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Caccia alle streghe: anzi no, censimento

Creato il 12 gennaio 2012 da Femminileplurale

Caccia alle streghe: anzi no, censimentoNon so se sono io a vederci qualcosa di strano, ma pare di no: a Bologna, per contrastare la prostituzione, si fa un censimento alle prostitute. E lo fanno i Carabinieri bolognesi insieme ai colleghi del radiomobile. Dall’articolo apparso ieri sul Corriere non si deduce che la ragione fosse quella di combattere il racket della prostituzione e dunque lo sfruttamento, la violenza, il ricatto subito da moltissime donne, o meglio ragazze, e spesso bambine, nella maggior parte dei casi immigrate (secondo il “censimento”, il 95% di queste donne sarebbero romene).

Sembra che lo scopo del censimento, che ha raccolto dati di vario genere (“nome e cognome, residenza, luogo e data di nascita, recapito telefonico ed estremi del documento d’identità… da quanto tempo «svolge l’attività di meretrice», qual è «il guadagno medio giornaliero», a quanto ammonta «il compenso medio della prestazione», se sono sfruttate e quanto pagano d’affitto”), fosse in particolare quello di verificare i guadagni delle prostitute e trovare, magari, il modo di tassarli. I dati, come dichiarato infatti dai Carabinieri, saranno poi girati all’Agenzia delle Entrate. Altro fine dell’operazione, durata diversi mesi, è quello di contrastare la prostituzione, poiché causa “disagi e degrado” in città. Nell’articolo di Repubblica i toni sono un po’ diversi, e il colonnello Alfonso Manzo, comandante provinciale dei Carabinieri, rivendica il ruolo dell’operazione in relazione alla protezione delle donne coinvolte in attività di prostituzione, spesso vittime di sfruttamento e alloggiate in appartamenti fatiscenti e pericolosi, “con un fattore speculativo anche da parte di qualcuno dei residenti” (di quelli che lamentano il “degrado”, ci s’immagina).

 

Ora, a prescindere dall’attuale (comprensibile e da incoraggiare) ansia italiana legata alle tasse, e a prescindere (ma nemmeno tanto) dal fatto che la Legge Merlin vieta ogni forma di schedatura o registrazione delle prostitute – diverse associazioni operanti nel settore stanno infatti protestando contro l’operazione bolognese – mi chiedo: qual è stato, davvero, lo scopo di un’operazione che ha richiesto un cospicuo impiego di uomini, mezzi e tempo? Se i principali problemi legati alla prostituzione sono introiti fiscali persi dallo Stato o il degrado delle città, allora siamo ben lontani dalla soluzione. Se invece il problema è lo sfruttamento delle donne che si trovano sulla strada, è necessario che lo sforzo sia maggiormente concentrato e che l’obiettivo, per una volta, non siano le donne: ma gli uomini che le sfruttano. E tra gli uomini che le sfruttano, per una volta, sarebbe giusto che si parlasse dei loro clienti: se c’è un mercato, c’è chi offre un bene e chi lo chiede. Continuare a parlare di degrado (o ancora peggio prendersela con le prostitute per l’evasione fiscale) pensando che si possa fare “pulizia” in questo modo è ipocrita, moralista, e perfettamente inutile ai fini della soluzione di uno qualunque dei reali problemi legati alla prostituzione.



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