitive degli Stati sui documenti online, il Global Transparency Report, emerge però una particolare e preoccupante intensificazione del fenomeno di censura in cui oscurare video e contenuti su richiesta dei governi sta diventando la regola piuttosto che l’eccezione. Più di mille sono state le richieste di diversi Paesi nell’ultimo semestre del 2011, mille di cui, nello specifico, 461 casi in cui la domanda è stata inoltrata da un tribunale e 546 sono costituiti invece da richieste informali attraverso, ad esempio, telefonate da funzionari di polizia.

Complessivamente le richieste soddisfatte da Google sono il 54%. Dall’osservazione della casistica un altro dato amaro e poco confortante che rileva è che i governi occidentali e democratici non sono esenti dallo strumento a doppio taglio della censura, l’oscuramento di contenuti e video ritenuti offensivi o diffamatori, infatti, non è prettamente attribuibile a governi totalitari o teocratici. Le richieste che Google accoglie poi, a quanto dicono gli analisti, sono quelle legittime, quelle più ragionevoli come ad esempio quelle provenienti dalla Gran Bretagna che celebravano il terrorismo o quelle Thailandesi per insulti alla Corona (lesa maestà), tenendo conto delle leggi e degli usi locali ma non solo. Sono queste le istanze che vengono accolte, ma non mancano certo, anzi sono in progressivo aumento, le richieste meno ragionevoli. Queste le parole dell’analista per le Politiche Aziendali di Google, Dorothy Chou:” Speravamo le richieste di censura di stampo politico fossero un’aberrazione, ma ora ci rendiamo conto che non è così. E’ allarmante, ma non solo perché qui la libertà di espressione è messa a rischio, ma anche, e soprattutto,

Aumento “allarmante” delle richieste governative di censura a Google: a rischio la libertà d’espressione

Cartello pro censura governativa

perché queste richieste provengono da Paesi insospettabili- democrazie occidentali che normalmente non sono associate alla censura”. Spagna, Italia, Canada, USA(che hanno incrementato di molto le richieste di rimozione) ecc… hanno avanzato pretese talvolta poco fondate come, nel caso italiano, la rimessione di video di satira su Silvio Berlusconi o, per la Spagna, l’oscuramento di link ad articoli di stampa o blog che contenevano critiche a personaggi politici, facendo perno su leggi sull’ingiuria molto vaghe.

Probabilmente forme di dissenso politico e diffusione di opinioni “problematiche” su un mezzo di comunicazione qual è internet ha prodotto progressivamente nei governi di tutto il mondo un forte timore, dato anche dall’ampliamento dell’accessibilità del mezzo ora non più alla mercé soltanto di tecnici o dei più “giovani”. Sicuramente questo risultato è dato da un insieme di concause e non sembra insensato pensare che la pratica diventerà sempre più sistematica


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