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Berserk, l’Età dell’Oro

Da Fant @fantasyitaliano

Il manga originale ha cominciato la sua pubblicazione nel 1989, e narra la storia di Gatsu, un trovatello che viene allevato da un condottiero di ventura. Iniziato alle arti militari già a 6 anni, diviene ben presto un guerriero molto forte che, nonostante proposte di carriera molto “allettanti” che lo porterebbero a non vivere più il terrore della morte – sogno di ogni poveretto che disgraziatamente si guadagna da vivere come mercenario – decide di vagare di battaglia in battaglia.

La recente visione dei primi due episodi della nuova trilogia di Berserk ha riportato alla mente vecchi ricordi. Per esempio, i toni cupi della serie anime in venticinque episodi che, per farla breve, mi ha stregato fin da bambino.

Sono pochi gli autori gli autori di anime e manga che possono vantarsi di aver innovato il

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panorama del fantasy. Tra di essi Miura è sicuramente tra i miei preferiti, insieme ad Hideaki Anno (per quanto riguarda la fantascienza). Berserk riesce ad innovare il fantasy di stampo occidentale con un realismo che è rintracciabile forse solo in G. R. R. Martin. Sono tante le cose che fanno innamorare all’instante dell’opera di Miura. I disegni vividi ed i toni cupi e dolenti, i personaggi motivati e le eccezioni al realismo che fanno la regola (l’enorme spada di Ganz non è certo da manuale di storia, ma fa la sua figura e non può che rimanere impressa).

Le influenze che Miura riversa in Berserk sono svariate, quasi tutte in quei maledetti anni ’80 da molti denigrati e che invece, sotto sotto, rappresentano un grande tesoro per la narrativa fantastica. Si va dal gotico dei film di Tim Burton alla violenza grottesca di Raimi (L’armata delle tenebre). E poi tutto il filone del fantasy cinematografico degli anni ottanta, Excalibur,  Ladyhawke di Richard DonnerConan il Barbaro, The Princess Bride e Flesh+Blood di Paul Verhoeven, anche lui affascinato dalla figura storica di John Hawkwood, detto anche Giovanni Acuto. Lo stile del manga, fin dalle prime tavole,  è esasperato come quello di Go Nagai, ma molto più elegante; e non mancano i riferimenti a Hieronymus Bosch, di cui Miura è grande ammiratore.

Avrete capito che insieme all’opera omnia di Martin considero Berserk il capolavoro assoluto del fantasy guerresco partorito negli anni novanta, non solo per quanto riguarda l’innovazione rispetto al canone tolkeniano. La maturità che Miura ha saputo infondere alla sua narrazione — in anni in cui il fantasy è stato visto come il genere prediletto per il disimpegno e occupato quasi esclusivamente da narrativa young adult – è fenomenale. Purtroppo un discorso a parte va fatto per le ultime uscite del manga. Anche se non sono un esperto e, avendo sempre preferito l’anime, altri fan potrebbero contraddirmi facilmente dandomi dell’eretico. Secondo me, purtroppo, Miura non ha saputo/voluto fermarsi e si è lasciato già da un pezzo il salto dello squalo alle spalle. Le premesse narrative giustificavano pienamente solo il primo “arco” di storia, [segue spoiler, anche se vecchio di 15 anni] quello che si conclude con l’eclissi e la trasformazione di Griffith. Potete capire come per me la storia sia morta là, insieme all’anime. Le ultime uscite di Berserk sono più vicine allo spirito dei tempi (leggi “roba seriale prodotta per far soldi”). Troppo episodiche e slegate dalla storia, quasi regredite ai vecchi stereotipi del fantasy. Di certo la scelta di Miura potrà convincere un pubblico più giovane attratto da violenza fine a se stessa, ma completamente indifferente al pathos che ha reso famoso Berserk.

Dopo la visione dei primi due capitoli della nuova trilogia, non posso che riflettere su quanto la CGI non aggiunga nulla al fascino dell’anime. Dove toglie in oscurità e mistero all’immagine, dà invece in profondità con la contrapposizione tra gli sfondi digitali e i disegni in primo piano. La battaglia di Doldrey è un buon esempio di questo nuovo stile e riesce a ricreare la concitazione dell’azione attraverso un POV alquanto inedito per la serie. Molti storceranno il naso, ma a parte queste scelte tecniche non ho trovato particolari motivi per rimpiangere il vecchio stile. E di certo l’uscita della trilogia cinematografica è un buon momento per recuperare la visione di questa imperdibile saga.

 


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