Magazine Diario personale

Battle Royale (manga)

Da Bangorn @MarcoBangoSiena

Mi sono da poco procurato il romanzo da cui è tratto questo manga e il film di cui parlerò domani. Non ne avevo mai scritto finora, forse per dimenticanza o forse perché pensavo fossero due cose datate. Più per dimenticanza, a dire il vero. Ora, avendo come ho detto in mano anche il romanzo, che prossimamente leggerò, dedico due post a Battle Royale. Oggi manga, domani film.

I 42

I 42

Trama

Repubblica della Grande Asia. Il governo in carica ha creato un gioco chiamato Battle Royale, in cui un’intera classe scolastica viene rapita e portata in una zona delimitata e controllata dall’esercito. I partecipanti hanno uno scopo solo per vincere: far fuori gli altri. Uno solo può sopravvivere e portare a casa la vita.
Un giorno tocca alla 3b, una classe di cui fanno parte 42 studenti, 21 maschi, 21 femmine. Alcuni tra loro sono affiatati e amici per la pelle, altri invece serbano rancori, nascosti sotto alla cenere…

Una scena. Non si scherza.

Una scena. Non si scherza.

Considerazioni

Una distopia ambientata in una Repubblica fittizia che ricorda da vicino Orwell o Bradbury, signori del genere, con un regime totalitario di un intero blocco continentale. La crudeltà del regime, in questo caso, è quello di annichilire la volontà dei giovani e tenere sotto controllo i loro istinti violenti. O al contrario, fargli uscire e sfogare.
Il manga in questione non va tanto per il sottile, meritandosi per questo l’etichetta del parental advisory, perché nonostante contenga anche messaggi positivi quali speranza, amicizia e giustizia (uno dei protagonisti è fissato sulla giustizia), le loro nemesi sono una parte predominante della storia. Violenza, rancore, follia e perversione, permeano le tavole.

Non è violenza gratuita, è violenza realistica.

Non è violenza gratuita, è violenza realistica.

I buonismi quindi esistono, ci sono, così come la lacrima spesso rappresentata sugli occhi dei protagonisti, soprattutto di quelli, diciamo, buoni. Ma credo che possano essere giustificate dalla situazione critica di chi vive un incubo simile.
Non mancano villain convincenti, ognuno di loro con il loro background ben strutturato grazie a flashback che a sprazzi interrompono la continuity del presente. Un espediente che pare funzionare benissimo anche per farci capire i legami tra gli studenti più in vista nel romanzo. Non ci rimane quindi nessun buco narrativo, e tutto ha una logica sulle azioni di chi cerca di collaborare, chi cerca di solo di portare a casa la pelle e chi perde la ragione.

Cosa dire infine? Vorrei aver già letto anche il romanzo, che mi dicono sia molto simile al manga e in parte al film, per poter dire al 100% che l’idea è riuscita in pieno, ed è in parte originale, nonostante abbia un debito con chi ha preceduto Takami con altre storie ambientante in distopie in cui si ricorre a giochi cruenti per controllare il popolo.
In fondo, noi italiani ne sappiamo qualcosa, no?

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