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Caffè, una passione non solo italiana

Creato il 21 luglio 2012 da Italianoabangkok
  • Oltre alla passione più volte confessata per il Sang Som (che preferisco di gran lunga alla birra, nonostante sia spesso presente nei pasti con gli amici e quindi nelle mie foto) c’è un altra bevanda a cui qui in Thailandia non rinuncio, forse per via delle mie origini: il caffè!

    Caffè, una passione non solo italiana
    La tradizione che mi segue ovunque io vada

    Da bravo italiano, una delle prime cose che misi in valigia quando mi trasferii qui fu proprio la mia moka e 1 kg di Lavazza! Anche se ora per pigrizia non mi preparo il caffè ogni mattina, il rito del profumo della miscela arabica che esce dalla macchinetta e che si sparge in casa il sabato e la domenica è forse anche più sentito, proprio perché non scontato.

    Lo spirito patriottico degli italiani da sempre ci spinge a considerare il “nostro” come il caffè per eccellenza, il migliore, quello con il gusto più deciso e più buono. Curiosando fra le pagine dell’Organizzazione Internazionale del Caffè ho scoperto che la Thailandia, non solo è un gran consumatore di caffè, ma è anche un importante produttore in grado di esportare parte di quello coltivato, a differenza dell’Italia che non ne produce affatto per ovvi motivi climatici e territoriali. Ogni giorno nel mondo si bevono oltre 2 miliardi di tazze di caffè! L’aroma inconfondibile e il gusto particolare lo rendono probabilmente la bevanda più consumata e oggi si tende anche a sottolinearne le proprietà antiossidanti capaci di neutralizzare i radicali liberi e quindi proteggere le cellule del corpo dai danni causati da stress. Sarà vero?

    Una delle preoccupazioni dell’italiano che viaggia all’estero è sapere se si trova un buon caffè. Ricordo ancora quando con i miei genitori andavamo a fare un viaggio all’estero e la macchinetta non mancava mai, era parte del bagaglio come il kit di pronto soccorso. Guardate qua…

    Caffè, una passione non solo italiana
    Caffè alla tailandese “italian style” a จตุจักร, Chatuchak

    Si tratta proprio di macchinette per fare il caffè all’italiana ma il risultato finale è decisamente diverso, non migliore, non peggiore, semplicemente diverso. Questo simpatico personaggio lo potete incontrare il sabato e la domenica al Weekend Market di Chatuchak dove con il suo carrettino prepara in continuazione caffè, una macchinetta dietro l’altra.

    Ma perché il risultato è diverso? Semplice, è la materia prima ad essere diversa. Qui si consuma principalmente la qualità detta robusta, una specie originaria dell’Africa, mentre da noi si consuma prevalentemente arabica. Indipendentemente dal tipo di tostatura l’aroma è diverso.

    Oltre alla qualità utilizzata cambia anche il modo di servire il caffè.

    Caffè, una passione non solo italiana
    Preparazione del caffè alla “tailandese”

    Se da noi essenzialmente si sceglie il bar per la marca usata e poi si disquisisce fra corto-lungo, macchiato o corretto, zuccherato o amaro, al vetro o in tazza, qui le distinzioni sono diverse. In primo luogo caldo o freddo (con ghiaccio), fatto con polvere solubile o con la miscela tradizionale filtrata in sacchetti di stoffa. Poi con latte fresco, latte in polvere, latte condensato o senza latte. Dolce zuccherato o solo con “coffee mate” (una sorta di miscela preconfezionata di zucchero e latte in proporzione fissa) o amaro. Se poi andiamo in una delle catene americane tanto in voga qui (ma che evito accuratamente) allora la scelta aumenta e la confusione pure (con caramello, panna, cannella, cioccolato, frappuccino, con vaniglia…). In entrambe le foto qui sopra potete notare diversi barattoli, tutti contenenti gli ingredienti “complementari” del caffè alla tailandese.

    Io, dopo un primo momento di smarrimento, sono arrivato a sapere cosa voglio di preciso:
    - caffè “fresco” (non solubile che invece uso - non mi picchiate, vi prego - a casa)
    - freddo (versato sopra al ghiaccio)
    - non zuccherato (tanto il dolce lo fornisce il latte condensato)
    - con latte condensato e coffee mate
    - acquistato in strada (il prezzo può variare dai 20 ai 50 baht a seconda della zona in cui ci si trova)
    In sintesi chiedo un “gaffee ien sodt mai uaan” (letteralmente caffè freddo fresco non dolce)! Ovviamente può piacere o meno ma io vi consiglio di provarlo (poi fatemi sapere). Se proprio non vi piace e non sapete rinunciare all’espresso, state tranquilli perché a Bangkok vi potete imbattere senza problema in diversi bar italiani fra cui Segafredo e Illy. Ora poi è stata creata anche l’Università del Caffè della Thailandia proprio con lo scopo di diffondere la nostra cultura e l’abilità nel preparare il caffè.
    Adesso vi saluto, il mio caffè altrimenti si fredda!

    Si cambia più facilmente religione che caffè.
    Georges Courteline

    Posted 5 hours ago

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