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Calabria: migranti sfruttati per produrre la Fanta

Creato il 27 febbraio 2012 da Ilreferendum

di Angela Amarante

Calabria: migranti sfruttati per produrre la FantaDue giorni fa la rivista britannica The Ecologist aveva pubblicato un’inchiesta riguardante il coinvolgimento della Coca Cola nello sfruttamento della manodopera africana in Calabria. Le arance con cui la multinazionale produce la Fanta vengono raccolte da centinaia di immigrati irregolari, provenienti da Ghana, Burkina Faso e Costa d’Avorio, che percepiscono uno stipendio da fame, vivendo ai limiti della dignità umana all’interno di campi improvvisati dove le condizioni igieniche e alimentari sono pessime. Secondo The Ecologist la multinazionale americana acquisterebbe a costi ridottissimi succo d’arancia concentrato dalle aziende calabresi. E questo sarebbe il motivo per cui gli agrumicoltori sarebbero costretti a sottopagare gli immigrati (25 euro per una giornata lavorativa di 14/15 ore).

Ogni anno circa 2000 migranti raggiungono le coste calabresi per lavorare negli agrumeti. La condizione degli africani nella Piana di Rosarno è nota: risale a gennaio 2009 la rivolta dei lavoratori che chiedevano condizioni di vita più accettabili, umane. Gli alloggi per immigrati regolari ci sono, ma non sono sufficienti, e a quel tempo il Comune si vide costretto a bloccare il flusso di africani in coda per compilare il modulo di accesso al campo di accoglienza. Ad oggi la situazione non sembra essere migliorata: i lavoratori vivono come profughi in edifici fatiscenti alla periferia della città, senza acqua, riscaldamento ed elettricità. A procurare loro un pasto caldo sono gli attivisti locali. I fortunati che trovano un alloggio, che consiste in un appartamento sovraffollato, lavorano per mantenerlo, versando la misera paga a proprietari privati oppure, come più spesso accade, alle cosche mafiose. Per questi lavoratori, giunti in Italia illegalmente dopo un rischioso viaggio a bordo di un barcone, si infrange il sogno di una vita migliore: è impossibile conservare soldi da mandare a casa, come è impossibile tornare a casa, senza documenti e senza contanti. E la Coca Cola ne è – in parte – responsabile.

Calabria: migranti sfruttati per produrre la FantaUn anno fa la Coldiretti aveva scritto alle imprese che acquistano gli ingredienti dei loro prodotti in Calabria, evidenziando il fatto che i prezzi pagati per le materie prime non sono equi, e ciò favorisce le condizioni disdicevoli dei lavoratori. Non c’è stata risposta. E i dirigenti della Coca Cola hanno dichiarato di non aver mai ricevuto tale lettera, sulla quale, a loro dire, era stato probabilmente apposto un indirizzo sbagliato. Eppure un modo per cominciare a risolvere la situazione c’è: Pietro Molinaro, presidente della Coldiretti Calabria, interpellato da The Ecologist afferma che «basterebbe che le multinazionali pagassero il giusto prezzo di 15 centesimi e la situazione cambierebbe radicalmente». Ma gli interessi economici in gioco sono evidentemente troppo forti.

Per di più, a detta del sindaco di Rosarno Elisabetta Tripodi, la multinazionale avrebbe appena disdetto le ordinazioni alle aziende della Piana di Rosarno, per tutelare la propria immagine. Se la notizia venisse confermata, le ricadute economiche, e quindi sociali, su un territorio che vive di esportazione sarebbero rovinose. E imprevedibile la reazione dei lavoratori.

Nel frattempo don Pino De Masi, responsabile di Libera nella Piana di Gioia Tauro, invita a boicottare «tutte le multinazionali che sfruttano situazioni di emarginazione».


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