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Certuni storioni su Rambaldi

Creato il 11 agosto 2012 da Fabriziogabrielli

E poi è successo che qualche tempo fa ero a cena, credo fosse a Civitavecchia, con Michele Marziani. E Michele, istrione vero, e se ci pensi istrione è l'anagramma di stirione, a un certo punto comincia a tirar fuori certe grandi storie sul Grande Fiume, certuni storioni sugli storioni, e in uno sfilacciamento d'una di queste narrazioni annaffiate a bonarda era sortito senza preavviso alcuno, com'un pesce siluro dai fondali fanghigliosi del Po, il nome di Carlo Rambaldi.

Raccontava Michele come a fine anni '50 al Rambaldi fosse venuta l'idea di girare un documentario sulla pesca allo storione, sulle miserie della categoria, e per farlo - dato il periodo di grave magra di pesci veri - avesse costruito tre storioni meccanizzati, movènti, dotati di pellaggio e tutto.

A me era subito venuto in mente che beh, stai a vedere se non s'era allenato con degli storioni per lo squalo. Il perché non starmelo a chiedere, ero convinto che lo squalo de Lo Squalo, poi, foss'opera sua (e invece è di Roy Arbogast, scopèrsi sulla internet).

Googlando Rambaldi+Squalo, però, devo dire, m'ero imbattuto serendipicentissimo in un racconto di Bruno Ballardini che riguarda Folco Quilici (ch'è ancora là dove stava, lo trovi se googli Rambaldi+Squalo).

Sembra che Quilici, dopo esser stato attaccato da un pescecane durante un'immersione in Polinesia, avesse qualche remora a trattar di nuovo con selaci e affini. Ch'era poi una bella grana, dato che stava girando Ti-Koyo e il suo amico pescecane - scritto tra l'altro con Calvino.

Per questo contattò Rambaldi, che lo chiamavano il Professore e girava voce preparasse dispositivi meccanizzati per il cinema.

La scena del primo incontro tra Quilici e Rambaldi è geniale.

Lui era ancora alle prime esperienze che metteva alla prova in strani giochi che avevano per sfondo un tratto non ancora aperto dell'autostrada Roma-Civitavecchia. Là, Quilici andò a cercarlo [...] e lo trovò circondato dai suoi allievi (in maggioranza ragazze ferraresi emigrate a Roma); In quella gradevole compagnia il professor Rambaldi faceva decollare, usando un tratto d'autostrada deserta come pista, aerei telecomandati. [...] Raggiunta un'altitudine di un centinaio di metri, un aereo rambaldiano improvvisamente rivelò perché avesse una tanto sproporzionata fusoliera. Obbedendo a un telecomando elettrico, la fusoliera si aprì e dallo sportello spalancato uscì un pollo vivo che scese dal cielo rapidissimo cercando di mettersi in una approssimativa linea di volo con frenetico batter d'ali. Seguì un'inattesa scarica di fucileria, degna d'uno spaghetti western; assordante rivelazione dalla quale si deduceva che quella caduta-planata irregolare aveva uno scopo: allenare al tiro... un gruppo di cacciatori che avevano assunto il professore incaricandolo di creare una variante del tiro al piccione.

Fu su quel tratto d'autostrada chiuso al pubblico, non lontano da dove scrivo, che Rambaldi accettò la prima commissione per il cinema. Racconta Quilici che si dimostrò da subito disponibilissimo: non c'è alcun problema. A parte i soldi. Tanti. E in anticipo, gli disse.

Ieri Carlo Rambaldi c'ha abbandonati, e mi piace ricordarlo così, attraverso un ricordo che passa per gli storioni di Marziani, immaginando questo pollo cader giù, e lui: divertito.


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