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Calciatori a rischio demenza precoce: troppi colpi causano danni cerebrali

Creato il 16 febbraio 2017 da Stivalepensante @StivalePensante

Troppi colpi di testa: i calciatori sono fortemente a rischio di demenza precoce. E’ quanto appurato da uno studio inglese della University College di Londra e della Cardiff University, che ha dimostrato la presenza di danni cerebrali in diversi ex calciatori, e in particolare segni di encefalopatia traumatica cronica. Lo studio, finanziato dalla Fondazione Drake e pubblicato sulla rivista Acta Neuropathologica, ha studiato i casi di 14 calciatori in pensione colpiti da demenza precoce: alcuni di questi sono morti, ed è stato possibile eseguire esami post mortem.

Calciatori a rischio demenza precoce: troppi colpi causano danni cerebrali

(meteoweb.eu)

Calciatori a rischio demenza precoce: troppi colpi causano danni cerebrali. Di sei cervelli esaminati, quattro presentavano segni di encefalopatia traumatica, e tutti e sei erano anche colpiti da un principio di Alzheimer. Tassi ben superiori al 12% della media della popolazione rispetto all’encefalopatia traumatica cronica. Altri studi avevano già identificato dati allarmanti in altri sport, come il pugilato e il football americano, ma è la prima volta che anche il calcio, sport sì di contatto ma molto meno cruento degli altri due, viene messo sotto la lente d’ingrandimento per scoprire i danni neurologici che i colpi in testa in generale (anche i colpi di testa propriamente detti, ma soprattutto gli scontri di gioco) possono provocare. Portando anche all’Alzheimer, anche se il legame tra le due cose non è ancora chiarito.

Lo studio: gli sportivi che hanno giocato per 26 anni. Gli ex-calciatori monitorati nello studio hanno tutti iniziato a giocare a calcio da bambini, e hanno giocato regolarmente per 26 anni in media. Solo sei avevano riportato un trauma cranico con perdita di coscienza durante un’azione di gioco. I sintomi di demenza erano incorsi mediamente a 60 anni, e 12 su 14 alla fine sono morti in uno stato di demenza avanzata.

Il caso Montuori: quando una pallonata mette fine alla carriera. Miguel Angel Montuori, l’uomo della miglior Fiorentina di tutti i tempi, quella dello scudetto del ’56, della Coppa delle Coppe, della Coppa Italia e della finale di Coppa dei Campioni persa contro un Real Madrid leggendario, ebbe la carriera stroncata da una banalissima, normalissima pallonata. Proprio quello che, secondo i risultati delle ricerche pervenute all’University College London Institute of Neurology, rischiano alla lunga molti giocatori di calcio. Era il 19 aprile 1961. Lui aveva 28 anni e si giocava Perugia-Fiorentina. Fu colpito da una pallonata alla testa: un incidente che lo costrinse a sottoporsi a numerosi interventi chirurgici che lo costrinsero a smettere di giocare Oriundo argentino, il primo ad aver giocato in Nazionale, da quel giorno affrontò un interminabile calvario. Colpito alla tempia e all’orecchio con inaudita violenza, Montuori, che aveva 28 anni, svenne, restò a lungo privo di sensi negli spogliatoi prima che il medico sociale, Giorgio Giusti, riuscisse a svegliarlo e non venne giudicato indispensabile un ricovero in ospedale. Passò tranquillo la notte a casa ma al mattino seguente cominciò a vedere immagini doppie.

Il calvario di Montuori. I medici gli diagnosticarono una diplopia, per la quale fu costretto all’immobilità assoluta a letto per 3 mesi, per poi essere operato, ma prima i medici gli dissero che con il calcio aveva chiuso. Dopo l’operazione le immagini tornarono nitide, ma il cervello rimase confuso. Gli avevano chiuso la carotide destra, ma nella notte sopraggiunse la paralisi totale della parte sinistra del corpo e fu operato di nuovo, d’urgenza. Si salvò, ma restò in uno stato confusionale, non riusciva a concludere i discorsi e si chiuse in casa isolandosi, dedicandosi esclusivamente a un corso di scacchi per corrispondenza e alla ginnastica. Guarito dopo circa un anno, cominciò a scrivere per un giornale locale, ma un mattino si svegliò con un terribile mal di testa e i problemi ricominciarono e gli fu diagnosticato un aneurisma, a causa del quale, nel 1963, fu di nuovo operato. Provo’ ad avviare una nuova carriera, quella di allenatore, ma fu travolto dalla sfortuna: venne operato d’ulcera e più tardi sopravvenne un’ernia del disco, e fu costretto a interrompere anche la sua seconda carriera. Mori’ per un male incurabile il 4 giugno 1998. (AGI)


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