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Che cos’è il fair play finanziario proposto dalla Uefa?

Creato il 21 luglio 2012 da Vivalafifa

La Domanda di Andrea Giunchi – Che cos’è il fair play finanziario proposto dalla Uefa?

 

Nel settembre 2009, l’UEFA, l’Unione delle Federazioni Calcistiche Europee, cioè il governo continentale del calcio, preso atto dei crescenti e drammatici debiti contratti dalle squadre di vertice di tutta Europa, ha deciso di istituire una commissione ed un regolamento, allo scopo di generare un sistema di controllo dei club che li inducesse/costringesse a non generare voragini debitorie incolmabili.

In pratica, a giugno 2009, dopo l’acquisto di Cristiano Ronaldo da parte del Real Madrid per 90 e passa milioni di euro, la UEFA ha catalizzato l’assai diffuso moto testicolare rotatorio, ed ha deciso di (provare a) mettere un freno a certi atti speculativi, a certi flussi di contanti, ed a certi comportamenti certamente non virtuosi.

Facendo cosa?

Limitando l’accesso alle competizioni europee – Champions League ed Europa League, che sono il maggiore introito per le squadre di calcio grazie a sponsor, premi e diritti televisivi di messa in onda – a quei club capaci di dimostrare un sostanziale equilibrio economico. Cioè a chi ha indicativamente spese minori, uguali o di poco superiori ai ricavi. Semplice, efficace, giusto: togliere soldi a chi spende male i propri.

L’UEFA farebbe l’unica cosa che avrebbe effettivamente a disposizione. Pochino, forse, per molti motivi.

Frase Fatta di Andrea Giunchi: per me, il fair play finanziario, è una cagata pazzesca (92 minuti di applausi).

E quindi? Perché gli sceicchi che hanno acquistato il Paris Saint Germain spendono così tanto? Perché Real Madrid, Barcellona e Manchester City li seguono a ruota? Perché la Juve non stacca l’assegno e compra Van Persie, cazzo?!

Il meccanismo di controllo proposto dall’UEFA, intanto, è un po’ “leggero”.

Perché si tratta di un meccanismo non preventivo: non si può impedire ad una proprietà di spendere, prima che questa lo faccia.

E poi perché non si applicherebbe una sanzione immediata. Di fronte ad un passivo superiore ai 45 milioni di Euro nei due anni, questa l’asticella fissata, l’UEFA applicherebbe delle sanzioni (sportive? economiche?), fino a giungere, col tempo, all’esclusione del colpevole dalle competizioni continentali, chiedendo nel contempo un piano di rientro.

Fatta più facile: ti facciamo una “multa”, ed intanto ci dici come pensi di rientrare nei limiti fissati, e se poi non ce la fai, sei fuori dalle coppe. Già, “se poi”.

“Se”.

“Poi”.

Fatta eccezione per il Bayern Monaco, tutti i top club d’Europa sono ad oggi al di fuori dei limiti del fair play finanziario.

Servirà dunque molto coraggio, nel 2013/14, stagione di entrata in vigore di tutt’o’machinario, per dire a tutti i vari spendaccioni che sono fuori dai trofei a cui dovrebbero partecipare.

Ecco, si ha l’impressione che tutti i top club stiano scommettendo contro l’UEFA, sicuri che, di fronte all’idea di allestire competizioni senza grandi squadre, i limiti si faranno più flessibili e le sanzioni saranno disapplicate, o magari trasformate in multe “banali” che i club non avranno problema a pagare.

Frase Fatta di Andrea Giunchi: è inutile, i soldi sono loro e li spendono come gli pare.

Posto che per guadagno economico, sociale e politico, tutti quelli che investono nel calcio lo fanno con le loro buone ragioni – non credete mai alla balla del “presidente primo tifoso” che ci perde una barca di soldi per amor della maglia – si fa fatica anche a contrastare il principio cardine del “se spendo così tanto, avrò le mie buone ragioni, son soldi miei”. Un vigile vi viene a rompere le balle se spendete 10 euro per una bevuta in discoteca? O se pagate 1000 euro una borsa firmata? O 599 euro un cellulare? Ecco.

Sappiate che il fair play non serve a moralizzare il calcio. Serve a tenere la competizione in equilibrio. Limitare certe possibilità di spesa perché i partecipanti possano partire alla pari, e poi vinca il migliore.

Come insegna il campionato tedesco: campionato equilibrato = stadi pieni e maggiori introiti televisivi dovuti all’incertezza ed alle diffuse aspettative positive.

Frase Fatta di Andrea Giunchi: i tedeschi ce la possono menare anche qui – hanno il Bayern Monaco già in linea coi parametri, ed il campionato più in salute del mondo – ma come cazzo fanno? Però con l’Italia non vincono mai. Tiè!

Ecco. Vincere.

La Germania ha perso la semifinale agli europei contro l’Italia. Ed il Bayern Monaco ha perso, in casa, la finale di Champions contro il Chelsea guidato da Roberto Di Matteo.

Boniperti, figura di spicco della storia juventina, fisse che alla Juventus vincere non è importante, ma che è l’unica cosa che conta. Una verità assoluta, che non riguarda solo la Juventus, ma purtroppo l’Italia intera. E dunque sembra che il nostro paese e le nostre tifoserie non siano pronte ad un ruolo da comprimari, dove con i nostri mille difetti strutturali non potremo mai ambire ad arruolare grandi giocatori.

Allo stato attuale, e dei prossimi 5-6 anni, la Serie A difficilmente potrà arruolare giocatori il cui costo è superiore ai 15 milioni di Euro, ed il cui ingaggio supera i 3.

Per un club straniero in competizione con uno italiano per accaparrarsi un giocatore, basterà offrire al di sopra di questi parametri e sarà “chi capisce il calcio sa come vanno queste cose” [cit. Thiago Silva].

Ed è qui, che, come una scusa sfoderata al momento giusto, le squadre italiane usano quella cagata pazzesca del fair play finanziario per crearsi uno scudo contro le tifoserie, che vorrebbero vincere, tutto e subito, e non accettano ragioni che non siano “cause di forza maggiore”.

Il futuro, sappiatelo, è l’abbandono dell’attuale sistema: non italiano, ma europeo.

Fatevene una ragione, se verrà rigidamente applicato il fair play finanziario, il calcio per come lo conosciamo, morirà. Il giorno in cui le squadre indebitate si presenteranno dall’UEFA per la verifica ultima dei loro libri contabili, sarà il punto di non ritorno.

Se l’UEFA ammorbidirà le sue posizioni, rinunciando al controllo ipotizzato, morirà il fair play finanziario, con buona pace di tutti.

Se l’UEFA si irrigidirà, le squadre in rosso se ne andranno, sbattendo la porta, e daranno forma ad un progetto che, DA ANNI, è già in fase di definizione: la realizzazione di una superlega continentale privata, formata solo da top team, con regole condivise in anticipo, sul modello dello sport americano.

È inutile tenere dei pesi massimi come il Paris Saint Germain in un circuito di pesi piuma come la Ligue 1 francese. Non ci guadagna nessuno.

Andrea Giunchi

@AndreaGiunchi


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