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Cannibal Music - I dischi di novembre 2015

Creato il 28 novembre 2015 da Cannibal Kid
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Da Kurt Cobain a Papa Francesco, i (folli) dischi del mese. Per la serie: i discografici non sanno davvero più che inventarsi pur di fare qualche soldo. Il Natale si avvicina e questo vuol dire che non solo nei cinema escono i filmoni commerciali, ma pure il mercato della musica si adegua e si prepara a spremere le tasche della gente, in qualunque modo possibile. Nelle ultime settimane sono allora tornati in campo alcuni dei nomi di maggior presa presso il grande pubblico. Oltre ad Adele che si è meritata un post a parte, a contendersi le vendite del periodo festivo e pre-festivo sono in tanti e tra loro spunta persino il nome di Papa Francesco, che cerca di rubare le fan a One Direction e Justin Bieber. In attesa di scoprire chi vincerà la sfida delle vendite natalizie, Adele a parte che sta già superando qualsiasi record, ecco il mio giudizio su alcuni lavori usciti negli ultimi giorni. La collezione musicale più variegata dell'anno e, forse, di tutti i tempi.
Kurt Cobain “Montage of Heck: The Home Recordings” Cannibal Music - I dischi di novembre 2015
Kurt Cobain non avrebbe mai voluto la pubblicazione di un lavoro del genere. Come si può vedere nel dokurtmentario Cobain: Montage of Heck, benché amante di rock alternativo e chitarre distorte, il leader dei Nirvana era un perfezionista. Voleva che i suoi brani suonassero al massimo delle loro possibilità. Non voleva fare brutte figure. Queste Home Recordings, registrazioni domestiche appunto, che mai sarebbero dovute essere rese pubbliche. Questa è una violazione della privacy in piena norma, voluta paradossalmente proprio dall'autore di un documentario delicato e rispettoso della figura di Cobain come Montage of Heck. L'unico aspetto interessante di questo lavoro, oltre a una bella cover di “And I Love Her” dei Beatles, è il poter andare a scoprire qualcosa in più riguardo a ciò che stava dietro al processo creativo di Kurt, a come alcuni pezzi tra cui “Something in the Way”, “Been a Son” e “Sappy” sono venuti fuori nella sua mente, ma per lo più si tratta di suoni, rumori, registrazioni a bassissima qualità, abbozzi di canzone e deliri personali privati. E che privati dovevano rimanere. Più che un disco, una profanazione. Kurt, possa tu perdonare chi ha permesso la pubblicazione di un album del genere e, già che ci sei, perdona pure me per il voto. (voto 4/10)
Ellie Goulding “Delirium” “Delirium” è uno dei dischi di pop commerciale migliori dell'anno. Su questo, pochi dubbi. È ricco di hit e potenziali hit. Una ballatona come “Army” è pronta a replicare il successo di “Love Me Like You Do”, ma ci sono anche canzoni accattivanti più uptempo come “Something in the Way You Move”, “Keep on Dancin'”, “Codes” o il singolo “On My Mind”. Di pezzi vincenti insomma ce ne sono parecchi. A mancare è però una personalità maggiore, quella che emergeva nei suoi due album precedenti, caratterizzati da un suono più electro-folk che qui è andato smarrito, dietro a produzioni impeccabili quanto standard. Ellie Goulding sembrava diversa dalle solite popstar, mentre questo disco, per quanto suoni bene, suona proprio come quello di una popstar qualunque. (voto 6,5/10)

Grimes “Art Angels” L'artista electro canadese Grimes sta su un altro pianeta. Dopo un album grandioso come “Visions” ne ha tirato fuori un altro non da meno. “Art Angels” è un viaggio delirante, assurdo e godurioso in cui Grimes offre la sua particolare rilettura del genere surf-rock, come nel singolo “Flesh Without Blood”, o in cui sembra un incrocio tra i Chipmunks e i Crystal Castles, come nella fichissima “Kill V. Maim”, mentre in qualche altro brano suona come Avril Lavigne che si lascia alle spalle il matrimonio con quell'inguardabile pirla dei Nickelback sballandosi a un rave party. Grimes sta su un altro pianeta. O forse sta solo nel futuro e la sua musica indie-psyco-electro un giorno verrà definita semplicemente con una parola sola: pop. (voto 9/10)

EL VY “Return to the Moon” Avete presente Matt Berninger, il cantante dei The National? Sì, quello con la voce da baritono e che con la sua band principale canta pezzi bellissimi, ma per lo più sul deprimente andante? Ecco, dimenticate quel tristone lì, perché Matt Berninger con il suo nuovo progetto parallelo (tranquilli che i The National non si sono sciolti), chiamato EL VY e messo in piedi insieme a Brent Knopf del gruppo indie Menomena, ha cambiato musica. Non che adesso gli EL VY siano il gruppo più allegro del mondo, però se non altro offrono una proposta musicale più funky, vicina al Beck più cazzaro, si senta l'ottima “I'm the Man to Be”. Non tutto funziona alla perfezione, ma l'album contiene una manciata di pezzi davvero notevoli, come la title-track “Return to the Moon”. Di motivi per sorridere quindi qui ce ne sono. Persino per i musoni come Matt Berninger. (voto 6,5/10)

