Magazine Italiani nel Mondo

che c’è per cena?

Creato il 14 luglio 2011 da Luci

ovvero: com’è che siamo diventati onnivori ma ognuno fa un po’ come gli pare!

ecco, come promesso, il pippone su quel che c’è per cena, sperando di fare cosa gradita.

partiamo da molto lontano e cioè dai miei animali preferiti: gli orango.

parto da loro perchè sono le grandi scimmie antropomorfe a noi più lontane, quelle che si sono staccate dal nostro ramo per prime.

clado
la loro dieta è essenzialmente formata da fiori e frutti. e io la trovo una cosa molto romantica. :)

le pressioni evolutive hanno fatto sì che i loro sensi e il loro corpo si adattassero a questa scelta, e, dall’altro lato, questa scelta è stata rinforzata dai loro sensi e dal loro corpo.

ricordiamoci sempre che “l’arto” precede la “funzione”, non viceversa, concettualmente è molto importante perchè chiude decisamente la porta a un finalismo che non aiuta la scEnza.

provo a spiegare questa cosa, consentitemi una digressione, altrimenti che pippone sarebbe?

digressione mode on: non è che un bel giorno un animale che desiderava volare con tutte le sue forze si è fatto spuntare un’ala. ma è il contrario. un animale si è trovato con una struttura a disposizione, in questo caso un’ala, per la modifica di un arto preesistente, l’arto anteriore.

all’inizio non sapeva che farci, ed andava a piedi come fanno adesso le galline, gli struzzi e i pinguini. poi ha provato a planarci, e ha visto che risparmiava un bel po’ di fatica.

così, gli animali plananti si sono fatti sempre più bravi e chi, tra di loro, riusciva a volare meglio, aveva maggiori probabilità di sopravvivenza. addirittura, chi possedeva penne poteva scaldarsi meglio e apparire anche più bellino nei confronti delle femmine, che si sa, sono un po’ civette.

poi le penne si sono dimostrate utili anche per volare. digressione mode off

insomma, tornando ai nostri orango, la coevoluzione di: abitudini alimentari, forma della bocca, funzione visiva, fece sì che la loro dieta anche oggigiorno, fosse composta di frutta (specialmente fichi) e fiori. gli orango infatti distinguono benissimo i colori e gli oggetti fermi, e questo torna comodo quando non si deve cacciare ma si deve distinguere nel folto dei rami un appetitoso frutto maturo (magari rosso) nel verde del fogliame.

la bocca degli orango è fornita di grandi molari, dallo smalto spesso, che masticano, masticano, masticano.

e adesso passiamo ai gorilla, sui quali ho una storiellina divertente.

i gorilla hanno una dentatura e delle abitudini alimentari decisamente tendenti all’erbivoro ma mangiano veramente un po’ di tutto (foglie, germogli e steli di bambù, sedano selvatico, ortiche, cardi, frutti, radici, cortecce tenere e funghi).

purtroppo, i gorilla di montagna sono una specie gravemente minacciata dall’estinzione, a causa della caccia indiscriminata e delle guerre civili nelle zone di boscaglia dove vivevano, si sono dovuti spostare ancora più in alto rispetto alle altezze alle quali sono abituati e dove trovano essenzialmente, di tutte le cose fornite nell’elenco qui sopra, solo il sedano selvatico.

provateci voi a campare di sedano selvatico… dopo un po’ sembrerete anche voi un gorilla panciuto pieno… d’aria!

l’intestino di un gorilla infatti non è adatto a questo tipo di cibo, che è molto fibroso, e il sedano sviluppa molto gas che fa brontolar loro la pancia e fare pure di peggio quando il gas esce fuori.

la mia professoressa di primatologia ci raccontava che i ricercatori riuscivano a seguire i loro spostamenti sentendo le poderose scorreggie dei poveri gorilla.

adesso vediamo i nostri cugini più vicini: gli scimpanzé.

gli scimpanzé mangiano veramente di tutto, frutta, semi, formiche, vegetali e perfino… carne. gli scimpanzé organizzano delle vere e proprie battute di caccia a spese di scimmie più piccole che catturano, uccidono e mangiano.

bene, dopo aver passato in rassegna i nostri cugini (ricordiamoci che NON discendiamo dalle scimmie, discendiamo da antenati comuni a noi e a loro!) proviamo a dare un’occhiata veloce ai nostri “nonni”.

prima del genere Homo, siamo “comparsi” sulla terra come esseri bipedi (è questo a distinguerci dalle scimmie) sotto il genere “Australopithecus”.

