Pubblichiamo due articoli sulla chiusura di Megavideo e Megaupload
FBI contro la pirateria: arrestato il fondatore di Megavideo e Megaupload
di Claudia Parmiggiani

Kim Schmitz
Comprensibile lo scalpore creatosi in seguito alla notizia dell’oscuramento dei noti siti leader nella condivisione di file (cosiddetti di file sharing): Megavideo e Megaupload, da parte dell’FBI.
Milioni di utenti ne usufruivano, gratuitamente o a pagamento qualora avessero voluto scaricare più di un certo numero di file e a velocità più elevata. I siti, di enorme risonanza a livello mondiale e tra i primi 20 al mondo per numero di visitatori, contenevano imponenti archivi di film, software e musica che gli utenti stessi caricavano per poi renderli disponibili e condivisibili in rete.
Al limite tra legalità e illegalità quindi, soprattutto in relazione al dibattito antipirateria in corso negli Stati Uniti,anche se il Wall Street Journal riporta che l’azione non è collegata alle proposte di legge sulla pirateria in discussione al Congresso. Le pressioni da parte delle lobby delle case discografiche e di tutti coloro che si ritenevano violati dalla circolazione di proprie opere coperte da diritto d’autore, sulle autorità governative americane, hanno portato all’arresto del fondatore del sito, Kim Schmitz, e dei suoi collaboratori ritenuti anch’essi responsabili, in Nuova Zelanda.
Il calcolo delle perdite per i legittimi detentori di copyright è di circa 500 milioni di dollari, il profitto arrecato ai responsabili, invece, di oltre 175 milioni di dollari.
Le accuse mosse da una Corte distrettuale della Virginia a Schmitz e gli altri che sono stati arrestati con lui sono: violazione del diritto d’autore, associazione a delinquere finalizzata all’estorsione, al riciclaggio e alla violazione del diritto suddetto, uso improprio dei mezzi elettronici.
Appena prima di venire oscurato, il sito Megaupload aveva pubblicato un comunicato per rigettare le accuse, comunicato che recitava: “La maggior parte del traffico riguarda contenuti legittimi, se l’industria dei contenuti vuole trarre un vantaggio dalla nostra esperienza e popolarità, siamo felici di poter entrare in contatto: abbiamo alcune buone idee.”
La replica all’oscuramento dei siti di file sharing comunque non si è fatta attendere e la comunità hacker conosciuta con il nome di Anonymous ha lanciato un contrattacco degno di un’operazione militare rendendo inaccessibili i siti del Dipartimento di Giustizia americano, della casa discografica Universal, della Recording Industry Association of America e della Motion Pictures Association of America.
Una vera e propria battaglia cibernetica, con offensive e controffensive anche di grosse dimensioni, si è aperta sul discusso campo della pirateria informatica tenendo tutti col fiato sospeso in attesa dell’esito e di una prossima mossa.
Chiusi Megaupload e Megavideo! Fondatore in manette, la fine di un’era?
di Matteo Molon
Nelle ultime ore il Napster della fine della prima decade del ventunesimo secolo, figlio della diffusione della linee veloci ADSL, ha chiuso i battenti. Momentaneamente o per sempre saranno le prossime settimane a dirlo.
Ma prima di tutto, in cosa consistono questi due servizi internet?
Megaupload è un sito denominato di file hosting, ovvero dove gli utenti della rete possono caricare file per poi mandare un link da cui scaricarli ai relativi destinatari.
Megavideo invece permette di caricare qualsiasi file video, di ogni lunghezza, per poter poi essere visto in streaming direttamente dal browser del proprio PC.
Per streaming si intende il poter vedere un filmato, senza doverlo concretamente scaricare, nel programma usato per navigare, come Internet Explorer o Google Chrome o Mozilla Firefox, denominati appunto browser.
Fin qui nulla di male e di illegale, i problemi però iniziano a sussistere quando i contenuti caricati sono protetti dal diritto d’autore.
Megaupload era divenuto la sede di una fitto scambio di videogiochi, album musicali, film in alta definizione negli ultimi anni, mentre Megavideo permetteva di guardare da casa una moltitudine incredibile di film, dai passati ai recenti, senza doverli comprare o andare a noleggiare.
Logicamente tutto gratis, ed è qui che si hanno le beghe legali, in quanto i detentori dei diritti d’autore non ricevono di conseguenza gli introiti economici spettanti, viste le creazioni essere reperibili legalmente solo tramite vendita.
L’attenzione verte soprattutto su Megavideo, in quanto negli ultimi due anni ha avviato una vera e propria rivoluzione nella fruizione dei contenuti video, regalando la comodità ai consumatori di potersi godere la nuova puntata della serie preferita, o il bel film tornato alla mente, nel momento stesso in cui nasce questo desiderio, senza dover aspettare nulla e ancor più senza dover sborsare denaro.
Divenuto un costume comune quello del ”tornar a casa e guardarsi dopo cena qualcosa su Megavideo”, si può comprendere il motivo del clamore che la suddetta notizia ha generato.
Il consumatore può finalmente scegliere quello che vuole guardare e quando vuole, senza limiti economici e di catalogo, un rapida ricerca su Google ed ecco pronto il modo con cui passare una solitaria e freddolosa serata invernale, una birra, della patatine e la perfezione è fatta.
Croce e delizia delle pirateria è proprio la libertà assoluta, dipende dalla cultura della gente l’interpretazione che le viene data, se giusto retribuire un artista per il lavoro svolto o no.
Quello che per adesso è certo è che il fondatore Kim Schmitz (chiamato anche Kim Dotcom), hacker tedesco, è stato arrestato nella sua casa in Nuova Zelanda dalle autorità statunitensi.
La lotta alla pirateria da parte delle major dell’intrattenimento videoludico non conosce soste né confini, e dagli States, grazie alla sentenza della giustizia americana, con l’appoggio delle autorità nazionali neozelandesi, determina la fine di un altro colosso del libero scambio e della libera fruizione di contenuti multimediali.
Un colosso che però come Napster sarà presto soppiantato da un nuovo, altrettanto valido, o addirittura migliore, progetto di siti dover poter caricare file e vedere video, senza limiti.
Il mondo dell’informatica è così, segue la semplice e popolare regola del ”morto un Papa se ne fa un altro”, venuta meno la ”creatura” di un programmatore pochissimo dopo ve n’è già un’altra riversata nel mare della rete, pronta per esser navigati da milioni di internauti, ecco perché il gran clamore suscitato non ha senso, non finirà nulla in generale, ma tornerà tutto a breve sotto altre vesti, come succede da 10 anni a questa parte.
A seguito del leggendario Napster infatti nacquero successivamente gli altrettanto leggendari software p2p (acronimo di peer-to-peer, tipo di linguaggio usato dai computer per scambiarsi file in una rete) Winmx, Kazaa e eMule, e dicendola tutta, oggi vi son già servizi identici a Megaupload e Megavideo, però più grezzi e quindi non molto appetibili al pubblico meno informatizzato, il quale ricerca sempre semplicità e l’immediatezza, fautrici della qualità e dunque del successo dei due siti incriminati. Siti accusati di aver inflitto danni per 500 milioni di dollari di mancati incassi, che tutti si domandano quanto peseranno sulle abitudini quotidiane delle grande rete.
Per maggiori informazioni:
- http://it.wikipedia.org/wiki/Adsl
- http://it.wikipedia.org/wiki/Megaupload
- http://it.wikipedia.org/wiki/File_hosting
- http://it.wikipedia.org/wiki/Streaming
- http://it.wikipedia.org/wiki/Pirateria_informatica
- http://it.wikipedia.org/wiki/Etichetta_discografica#Le_major
- http://it.wikipedia.org/wiki/Maggiori_studi_di_produzione_cinematografica
- http://it.wikipedia.org/wiki/Diritto_d%27autore
- http://it.wikipedia.org/wiki/Napster
- http://it.wikipedia.org/wiki/Peer_2_peer
- http://it.wikipedia.org/wiki/WinMX
- http://it.wikipedia.org/wiki/Kazaa
- http://it.wikipedia.org/wiki/EMule








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