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Cattolicesimo politeista? L’equivoco dei Testimoni di Geova

Creato il 17 gennaio 2014 da Uccronline

FrancescoSarà capitato a tutti di ricevere una visita dei Testimoni di Geova, un tentativo di conversione dal citofono di casa. Talvolta, se fuori fa freddo, capita di accoglierli e offrire loro una calda tazza di caffè, evitando però di scendere in sterili diatribe teologiche, come loro vorrebbero, ma spostando piuttosto il discorso sulla vita, sulla quotidianità dell’essere uomini, sulla fatica del cammino, sulle gioie dell’esistenza. E’ su questo che si gioca, in fondo, la tenuta dell’autentica fede cristiana.

In caso contrario sappiamo già quali saranno i loro discorsi. Tutto si basa, per loro, sull’interpretazione letterale dell’Antico Testamento (compreso l’universo nato in 6 giorni e il rifiuto di trasfusioni di sangue, causa frequente di morte e di denunce ai medici), ed in particolare, l’argomento più gettonato, sarà la critica ai cattolici di vivere una fede politeista a causa del valore che diamo ai Santi e alla Madonna, con influenze pagane quando ci rivolgiamo alle statue o alle immagini che li raffigurano.

Rispetto a quest’ultima obiezione, è facile far loro notare che nessuno parla con le statue, le quali hanno lo stesso valore della fotografia di una persona cara. Le si guarda, si sta di fronte ad esse, così come si sta di fronte alla fotografia dei propri genitori scomparsi, per fare memoria di coloro che vi sono ritratti. Per i Santi, la loro vita, le loro opere, e per Maria la sua umiltà, il suo “sì” totale a Dio, la sua dedizione al Figlio.

A loro va la nostra venerazione, mentre l’adorazione spetta solo a Dio, questo per rispondere all’accusa di politeismo. La differenza tra venerazione e adorazione è stata esplicitata nel Concilio di Nicea del 325 d.C. Nella sua pratica pastorale, infatti, la Chiesa non ha mai chiesto di fare gesti di adorazione ai Santi, come ad esempio la genuflessione. Li si venera, invece, nella medesima linea in cui si venerano le persone care: i genitori, coloro che ci hanno fatto del bene, ci hanno aiutato a stare su una buona strada ecc. Adorare significa riconoscere che tutto il nostro essere dipende da Dio, è per la Sua volontà che noi sussistiamo. Diversamente, venerare significa semplicemente avere affetto e rispetto, voler imitare e imparare, chiedere una preghiera per noi (“Ave o Maria…prega per noi peccatori”).

La Chiesa insegna anche che è cosa buona ricorrere all’intercessione dei santi perché Dio stesso ha chiesto di appellarci alle preghiere di coloro che sono più giusti di noi (Gb 42,8; Gn 18-22-32; 20,7; Es 32,11; 1 Sam 7,5, 12,19; Am 7,2-6; Ger 11,14; 37,3; 2 Mac 15,14). Le preghiere ai santi e alla Madonna, ha spiegato padre Angelo Bellon, non sostituiscono la mediazione di Cristo, ma si interpongono tra noi e Lui. L’unico e vero mediatore è Gesù Cristo, tuttavia ciò non esclude mediazioni subordinate.

D’altra parte, quando si è più legati a uno, si è capaci di più attenzione a tutti. Sentirsi più in sintonia con un fratello (o sorella) che già abita nella Sua casa (un Santo), è cosa buona se questo legame ci stimola ad imitarlo nella bontà, nella carità, nell’amore agli altri, nella costanza della fede, a rivolgersi con più consapevolezza a Dio. Sentirsi figli di Maria significa ricordare che Gesù Cristo ce l’ha affidata dalla croce come Madre, come riferimento. Alla quale spetta venerazione, affetto come una madre.

Tutto questo è chiaro anche ad un laico come Claudio Magris, il quale ha spiegato: «un cattolico non può porre in dubbio la divinità di Cristo o la Trinità, ma non è tenuto a credere alle rivelazioni di Fatima. Per un credente, un pellegrinaggio a Fatima o a Lourdes fa parte della buona vita religiosa se è compiuto nello spirito di una schietta pratica devozionale. Se è vissuto con eccitato sensazionalismo, come i funerali di lady Diana o di Versace, diviene una pappa che offende la chiarezza razionale e liberatoria della teologia, la quale ad esempio insegna che alla Madonna va tributata una venerazione speciale – l’”iperdulia” – e che adorarla, come se fosse Dio, è peccato». E questo è scritto perfino sul “Corriere della Sera”, non solo nel Catechismo cattolico.

Per chi, infine, volesse approfondire il dialogo con i Testimoni di Geova, consigliamo questi tre articoli apparsi recentemente su “Zenit.it”: prima parte, seconda parte e terza parte.

La redazione


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