Gli australopiteci erano di varie forme e dimensioni, cambiava il volume del cervello, la dentatura, l’alimentazione.

tanto per sceglierne una a caso, vediamo…

Lucy (ma bada te!) era un A. afarensis, cioè abitante della zona dell’Afar, in Africa orientale. era piccola di dimensioni, camminava perfettamente bipede e aveva il cervello più o meno come quello di uno scimpanzé.

cosa mangiava? poverina, quel che trovava. essenzialmente frutta, radici, semi. se capitava una carogna abbandonata anche un po’ di carne, ma doveva contendersela con i grandi competitori dell’ambiente savana: le iene, e non aveva quasi mai la meglio.

un passo avanti nella conquista delle proteine lo fece Homo habilis, che se si chiama habilis un motivo ci sarà pur stato.

cosa inventò il geniaccio?

il chopper: un pezzo di sasso scheggiato che era utilissimo per rompere le ossa che neanche i denti delle iene riuscivano a masticare. accedere al midollo e in generale a un po’ più di proteine aiutò habilis a sopravvivere e ad affermarsi.

nel frattempo le “teste” si stavano ingrandendo, avere posto per la materia grigia è un gran vantaggio, e in particolare nella zona frontale, sede del ragionamento.

ma come funzionò?

la testa “crebbe” in altezza a scapito della lunghezza del muso

evoluzione-cranio

(serie “rubata” qui).

se il muso si accorcia alcuni denti saranno persi, in qualche modo. noi abbiamo perso i molari più posteriori, a qualcuno spunta da adulto “il dente del giudizio” a ricordargli che una volta viveva nella savana e mangiava radici. a tanti non spunta, e così restano scemi e diventano borghezio.

un altro passo molto significativo fu la scoperta del fuoco, da parte di Homo erectus che grazie alla sua maestria nell’accendere un focolare riuscì a colonizzare l’intero pianeta, dando il via alla migrazione che portò l’uomo in europa ben prima della lega nord.

e adesso, ai giorni nostri, abbiamo una dentatura e un intestino da onnivori.

che cosa vuol dire? che per il nostro stile di vita possiamo mangiare quel che più ci aggrada.

e adesso, per favore, lasciatemi togliere il camice neutro e bianco della scEnza e dirvi, fuori dai denti, come la penso.

non è la scEnza che deve guidare i nostri comportamenti e la nostra morale. l’etica prescinde dalla scEnza. se qualcuno vuole essere vegetariano o mangiare bistecche alla fiorentina lo faccia pure, ma lo faccia perchè lo desidera, lo considera più vicino al suo modo di intendere la vita e le cose. lo stesso per i vegani. noi abbiamo bisogno di una dieta equilibrata che preveda proteine, carboidrati, grassi, zuccheri e vitamine. ognuno di noi è libero di scegliere come procurarsi queste cose nella giusta quantità.

non date retta a chi vi parla di “innaturale”: noi uomini SIAMO innaturali, in ogni cosa che facciamo. il computer dal quale vi scrivo non è presente in natura e neanche le mie scarpe lo sono.

per cui diffidate sempre da chi vi dice cose come “è innaturale bere latte dopo lo svezzamento” non ha senso, noi beviamo latte, cuociamo i cibi, fermentiamo il mosto per ottenere il vino, facciamo il formaggio e lievitiamo il pane.

quello che mi preme di dire, davvero posando il camice sulla sedia, è di cercare di rispettare sempre quello che noi chiamiamo “cibo”.

il “cibo” può essere un animale, una pianta, una sostanza, ma non esiste cibo che non contenga del lavoro, dei sentimenti, in un certo senso sfruttamento.

sfruttamento dell’animale e della sua vita, del contadino, del lavoratore che lo ha trasformato.

cercate sempre di fare mente locale quando mangiate qualcosa, vegetariano, carnoso, pescioso o fagioloso che sia, al fatto che il cibo contiene cristallizzato la vita di molte persone e a volte di molti animali.

e apprezzate quel che di bello la vita ci offre.

augh!


Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :