di Anna Chiara Sardella
Chiudono i pochi spazi dell’Arte Contemporanea, in Italia si allarga sempre più il vuoto artistico, o meglio si rivela in tutta la sua crudeltà l’impossibilità di una continuità d’azione che il potere pubblico in questa situazione economica grave non può o non vuole sostenere. E alla decadenza archeologica italiana si aggiunge la decadenza delle idee, quelle che dovrebbero permettere a una cultura di rinnovarsi e ripensare se stessa.
A giugno la scure si abbatte sul centro d’arte contemporanea ExTre di Firenze, che chiude dopo tre anni di contratto con il comune, un contratto che fu aperto e garantito dal sindaco fiorentino Matteo Renzi. La convenzione, spiega l’associazione, era inadeguata poiché i fondi dati dal comune a Extre per pagare l’affitto della struttura al comune stesso erano insufficienti, carenze a cui si aggiungevano le mancate manutenzioni. L’associazione aveva messo in evidenza all’ente questi disagi ma la proposta alternativa sperata non è arrivata; dunque, alla naturale scadenza del contratto probabilmente “l’avventura” del contemporaneo fiorentino sarebbe crollata ugualmente.

L’EX3 di Firenze
E così Andrea Tanini il presidente dell’associazione ExTre Toscana Contemporanea, ha deciso di chiudere il contratto partito a luglio 2009, poco prima della sua naturale scadenza. Così la struttura situata nel quartiere 3 di Firenze , sotto la “presa visione” dell’assessorato alla cultura e la contemporaneità, abbandona un progetto meritevole che coinvolge artisti emergenti provenienti da ogni parte della penisola, ma anche dal contesto internazionale come il tedesco Julian Rosefeldt.
Un vero peccato, visto che la struttura provava ad accogliere concetti che implicavano una riflessione esistenziale delle idee e degli spazi nella molteplicità dei linguaggi contemporanei, per quanto potesse essere possibile in un paese custode secolare dell’ingombrante eredità di fiumi di beni artistici e culturali. Durante i tre anni sono state esposte un discreto numero di istallazioni, site-specific, strutture e oggetti di giovani artisti emergenti.
È quasi un paradosso chiudere proprio qui uno spazio d’arte che si stava affermando a piccoli passi: formato da una main room di 600 mq circondata da sale laterali di esposizione, era nato e faceva parte a pieno titolo di quella città che fa rimanere tutto il mondo a bocca aperta per le sue sconfinate risorse artistiche di sopraffina bellezza, attentissima ai dettagli e alla conservazione dei suoi beni e del suo turismo che da questi provengono.











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