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Breve storia della Massoneria: i fratelli e le rivoluzioni europee (Parte Seconda)

Creato il 23 dicembre 2011 da Ilreferendum

di Renzo Vendrasco

Breve storia della Massoneria: i fratelli e le rivoluzioni europee (Parte Seconda)

Rivoluzione Francese

Un annata significativa nella lunga storia della Massoneria si è avuta nel 1877, quando si aprì una discussione non poco accesa su “teismo” ed “ateismo”. Il Grande Oriente di Francia abolì in quell’anno l’obbligo per i suoi membri di lavorare “alla gloria del Grande Architetto dell’Universo (abbreviato spesso in GADU)”, rompendo con la Loggia Unita inglese. Cosa comportava ciò? L’eliminazione di ogni restrizione nell’ingresso nella Fratellanza di atei, cosa a cui non erano favorevoli gli Inglesi.

Il contrasto scomodò la costituzione massonica del Pastore Anderson (considerata la Carta della Massoneria moderna), risalente al 1723: in essa era scritto che un Massone “non dovrà mai essere uno stupido ateo né un libertino senza religione”. Risultò chiaro che il linguaggio del pastore era fin troppo duro e quindi tale parte fu riscritta, in Inghilterra, nel 1815, mantenendo intatto il significato, ma ammorbidendo i termini: poteva accedere alla Massoneria chiunque credesse in un essere supremo “qualunque sia la religione o il modo di praticarla”. Non concordi, i Francesi abolirono del tutto il “requisito dell’Essere Supremo”, adattandosi al costume ormai comune in altre logge europee di ammettere anche non credenti nelle logge e proponendo un rituale modificato, dove vi erano riferimenti più velati al GADU o dove era utilizzato in maniera simbolica.

La Massoneria francese dimostrava quindi di essere “al passo coi tempi”. In precedenza aveva riconosciuto anche la massoneria femminile e, soprattutto, aveva avuto un ruolo importante nella Rivoluzione Francese: il gesuita Augustin Barruel (1741-1820) sosteneva infatti che l’Ancien Régime era caduto non solo per colpa di Voltaire, ma di tutti i suoi amici massoni. Si tratta chiaramente di una conclusione molto semplicistica ed errata: senza dubbio la Massoneria contribuì a quel grande cambiamento, ma in qualità di veicolo di idee liberali. Troviamo infatti molti fratelli tra i protagonisti della Rivoluzione, che agirono però in qualità di cittadini, senza coinvolgere direttamente le logge. Tuttavia, il fermento aveva indubbiamente colpito le logge francesi, che oramai si svuotavano dalla presenza dei nobili, per imborghesirsi progressivamente: a Rennes su duecentosessantanove membri i nobili erano trentasei, a Nantes si trovavano solo tre nobili su centottanta, a Marsiglia nemmeno uno. L’assemblea degli stati generali pullulava di massoni, anche di parti avverse. In ogni caso, ufficialmente la fratellanza si tenne fuori dalle dispute, vietando addirittura le discussioni politica nelle logge dal 1789.

La Rivoluzione fu un banco di prova molto importante, a cui la Massoneria fece molta fatica a sopravvivere: non ci furono quasi più riunioni di logge tra il 1789 ed il 1793, durante il periodo del Terrore non si riunirono affatto. Nonostante Robespierre fosse un fra massone, la Fratellanza dovette attendere la sua fine, il nove Termidoro, per tornare a galla: durante quel periodo molti fra massoni furono imprigionati, giustiziati o esiliati. Ma nel 1799 il Grande Oriente di Francia era rinato, e con esso anche le discordie.

Infatti nasceva una loggia discorde, la Gran Loggia Scozzese (che trae il suo nome dal rito seguito, quello scozzese appunto), generando un periodo di confusione che durò fino al 1805, quando la situazione si stabilizzò su due obbedienze.

Breve storia della Massoneria: i fratelli e le rivoluzioni europee (Parte Seconda)

Aquila bicipite, simbolo associato al Rito Scozzese

L’esempio francese è emblematico, la Massoneria si mise duramente alla prova in questo territorio, tanto che ad oggi esistono ben quattro obbedienze: il Grande Oriente, filantropico e politicizzato; la Gran Loggia di Francia, di tendenze umanistiche; la Gran Loggia Nazionale Francese, cristiana e legata al rito scozzese rettificato; la Gran Loggia Opera, più incline alla magia. Gli elementi di discordia sono, semplificando, la spartizione delle competenze e le tendenze politiche ed esoteriche. Il confronto di idee – ed il conflitto di idee – fa parte delle logge francesi fin dalla loro nascita, tanto che troviamo fra massoni di convinzioni differenti, come il già citato Robespierre, Marat e Danton, senza dimenticare Charles-Maurice de Talleyrand (che, a quanto pare, non superò mai il livello di Apprendista, come Voltaire) o Napoleone Bonaparte (su cui persistono dubbi, anche se, tra i sui bagagli, dopo la battaglia di Waterloo, fu trovato un grembiale massonico da lui firmato).

Un cosa che caratterizzò la Massoneria in Francia fu la presenza del Rito Scozzese, che, contrariamente a quanto dice il nome, è un prodotto francese. Deve il suo nome all’arrivo sul continente di Massoni scozzesi legati alla causa degli Stuart, che cercavano appoggio in Francia. La caratteristica di tale rito è quella di richiamare a tradizioni più cavalleresche, piuttosto che artigianali, popolari o aristocratiche. Vi si trovano anche idee universalistiche ed anti patriottiche, che considerano il mondo come una grande repubblica. Le logge di rito scozzese rimandano le proprie origini ai cavalieri crociati, riempiendo la propria simbologia di richiamo non poco espliciti ai Cavalieri Templari. In seguito nacque il Rito Scozzese Rettificato, ovvero un sistema aristocratico animato da ideali cavallereschi e cristiani. Ad oggi si tratta di una corrente fra le più importanti d’Europa, che comprende al suo interno esoteristi convinti e animati da una fervente religiosità.

Negli anni tra la fine del XVIII secolo e l’inizio del XIX, fu piantato il seme di un cambiamento radicale nella Massoneria europea, che si ritrovò profondamente diversa sia nelle ritualità, sia nei fratelli, animati da nuove idee e nuovi principi.

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