Enya “Dark Sky Island” Enya farà anche musica new-age, ma a sembra sempre la solita old-lagna. (voto 3/10)

Laura Pausini “Simili” Per la gioia di grandi e piccini, ma anche no, Laura Pausini è tornata con un nuovo disco, “Simili”. E com'è? Mi pare sia il suo solito tipico album, “simile” ai precedenti, ricco di ballatone da suicidio, fatta eccezione per la quasi danzereccia “Innamorata”, un pezzo scritto da Jovanotti - e si sente -, la latineggiante “Tornerò (con calma si vedrà)", e l'inquietante dance tamarra di “Io c'ero (+ amore x favore)”, tutti brani con cui la Pausini è a suo agio quanto un elefante in un negozio di cristalli. Non sono comunque certo al 100% che sia un classico album pausiniano. Non avevo infatti mai ascoltato per intero un suo disco dall'inizio alla fine. Non senza una pistola puntata alla testa, almeno. Questa volta l'ho fatto per dovere di cronaca. Qualcuno si doveva immolare e ho deciso che quel qualcuno dovevo essere io. Sono tutti capaci a dire: “Il disco di Laura Pausini fa schifo” senza manco averlo sentito. Io invece l'ho sentito per intero e posso smentire questa ipotesi, perché non fa schifo. Fa schifissimo! Lo so che anche questa mini recensione fa schifissimo, però sfido chiunque, al termine dell'ascolto integrale di "Simili", a mettersi alla tastiera e scrivere. Anziché prenotare subito un volo sola andata per il Regno Unito, pensando che là hanno Adele, mentre qua abbiamo la Pausini. (voto 0+/10 di incoraggiamento per aver provato a fare qualche pezzo diverso dal suo solito)

Justin Bieber “Purpose” Il re dei bimbiminkia stupisce con un disco poco bimbominkioso. Justin Bieber è cresciuto, è maturato, non ha più la frangetta! Ora non è più un ragazzino, ma è un uomo, un uomo cambiato. Come Fabrizio Corona. Lasciati almeno per il momento alle spalle arresti e bravate varie, l'ex Bieberon si presenta anche con un suono nuovo. Nell'album “Purpose” ci sono numerosi brani rallentati, ma non tanti lentoni romantici, con testi più o meno riflessivi e malinconici, e una spruzzata di sonorità a tratti hip-hop (tra gli ospiti c'è persino Nas!) e a tratti più electro-dubstep, in particolare i pezzi realizzati con Skrillex. Justin Bieber non ha fatto un disco bimbominkioso, non troppo almeno, ma questo non significa automaticamente che abbia fatto un capolavoro. Ha comunque realizzato un album dignitoso. O quasi. E questa è già una notizia sorprendente. (voto 5,5/10)

Papa Francesco “Wake Up!” Pur con tutta la Fede del mondo, non ce l'ho proprio fatta ad ascoltarlo per intero. Le musiche saranno anche suonate in maniera professionale e non metto in dubbio che dietro ci sia stato un lavoro della Madonna di selezione dei materiali. Ciò non toglie che i monologhi di Papa Francesco con i suoni non è che c'azzecchino molto e per sentirsi tutto un disco del genere, se non altro senza bestemmiare, ci va proprio una Santa Pazienza, che io non ho. I boati e i cori da stadio a ogni parola di Bergoglio poi sono il colpo di grazia. Amen. (s.v.)
P.S. Papa Francesco, lo so che il tuo stile è più vicino al rap e allo spoken word, però almeno un brano potevi anche sforzarti a cantarlo...

One Direction “Made in the A.M.” Dopo aver osato criticare il Papa, punto ancora più in alto, ai One Direction! Il nuovo album della boy band oggi più celebre del mondo fa pena. Lo dico senza pregiudizi. Alcuni loro brani passati mi erano pure piaciuti. In particolare “Night Changes”, che secondo me è una grande canzone, non mi vergogno a dirlo... Oddio, un po' sì. In questo nuovo “Made in the A.M.” invece di pezzi pop decenti o di brani guilty pleasure da ascoltare di nascosto nelle cuffiette senza che nessuno ci senta non ce ne sono. Forse giusto “Olivia”, che suona come un curioso incrocio tra Michael Bublé e la colonna sonora di Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato. Non so se l'uscita di Zayn Malik abbia comportato un grosso cambiamento nelle scelte artistiche del gruppo, non credo, ma ormai rimasti in 4 e con anche Harry Styles che medita di intraprendere una carriera solista, i One Direction suonano come un'avventura finita. E lo dico a mio rischio e pericolo, anche se so che le fan scalmanate dei 1D ora vorranno vedere la mia vita, come un'avventura finita. (voto 4/10)

Canzone del mese Missy Elliott ft. Pharrell Williams “WTF (Where They From)” Levatevi dalla palle. The queen of rap is back, bitches!

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