Magazine Cultura

C’erano una volta le popolari…

Creato il 22 maggio 2015 da Libera E Forte @liberaeforte

Schermata 2015-05-22 alle 13.07.59

“Luoghi oscuri o un modello da difendere?” Da questo interrogativo parte il dibatto sulle banche popolari a cui è dedicato il volume “Popolari addio? Il futuro dopo l’abolizione del voto capitario”, presentato il 20 maggio a Roma, in cui Franco Debenedetti e Gianfranco Fabi confrontano i propri pareri contrastanti

Come è noto, il decreto-legge del 20 gennaio 2015 varato dal governo Renzi in “condizioni straordinarie di necessità e urgenza” e convertito dal Palamento il 24 marzo, prescrive per le popolari di grandi dimensioni di trasformarsi in società per azioni entro diciotto mesi. Ciò ha alimentato il dibattito tra sostenitori e critici, durante il quale sono stati sollevati dubbi sulla costituzionalità della norma che converte il voto capitario in voto azionario.

Nel libro “Popolari addio?”, edito da Guerini e Associati per la collana “Sì sì no no: idee di parte per farsi un’idea”, l’imprenditore Franco Debenedetti e il giornalista Gianfranco Fabi si confrontano sul tema in questione. Nelle rispettive introduzioni al volume, l’economista Giulio Sapelli sostiene che il problema non sia contrastare l’innovazione ma “salvaguardare il rapporto fra banca e territorio”, mentre Lodovico Festa, giornalista e direttore della collana, insiste sulla necessità di “evitare l’ennesimo intervento sulle banche senza una visione d’insieme”.

Debenedetti difende la posizione del Governo, sostenendo che il modello cooperativo “una testa un voto” dà spesso luogo a “opacità e disfunzionalità gestionali”. Al contrario, smarritosi l’originario spirito mutualistico, l’adozione del modello “un’azione un voto” sarebbe risultata vantaggiosa già da tempo.

Per Fabi si tratta invece di un vero e proprio omicidio premeditato con le parti in causa ben definite: “C’è la vittima: le grandi banche popolari. C’è il colpevole: il Governo. C’è l’arma del delitto: il decreto legge del 20 gennaio. Ci sono i complici: il Parlamento. C’è il mandante: la Banca d’Italia e, in secondo piano, la Banca centrale europea”.

MC


Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :