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Citazioni di scienziati credenti, cristiani e cattolici

Creato il 12 agosto 2012 da Uccronline

Citazioni di scienziati credenti, cristiani e cattoliciLa concezione epistemologica dominante in alcuni ambienti, vale a dire la convinzione intorno all’infallibilità della conoscenza scientifica e la diffidenza verso altre forme di sapere o di credenza, a cominciare da quella filosofica e religiosa, ha permesso che un “abusato” luogo comune possa resistere ancora oggi: quello secondo cui lo scienziato non può che essere lontano dalla fede oppure, se credente, non può che vivere in un perenne stato di dissociazione interiore. Quest’idea, per chi conosce veramente il metodo scientifico e il contesto in cui viene utilizzato, oltre a essere metodologicamente scorretta, è anche smentita dai fatti, come ha spiegato Giandomenico Boffi, ordinario di Algebra al­l’Università di Chieti-Pescara

Con questo elenco (in continuo aggiornamento) di citazioni dei cosiddetti “dissociati”, cioè importanti uomini di scienza (attuali e non) credenti, dimostriamo l’infondatezza della propaganda scientista/odifreddiana. La pagina fa riferimento all’elenco di famosi scienziati credenti.
 
 

|Età contemporanea| |Età moderna| |Età medievale| |Età antica|

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ETA’ CONTEMPORANEA

 
 

Marco Bersanelli, 1960, astrofisico, cattolico
Docente di Astrofisica all’Università degli Studi di Milano e collaboratore presso l’Istituto di Fisica Cosmica del CNR e con l’Agenzia Spaziale Europea.

  • «La ricerca scientifica mette in luce la natura della realtà come “mistero”: essa esiste, vi si stabilisce un rapporto, ma ultimamente sfugge alla comprensione completa della ragione. Come se ogni nostra conoscenza o conquista rimandasse inesorabilmente a un oggetto ultimo e nascosto. La conoscenza scientifica è una manifestazione di quella inguaribile tendenza dell’uomo a domandarsi il “perché” delle cose, mai sazio di risposte parziali. La ricerca scientifica ha il suo seme e le sue radici profonde nel senso religioso e nell’esigenza umana di soddisfazione e di senso»
    (M. Bersanelli e M. Gargantini, “Solo lo stupore conosce”, Bur 2003, pag. XII e 7)

 
 

Francis Collins, 1950, genetista, cristiano
Genetista di fama internazionale, ha guidato il team di ricercatori che ha decifrato il genoma umano. E’ a capo del National Institutes of Health ed è considerato tra i più influenti scienziati viventi.

    • Raccontando la sua conversione dall’ateismo al cristianesimo grazie alla ricerca scientifica, ha detto:
      «Ero sbalordito dall’eleganza del codice genetico umano. Mi resi conto di aver optato per una cecità volontaria e di essere caduto vittima di arroganza, avendo evitato di prendere seriamente in considerazione che Dio potesse rappresentare una possibilità reale»
      (F. Collins, “Il linguaggio di Dio”, Sperling & Kupfer 2007, pag. 20-22)
    • «Non riesco a capire come la natura avrebbe potuto crearsi da sé. Nessuno scienziato serio oserebbe affermare di avere a portata di mano una spiegazione naturalistica dell’origine della vita. Solo una forza al di fuori del tempo e dello spazio avrebbe potuto fare una cosa simile. Il Big Bang domanda a gran voce una spiegazione divina», e infatti «si accorda perfettamente con l’idea di un Dio Creatore trascendente»
      (F. Collins, “Il linguaggio di Dio”, Sperling & Kupfer 2007, pag. 63).
  • Ritiene l’evoluzione umana «l’elegante piano di Dio per la creazione del genere umano», rifiutando il creazionismo e l’Intelligent Design, ha avvallato il concetto di “evoluzione teista” (un approfondimento su Wikipedia e su Disf.org): «Il Dio della Bibbia è anche il Dio del genoma. Egli può essere adorato in una cattedrale o in un laboratorio. La sua creazione è maestosa, impressionante, intricata e bella [...] Come scienziato e credente ho la possibilità di scoprire e studiare l’incredibile complessità della creazione di Dio. Ho guardato per la prima volta nella storia umana le lettere del DNA umano – che io ritengo siano il linguaggio di Dio – e ho avuto solo un assaggio minuscolo della straordinaria potenza creativa della Sua mente, così lo è ogni scoperta che compie la scienza. [...] La scienza non mi dirà perché siamo tutti qui, qual è lo scopo nella vita o che cosa succede dopo la morte. Per questo, ho bisogno della fede. Sono grato di poter attingere a più modi di conoscenza al fine di avere un pieno apprezzamento del dono meraviglioso della vita che ci è stata data. A volte qualche scienziato conclude che la fede è qualcosa che arriva per puro sentimento. E’ perché non percepisce la nozione che la fede può essere una scelta del tutto razionale, come lo è stato per me. [...] Abbiamo bisogno di tutti i tipi di modalità per conoscere la realtà e la verità. La scienza è un modo. La fede è un altro. Sono entrambi modi diversi di rispondere ai quesiti più importanti»
    (in “God Is Not Threatened by Our Scientific Adventures”, intervista di Laura Sheahen, Beliefnet).

 
 

John Lennox, 1949, matematico, cristiano
Docente di matematica presso l’Università di Oxford e Fellow in Matematica, Filosofia della Scienza presso il Green Templeton College of Oxford University.

  • «Dawkins combatte contro un mulino a vento, respingendo un concetto di Dio in cui comunque non crede nessun pensatore serio. Una tale attività non è necessariamente da considrere un segno di sofisticazione intellettuale»
    (J. Lennox, “Fede e scienza”, Armenia 2009)

 
William D. Phillips, 1948, fisico e Premio Nobel, cristiano.
Nobel per la fisica nel 1997 per lo sviluppo di metodi di raffreddamento degli atomi tramite laser.

  • «Molte persone sono convinte che scienza e religione siano inconciliabili. Io sono un fisico, faccio ricerca tradizionale, pubblico nelle riviste peer-reviewed, formo gli studenti e i ricercatori, erco di imparare dalla natura come essa lavora. In altre parole, sono uno scienziato. Sono anche una persona di fede religiosa. Io frequento la Chiesa, canto nel goro gospel, alla domenica vado al catechismo e prego regolarmente, cerco di “essere giusto, misericordioso e camminare umilmento con Dio”. In altre parole, sono una comune persona di fede. Uno scienziato serio che seriamente crede in Dio [...] Come faccio a credere in Dio? Questa non è una questione scientifica. Una dichiarazioni scientifica deve essere “falsificabile” [...], mentre i contenuti a carattere religioso non lo sono necessariamente. Non c’è bisogno che ogni dichiarazione sia scientifica e queste non sono inutili o irrazionali semplicemente perché non sono scientifiche: “lei canta splendidamente”, “lui è un uomo buono”, “io ti amo”…queste sono tutte dichiarazioni non scientifiche ma di grande valore. La scienza non è l’unico modo utile per guardare la vita. Perché credo in Dio? Come fisico, guardo la natura da una particolare prospettiva: vedo un universo bello e ordinato, in cui quasi tutti i fenomeni fisici possono essere compresi con poche equazioni matematiche. Vedo un universo che se fosse stato costruito in modo leggermente diverso, non avrebbe mai dato vita a stelle e pianeti, batteri e persone. E non vi è una buona ragione scientifica che spieghi perché l’universo non avrebbe dovuto essere differente. Molti grandi scienziati hanno concluso da queste osservazione che un Dio intelligente deve aver scelto di creare l’universo con queste belle e semplici proprietà adatte alla vita. Altri buoni scienziati hanno deciso tuttavia di rimanere atei. Entrambe sono posizioni di fede. Recentemente, il filosofo e per lungo tempo ateo, Anthony Flew ha cambiato idea e ha deciso che, sulla base di precisi elementi di prova, si deve credere in Dio. Ho trovato questi elementi suggestivi e sostenitori della fede, ma non conclusivi. Io credo in Dio innanzitutto perché posso sentire la Sua presenza nella mia vita, perché vedo l’evidenza di Dio nella mia vita. Credo, più a causa della scienza che nonostante essa, ma ultimamente è esclusivamente una questione di fede»
    (“Does science make belief in God obsolete?”, da www.templeton.org).

 
  
  

Aaron Ciechanover, 1947, biologo e premio Nobel, ebreo
Nobel per la chimica nel 2004 per la scoperta della degradazione delle proteine ubiquitina-dipendente.

    • Durante un’intervista nel suo laboratorio, sul cui muro spicca una fotografia sua con Papa Benedetto XVI, ha spiegato: «Questa è la mia libreria professionale, i libri che io uso quotidianamente. La scienza, la medicina e ovviamente la Bibbia di Gerusalemme, che porto con me ovunque e ne ho una copia in ogni mia biblioteca. Io la adoro perché è letteralmente scritta in un modo che trasmette lo spirito della Bibbia e la centralità di Gerusalemme nella vita ebraica»
      (da Rambam Healt Care Campus).
    • «Non vedo le ragioni di pregare ogni giorno ma di avere rispetto per la complessità della nostra vita, che non può essere suddivisa in blocchi. Vedo la religione come l’umiltà e la modestia della complessità della natura e della creazione. Penso che la complessità della natura sia al di là di ciò che possiamo apprendere»
      (da Encuentro Cientifico International).
  • Parlando della possibilità della scienza di spiegare Dio: «Dio sarà sempre al di sopra di noi, qualunque cosa Dio sia. [...] Così penso che in questo senso Dio – di qualsiasi Dio si tratti – dovrà pur sempre aprire le sue braccia su di noi. Noi viviamo sempre su una linea, siamo sospesi sul ponte»
    (da Lo scienziato che guardò da un’altra parte, L’Osservatore Romano, 3/7/10).

 
  
 

Paul Davies, 1946, fisico e divulgatore scientifico, deista
Tra i più importanti fisici viventi, è particolarmente famoso per i suoi studi di cosmologia e di esobiologia. È titolare della cattedra di Natural Philosophy presso l’Australian Centre for Astrobiology della Macquarie University a Sydney. Ha ricevuto nel 1995 il Premio Templeton, assegnato annualmente alle personalità che hanno dato particolari contributi nell’ambito della religione o della spiritualità. Si è convertito dall’ateismo al deismo grazie alle sue ricerche scientifiche.

  • «Ogni cosa e ogni evento dell’universo fisico richiedono, per giustificare la propria esistenza, il ricorso a qualcosa d’altro, al di fuori di essi. Bisogna quindi ricorrere a qualcosa di non-fisico e di sovrannaturale: Dio»
    (P. Davies, “Dio e la nuova fisica”, Mondadori, Milano 1984, pag. 72-73)
  • «La teoria del Big Bang descrive come l’universo si è originato dal nulla -proprio dal nulla, nemmeno lo spazio e tempo- in pieno accordo con le leggi della fisica. Sant’Agostino avrebbe capito perfettamente»
    (Citato in Bersanelli e Gargantini, “Solo lo stupore conosce”, Rizzoli 2003)
  • «Come si trasformarono spontaneamente le stesse sostanze chimiche, prive di vita, nel primo essere vivente? Nessuno lo sa. Si tratta di un autentico mistero. Tradizionalmente gli scienziati materialisti supponevano che l’origine della vita fosse stato un colpo di fortuna chimico di stupefacente improbabilità. Se così fosse saremmo soli in un universo altrimenti sterile e l’esistenza della vita sulla Terra, in tutta la sua esuberante gloria, sarebbe soltanto un caso, senza significato. Secondo la mia opinione e quella di un crescente numero di scienziati, la scoperta che la vita e l’intelletto siano emersi come parte dell’esecuzioe naturale delle leggi dell’universo sarà una forte prova della presenza di uno scopo più profondo nell’esistenza fisica. Invocare un miracolo per spiegare la vita è esattamente quello di cui non c’è bisogno per avere la prova di uno scopo divino nell’universo»
    (Davies, Conferenza pronunciata a Filadelfia su invito della John Templeton Foundation e diffusa da Meta List on “Science and Religion”)

 
 

Antonio Ambrosetti, 1944, matematico, cattolico
Docente di Analisi matematica presso la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste, ha insegnato alla Normale di Pisa, alla Università di Bologna, alla Rutgers University e al Politecnico Federale di Zurigo ETH. E’ socio dell’ Accademia Nazionale dei Lincei e ha vinto il Premio Caccioppoli per la Matematica.

    • Nel 2009 ha scritto il libro: «La Matematica e l’esistenza di Dio» (Lindau 2009) con l’intenzione di dimostrare che «possano convivere il rigore del pensiero matematico e la profonda fede in Dio». Scienza e religione «coesistono in tanti scienziati e le due cose non sono solo conciliabili, ma addirittura feconde [...] Vorrei anche far capire come, lungi dall’esserci incompatibilità tra scienza e fede, la prima (e, in particolare, la matematica) possa fornire delle suggestioni, delle intuizioni che aiutano il credente a rinsaldare la propria fede [...] Vivo in concreto la mia fede assieme al mio ruolo di matematico, favorito in questo dalla presenza di Dio, che sento viva in me e che non mi ha mai abbandonato»
      (A. Ambrosetti, La matematica e l’esistenza di Dio, Lindau 2009, pag. 10-12, 77).
  • «La matematica mi fa intuire la presenza di Dio. Parliamo dell’infinito, l’argomento risale a Pascal. In matematica, ogni numero reale è superato da “infinito”. In questo io scorgo Dio, che è sempre al di sopra di noi. Dio che conosce tutti i teoremi ma non ce li svela, aspettando che noi lentamente progrediamo nella ricerca. Dio non vuole dei robot, ma degli uomini che con umiltà, coscienti dei propri limiti, vanno avanti e Lo cercano sapendo che non potranno mai capirne completamente il mistero. Alla fine, solo la nostra coscienza può dire sì a Dio, con scelte fatte liberamente con la mente e soprattutto con il cuore. Diceva Ennio De Giorgi: “All’inizio e alla fine, abbiamo il mistero. La matematica ci avvicina al mistero, ma nel mistero non riesce a penetrare”»
    (da “Perché alla matematica sfugge il divino”, Avvenire 11/12/08).

 
  
 

Gerald Schroeder, 1941, fisico, cristiano
Docente universitario, ha lavorato al dipartimento di fisica nucleare del Massachusetts Institute of Technology, al Weizmann Institute of Science e al Volcani Research Institute. E’ stato membro dell’United States Atomic Energy Commission.

  • «Da scienziato educato presso il Massachusetts Institute of Technology ero convinto di avere tutte le informazioni per escludere Dio dal grande schema della vita. Ma ad ogni passo in avanti nel dispiegarsi misterioso del cosmo nacque un sottile e pervasivo pensiero che ci dovesse necessariamente essere una coerente unità dietro agli aspetti contingenti dell’esistenza»
    (G. Schroeder, “The Science of God”, Broadway Books 1998, pag. 25)

 
  
 

George Francis Rayner Ellis, 1939, cosmologo, matematico e filosofo, cristiano
Docente di Sistemi Complessi presso l’University of Cape Town in Sudafrica, è considerato uno dei principali teorici del mondo in cosmologia. Membro della Royal Society britannica e collaboratore di Stephen Hawking.

  • «Esiste uno stereotipo dello scienziato non credente. Esiste un gruppo molto chiassoso di scienziati antireligiosi. Ma sono una minoranza relativa. Onestamente, un gran numero di scienziati semplicemente non sono interessati [...] C’è la cosmologia con la “c” minuscola, che è la cosmologia fisica -come la formazione delle galassie, l’espansione dell’universo ecc-. E poi c’è la Cosmologia con la grande “C”, che affronta le implicazioni per l’umanità. Questi colleghi sono semplicemente molto più interessati alla prima cosmologia piuttosto che alla seconda». Parlando di etica e della situazione politica in Sud Africa, ha risposto: «Occorre essere disposti a sacrificarsi, a non rispondere alle provocazioni. Ciò richiede coraggio incredibile, devozione e dedizione. La vita di Cristo, sicuramente, è ultimamente il modello di esempio». Affronta poi la tematica dei limiti scientifici, dell’etica nella scienza e della pace, in cui lui è molto impegnato: «Io amo la scienza. Amo il modo in cui funziona, ma essa ha dei limiti. Penso sia veramente importante da capire che la scienza non dice nulla circa l’etica, l’estetica, il significato o la metafisica. Alcuni penseranno subito che io stia parlando del «dio delle lacune», ma non è il dio delle lacune, è il Dio dei confini. E la scienza non potrà mai entrare in queste aree. Da dove viene l’etica? Lasciatemi dire che non vi è alcuna prova scientifica per la risposta che darò, come ogni altra cosa che ha a che fare con la religione, è una dichiarazione di fede. Non posso provarvi che è giusta, ma posso darvi argomenti che sono giusti. A un certo livello, la risposta viene dalla natura di Dio. Questo è evidente in tutte le maggiori tradizioni religiose, è quello che Sir John Templeton chiamava “agape”, amore incondizionato. Questa è la natura di Dio, questo modo di essere [...] E’ cominciando a comprendere questo e guardando alla vita di Cristo, che si capisce che il mondo può cambiare. Non vi è nessuna prova. E’ qualcosa che si riconosce o non si riconosce [..] Il paradosso cristiano è che la vera natura del potere è nella debolezza e nella sofferenza». Concludendo l’intervista afferma: «I miei colleghi stanno producendo teorie su ciò che chiamano la “creazione dell’universo dal nulla”. Ma quando si approfondisce si scopre che assumono un enorme ingranaggio formato dalla teoria quantistica dei campi, particelle e interazioni e non il nulla. Queste dovranno pur venire da qualche parte. E alla fine, ci imbattiamo in un vuoto metafisico e sia che tu lo persegua scientificamente o religiosamente, bisogna semplicemente arrestarsi e dire: “io non conosco la risposta, ed è proprio meraviglioso il modo in cui le cose sono fatte”»
    (da www.beingpubblicradio.org)

 
  
 

Peter Andreas Grünberg, 1939, fisico e premio Nobel, cattolico
Nobel per la Fisica 2007 per la scoperta della magnetoresistenza gigante. Ha anche vinto il Premio Wolf, il Premio del Giappone 2007 e nel 2006 è stato nominato Inventore europeo dell’anno.

    • «Sono cresciuto come cattolico conservatore. Io ora vedo le religioni più o meno nello spirito del drammaturgo tedesco Lessing». Le religioni gli appaiono equivalenti, quello che conta «è come le religioni sono praticate, per esempio, con tolleranza». Conclude poi: «Io credo anche che esista più di quanto noi possiamo vedere, sentire ecc.. o rilevare con gli strumenti. Ma questa è una sensazione corroborata da molti dettagli della mia esperienza personale e quindi è impossibile da condividere e comunicare»
      (da NobelPrize/Autobiography).
  • «Credo in Dio? Si, naturalmente. Sono cresciuto come cattolico conservatore e credo di aver ricevuto molto da questo. Ciascuna delle tre principali religioni del mondo può essere giusta o sbagliata. E’ una ricerca senza fine». Alla domanda se crede nell’immortalità, ha risposto: «Sì. Un cielo e una vita dopo la morte però non riesco ad immaginarle. Il Paradiso e l’Inferno sono per me, anche se io sono un cattolico, aspettative un pò ingenue. L’immagine dell’aldilà non è disponibile»
    (da Cicero 2007)

 
  

Nathan Aviezer, 1938, fisico, ebreo
Ricercatore della Royal Society ed ex presidente del Dipartimento di Fisica della Università Bar-Ilan. Membro d’onore della American Physical Society.

  • «Le prove scientifiche scoperte negli ultimi anni forniscono una spiegazione del testo biblico che è del tutto coerente con le attuali conoscenze scientifiche». E ancora: «Nelle parole di alcuni delle più importanti cosmologi, la creazione dell’universo è avvenuta al di fuori del campo di applicazione delle leggi note attualmente dalla fisica” e rimane inspiegabile. Il Libro della Genesi dà una spiegazione: “In principio Dio creò…” [...]. La cosmologia ha stabilito che l’improvvisa e inspiegabile apparizione della palla di fuoco primordiale è la creazione dell’universo. Il passo biblico “Sia la luce” può quindi essere inteso nel senso della creazione della palla di fuoco primordiale – il big bang – che segnala la creazione dell’universo [...]. La teoria del big bang spiega che l’universo originariamente era costituito da una miscela di plasma. Appariva scuro a causa del plasma. Ma l’improvvisa trasformazione del plasma in atomi, poco dopo la creazione, ha causato la radiazione elettromagnetica (“luce”) della palla di fuoco primordiale. Questa separazione è chiamata disaccoppiamento nella terminologia scientifica. Il passo biblico “E Dio separò la luce dalle tenebre” può essere riferito alla dissociazione della luce [...]. Il ruolo del caos nello sviluppo del primo universo è diventato un argomento importante in cosmologia. Questo è rilevante per la nostra discussione: il libro della Genesi afferma che l’universo è cominciato in uno stato di caos [...]. Centinaia di anni di intenso sforzo scientifico da parte di alcune delle migliori menti che siano mai vissute ha finalmente prodotto un quadro delle origini dell’universo che concorda con le semplici parole che compaiono nell’apertura del Libro della Genesi»
    (da WordGems).

 
  

Ghillean Tolmie Prance, 1937, botanico, cristiano
Ha fondato il New York Botanical Garden’s Institute for Economic Botany ed è stato direttore del Royal Botanic Gardens.

  • «Sono diventato cristiano nel primo anno di Università a Oxford. E’ stato mio padre ad incoraggiarmi nello sviluppare il dono che Dio mi ha dato per la botanica. La sfida interessante è stato conciliare la fede con la scienza, e questo divenne più facile quando la mia carriera si è sviluppata. Lavorando nel campo della biologia evoluzionistica ho capito che non c’è alcun conflitto reale qui, i miei studi scientifici hanno confermato la complessità e la perfezione della creazione divina [...]. La mia fede mi ha aiutato in diversi modi. La mia vita in generale e la mia scienza sono state aiutate molto. Inoltre mentre la mia carriera in campo biologico progrediva, mi sono molto preoccupato per le questioni ambientali. E’ una preoccupazione professionale ma è anche molto vicina alla mia fede: curare la creazione di Dio è molto importante»
    (da www.cis.org)
  • «Da molti anni credo che Dio sia il grande architetto alla base dell’intera natura. Tutti i miei studi scientifici da allora hanno consolidato la mia fede. Io considero la Bibbia la mia fonte più autorevole»
    (citato in J. Ratzinger, “Fede e scienza”, Lindau 2010)

 
  

Gerhard Ertl, 1936, fisico e premio Nobel, cristiano
Nobel per la chimica 2007 e Docente al Department of Physical Chemistry di Berlino, ex direttore del Fritz Haber Institute dell’Istituto Max Planck e membro ordinario della Pontificia Accademia delle Scienze.

  • Alla domanda se crede in Dio, ha risposto: «Si, di sicuro! Ad ogni passo della mia ricerca sono stato sempre più sorpreso: una minima probabilità ha portato alla creazione della vita. E’ forse la più grande coincidenza concepibile il fatto che tutti i componenti abbiano collaborato assieme in modo che il nostro cosmo abbia potuto presentarsi come lo conosciamo. La probabilità che Dio non esiste, non è minore della probabilità che il cosmo intero sia stato creato dalle nostre spiegazioni scientifiche. La vita è un miracolo enorme, ci avviciniamo alle spiegazioni scientifiche, ma una questione rimane comunque sempre: perché tutto questo? Ecco io credo in Dio! [...] La storia della creazione è molto importante per me, ma è chiaramente da intendersi come una parabola! Mi capita spesso di leggere la Bibbia e vedere che la parabola sempre mi rimette in strada. Non riesco ancora a capirlo». Alla domanda su che cosa porterebbe in un isola deserta, il Nobel risponde: «Sull’isola vorrei portare in ogni caso, la Bibbia. Qui trovo tutto: le parabole la creazione, l’edificazione, e non ultimo, la tensione [...]. Io sono cristiano e voglio tentare di vivere come un cristiano. Non solo frequentando diligentemente la chiesa, ma anche nella vita quotidiana». Tiene comunque a precisare che «Le idee creazioniste, naturalmente, sono pura follia per me»(da Cicero 2007)

 
  

Nicola Cabibbo, 1935, fisico, cattolico
Noto per l’introduzione nella fisica delle particelle dell’angolo di Cabibbo, già presidente dell’INFN e dell’ENEA, è stato presidente della Pontificia Accademia delle Scienze, socio nazionale dell’Accademia Nazionale dei Lincei e uno dei soli 4 scienziati italiani recenti ad essere membro della National Academy of Sciences degli Stati Uniti d’America.

    • «Oggi tra gli scienziati cattolici è chiarissimo che si può benissimo credere nell’evoluzionismo e nella Creazione (non nel creazionismo). Dire il contrario è come sostenere che la Terra è piatta o il Sole si muove perché così diceva la Bibbia»
      (da Darwin, bersaglio della Destra, Il Messaggero 18/1/03)
  • «La teoria dell’evoluzione può essere fastidiosa per i cristiani perché sembra entrare in conflitto con l’idea della creazione divina. Questa paura è, tuttavia, infondata. Ciò che entra in contrasto con la creazione divina è la possibile estensione della teoria dell’evoluzione in una direzione materialistica, il cosiddetto evoluzionismo. Ciò che l’evoluzionismo sembra dire, e sto pensando ad autori come Dawkins, è che non c’è necessità di Dio. Ma questa estensione della teoria di Darwin non è parte di ciò che è stato scoperto dalla scienza»
    (da NCA.com 21/7/05)

 
 

John Houghton, 1931, climatologo, cristiano
Tra i massimi esperti mondiali del cambiamento climatico, è stato professore di fisica dell’atmosfera presso l’Università di Oxford, amministratore delegato presso il Met Office e fondatore del Hadley Center. E’ l’attuale presidente del Victoria Institute.

  • «La nostra scienza è la scienza di Dio. Sua è la responsabilità dell’intera narrazione scientifica. Lo straordinario ordine, la coerenza, l’affidabilità e l’affascinante complessità che si riscontrano nella descrizione scientifica dell’universo sono riflessi dell’ordine, della coerenza, dell’affidabilità e della complessità dell’opera di Dio»
    (citato in J. Ratzinger, “Fede e scienza”, Lindau 2010, pag. pag. 21)

 
  

Giovanni Prodi, 1925, matematico, cattolico
Tra i più grandi matematici italiani del Novecento è noto anche per le sue molteplici attività riguardanti l’insegnamento della matematica. Grande testimone della compatibilità tra scienza e fede.

  • «Non posso pensare che la scienza crei il minimo disturbo alla fede, e nemmeno che la scienza faccia da propagandista per la fede. Il mio punto di vista è un altro: ammettiamo che ci sia già la fede, o almeno quello stato di ricerca della fede che è forse più diffuso di quanto possa apparire. Allora, se è vero, come dice il salmo 18 che “i cieli narrano la gloria di Dio”, è anche vero che la scienza di oggi apre altri cieli alla nostra meditazione. È’ forse venuto il momento in cui il credente possa trovare nella meditazione sapienziale sulla scienza un modo di lodare Dio e di aumentare il desiderio di possederlo»
    (G. Prodi, Intervento su “Scienza e Fede”, 1981)

 
  

Antony Flew1923, filosofo della scienza, deista
Docente di filosofia presso l’Università di Aberdeen, l’Università di Keele, l’Università di Reading e quella di Toronto. Sostenitore e propugnatore di successo per decenni dell’ateismo filosofico, nel 2004 Flew ha annunciato pubblicamente la rinuncia essendosi convinto dell’esistenza di Dio basata sull’evidenza scientifica e sulla riflessione sulla complessità della realtà biologica.

  • Commentando la sua conversione, ha detto: «Non ho sentito nessuna voce, è stata la stessa evidenza che mi ha condotto a questa conclusione [...]. Certamente la figura carismatica di Gesù è così speciale che è sensato prendere in seria considerazione l’annuncio che lo riguarda. Se Dio si è davvero rivelato è plausibile che lo abbia fatto con quel volto»
    (A. Flew, “Dio esiste. Come l’ateo più famoso del mondo ha cambiato idea” Ed. Alfa e Omega, 2010)

 
  

Margherita Hack, 1922, astrofisica, atea
Ha diretto l’Osservatorio Astronomico di Trieste portandolo a rinomanza internazionale ed è membra delle più prestigiose società fisiche e astronomiche.

  • «La scienza non riesce a dare una risposta totale. Quindi il mistero c’è certamente. Se quando morirò dovessi scoprire che c’è la vita eterna, direi a Dio che ho sbagliato. E forse tutto sommato, sarebbe bello essersi sbagliati [...]. Gesù è stato certamente la maggior personalità della storia. Il suo insegnamento, se è resistito per 2000 anni, significa che aveva davvero qualcosa di eccezionale: ha trasmesso valori che sono essenziali anche per un non credente».
    (M. Hack, “Dove nascono le stelle”, Sperling & Kupfer 2004, pag. 198)

 
  

Wernher von Braun, 1912, ingegnere aerospaziale, cristiano
Fu il primo direttore della Nasa e una delle figure principali nello sviluppo della missilistica. E’ ritenuto il capostipite del programma spaziale americano.

  • «Non si può essere esposti alla legge e l’ordine dell’universo senza giungere alla conclusione che ci deve essere una progettazione e uno scopo dietro a tutto. Più si comprende la complessità dell’universo e più dobbiamo ammirare il progetto inerente su cui si basa [...]. Il metodo scientifico non ci consente di escludere i dati che hanno portato alla conclusione che l’universo, la vita e l’uomo siano basati su un progetto. Essere costretti a credere ad una sola conclusione – che tutto nell’universo è accaduto per caso – sarebbe in contrasto con l’oggettività della scienza stessa. Certo, ci sono quelli che sostengono che l’universo si è evoluto da un processo casuale, ma quale processo casuale potrebbe produrre il cervello di un uomo o il sistema dell’occhio umano? [...]. L’elettrone è materialmente impensabile, eppure è perfettamente conosciuto grazie ai suoi effetti, come l’illuminazione delle nostre città. Quale strana logica rende accettabile da alcuni fisici l’inconcepibile realtà dell’elettrone, mentre li fa rifiutare l’accettazione di un Progettista solo per il fatto che non possono concepirLo? Temo che, anche se in realtà non capiscono cosa sia l’elettrone, sono pronti ad accettarlo perché sono riusciti a riprodurre un modello piuttosto maldestro, ma non saprebbero da dove cominciare per costruire un modello di Dio [...]. La resistenza primaria a riconoscere la causa “della progettazione”, come una valida alternativa alla corrente scientifica “della casualità” si trova nel inconcepibilità, agli occhi di alcuni scienziati, di un progettista. Ma l’inconcepibilità di alcuni non dovrebbe consentire di escludere qualsiasi teoria che spiega l’interrelazione dei dati osservati [...]. Noi, alla NASA abbiamo avuto successo perché abbiamo cercato di non trascurare nulla. E’ in questo stesso senso di onestà scientifica che mi associo alla presentazione di teorie alternative per l’origine dell’universo, la vita e l’uomo dal punto di vista scientifico. Sarebbe un errore trascurare la possibilità che l’universo sia stato pianificato piuttosto che sia avvenuto per caso»
    (W. Von Braun, “Lettera a Mr. Grose“, del 14/9/1972)

 
  

Melvin Calvin, 1911, biochimico e premio Nobel, ebreo
Nobel per la chimica grazie ai suoi studi sulla fotosintesi e per la scoperta del ciclo di Calvin.

  • «Nel cercare di discernere le origini della convinzione sull’ordine dell’universo, mi pare di trovarle in un concetto fondamentale scoperto duemila o tremila anni fa, ed enunciato per la prima volta nel mondo occidentale dagli antichi ebrei: ossia che l’universo è governato da un unico Dio e non è il prodotto dei capricci di molti dèi, ciascuno intento a governare il proprio settore in base alle proprie leggi. Questa visione monoteistica sembra essere il fondamento storico della scienza moderna»
    (M. Calvin, “Chemical Evolution”, Oxford 1969, pag. 258)

 
 

Lucien Morren, 1906, ingegnere ed elettrotecnico, cattolico
Stimato docente di elettrotecnica presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università Cattolica di Louvain La Neuve e fondatore e presidente del SIQS (Segretariato Internazionale per le Questioni Scientifiche). Scrisse più volte sulla responsabilità degli scienziati cattolici nel mondo.

  • «L’uomo è aperto all’orizzonte illimitato dell’essere, è chiamato ad operare nello spartiacque tra il divenire e il nulla, tra il senso e il non-senso»
    (L. Morren, “Temps et Deveir”, 1984)

 
  

John Carew Eccles, 1903, neurofisiologo e premio Nobel, cattolico
Premio Nobel per la medicina nel 1963, fu autore di scoperte fondamentali sulla fisiologia di neuronied in particolare sul meccanismo biochimico dell’impulso nervoso. Respinse apertamente l’impostazione atea e neoempiristica che afferma lo scientismo e la casualità del mondo.

    • «Io accetto tutte le scoperte e tutte le ipotesi ben corroborate della scienza, però esiste un importante residuo non spiegato da essa, anzi al di là di ogni futura spiegazione scientifica. Ciò conduce al tema della teologia naturale, con l’idea di un soprannaturale che si trova oltre il potere esplicativo della scienza»
      (J.C. Eccles, “Il mistero uomo”, Il Saggiatore 1990, pag.18)
  • «L’emergere della vita non avrebbe potuto essere predetto neppure partendo da una completa conoscenza di tutti gli eventi di un mondo prebiotico; e neppure si sarebbe potuto predire l’emergere dell’autocoscienza. Contro la teoria materialistica monistica io esporrò la mia convinzione che nella nostra esistenza e nelle nostre esperienze di vita c’è un grande mistero, non spiegabile in termini materialistici. Il nostro sentimento di libertà non è un’illusione e il cosmo non è qualcosa che gira perennemente senza senso. Le nostre conoscenze non possono andare al di là del fatto che siamo tutti parte di un qualche grande disegno»
    (J.C. Eccles, “L’origine della vita”, Garzanti 1983, pag. 18,19)

 
 

Werner Karl Heisenberg, 1901, fisico e premio Nobel, cristiano
Premio Nobel per la fisica nel 1932 è considerato uno dei fondatori della meccanica quantistica.

  • «Le scienze naturali sono in un certo senso il modo con cui andiamo incontro al lato oggettivo della realtà. La fede religiosa, viceversa, è l’espressione di una decisione soggettiva, con la quale stabiliamo quali debbano essere i nostri valori di riferimento nella vita. Devo ammettere che non mi trovo a mio agio con questa separazione, dubito che alla lunga delle comunità umane possano convivere con questa netta scissione tra sapere e credere»
    (K.H. Heisenberg, “Fisica e oltre. Incontri con i protagonisti 1920-1965″, Boringhieri 1984, pp. 92-103)

 
 

Richard Swinburne, 1934, filosofo della scienza, cristiano
Professore emerito presso l’Università di Oxford, i suoi contributi filosofici sono presenti nel campo dell’filosofia della religione, filosofia della scienza, teologia e tomismo.

  • «Si noti che io non sto presupponendo un “Dio delle lacune”, un Dio al puro scopo di spiegare le cose che la scienza ancora non ha spiegato. Io sto presupponendo un Dio allo scopo di spiegare perché la scienza spiega; io non nego che la scienza spieghi, ma presuppongo Dio per spiegare perché la scienza spiega. Proprio il successo della scienza nel mostrarci quanto profondo sia l’ordine del mondo fornisce valide ragioni per credere che tale ordine abbia una causa ancora più profonda»
    (citato in J. Ratzinger, “Fede e scienza”, Lindau 2010, pag 56-57)

 
Tipler Frank, 1947, fisico, cristiano
Docente di fisica matematica alla Tulane University di New Orleans, noto e discusso divulgatore scientifico.

  • «Io credo che si debbano accettare le implicazioni della legge fisica, quali che esse siano. Se comportano l’esistenza di Dio, allora Dio esiste [...] Dal punto di vista della fisica teorica più recente, il cristianesimo non è soltanto una religione, ma una scienza sperimentalmente verificabile»
    (F.J. Tipler, “La fisica del cristianesimo”, Mondadori 2008, pagg. 4 e 6)

 
 

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ETA’ MODERNA

 
Arthur Holly Compton, 1892, fisico e premio Nobel, cristiano
Premio nobel per la fisica nel 1917.  

  • «Il grande compito che ci è riservato è niente meno che sviluppare una civiltà in cui gli uomini crescano in vera libertà, per essere degni della loro grande eredità di figli di Dio”
    (da “Zeitschrift für Wissenschaft, Kunst und Literatur”, Stoccarda 1957, 6, p. 613)

 
  
Albert Einstein, 1879, fisico e premio Nobel, cristiano
Contribuì in modo determinante alla fisica teorica e specialmente è noto per la sua scoperta della legge dell’effetto fotoelettrico. Rifiutava l’idea di un Dio trascendente come quello cristiano, più volte tuttavia riconobbe la necessità di postulare un Creatore immanente come spiegazione ultima della realtà.

  • «Trovi sorprendente che io pensi alla comprensibilità del mondo come a un miracolo o a un eterno mistero? A priori, tutto sommato, ci si potrebbe aspettare un mondo caotico del tutto inafferrabile da parte del pensiero. Ci si potrebbe attendere che il mondo si manifesti come soggetto alle leggi solo a condizione che noi operiamo un intervento ordinatore. Questo tipo di ordinamento sarebbe simile all’ordine alfabetico delle parole di una lingua. Al contrario, il tipo d’ordine che, per esempio, è stato creato dalla teoria della gravitazione di Newton è di carattere completamente diverso: anche se gli assiomi della teoria sono posti dall’uomo, il successo di una tale impresa presuppone un alto grado d’ordine nel mondo oggettivo, che non era affatto giustificato prevedere a priori. È qui che compare il sentimento del “miracoloso”, che cresce sempre più con lo sviluppo della nostra conoscenza. E qui sta il punto debole dei positivisti e degli atei di professione, che si sentono paghi per la coscienza di avere con successo non solo liberato il mondo da Dio, ma persino di averlo privato dei miracoli. La cosa curiosa, certo, è che dobbiamo accontentarci di riconoscere il “miracolo”, senza poter individuare una via legittima per andar oltre. Capisco che devo ben esplicitare quest’ultima considerazione in modo che non ti venga in mente che, indebolito dall’età, io sia divenuto vittima dei preti».
    (A. Einstein, “Lettera a Maurice Solovine”, GauthierVillars, Parigi 1956 p.102)
  • «La scienza contrariamente ad un’opinione diffusa, non elimina Dio. La fisica deve addirittura perseguitare finalità teologiche, poichè deve proporsi non solo di sapere com’è la natura, ma anche di sapere perchè la natura è così e non in un’altra maniera, con l’intento di arrivare a capire se Dio avesse davanti a sè altre scelte quando creò il mondo»
    (citato in Holdon, “The Advancemente of Science and Its Burdens”, Cambridge University Press, New York 1986, pag. 91)
  • «Gli atei fanatici sono come schiavi che ancora sentono il peso delle catene dalle quali si sono liberati dopo una lunga lotta. Essi sono creature che – nel loro rancore contro le religioni tradizionali come ‘oppio delle masse’ – non posso sentire la musica delle sfere».
    (citato in Isaacson, “Einstein: His Life and Universe”, Simon e Schuster 2008)
  • «Nelle leggi della natura si rivela una ragione così superiore che tutta la razionalità del pensiero e degli ordinamenti umani è al confronto un riflesso assolutamente insignificante. Qual è il senso della nostra esistenza, qual è il significato dell’esistenza di tutti gli esseri viventi in generale? Il saper rispondere a una siffatta domanda significa avere sentimenti religiosi. Voi direte: ma ha dunque un senso porre questa domanda. Io vi rispondo: chiunque crede che la sua propria vita e quella dei suoi simili sia priva di significato è non soltanto infelice, ma appena capace di vivere»
    (A. Einstein, “Religione e scienza”, 1930)
  • «Io non sono ateo e non penso di potermi definire panteista. Noi siamo nella situazione di un bambino che è entrato in una immensa biblioteca piena di libri scritti in molte lingue. Il bambino sa che qualcuno deve aver scritto quei libri, ma non sa come e non conosce le lingue in cui sono stati scritti. Sospetta però che vi sia un misterioso ordine nella disposizione dei volumi, ma non sa quale sia. Questa mi sembra la situazione dell’essere umano, anche il più intelligente, di fronte a Dio. La convinzione profondamente appassionante della presenza di un superiore potere razionale, che si rivela nell’incomprensibile universo, fonda la mia idea su Dio»
    (citato in Isaacson, “Einstein: His Life and Universe”, Simon e Schuster, pag. 27)
  • «Quello che vedo nella natura è una struttura stupenda che possiamo capire solo in maniera molto imperfetta e davanti alla quale la persona riflessiva deve sentirsi pervasa da un profondo senso di ‘umiltà’. È un sentimento sinceramente religioso che non ha nulla a che vedere con il misticismo. La mia religiosità consiste in un’umile ammirazione di quello Spirito immensamente superiore che si rivela in quel poco che noi, con il nostro intelletto debole e transitorio, possiamo comprendere della realtà. Voglio sapere come Dio creò questo mondo. Voglio conoscere i suoi pensieri; in quanto al resto, sono solo dettagli»
    (A. Einstein, “Pensieri di un uomo curioso”, Mondadori 1997)
  • «Ciò che veramente mi interessa è se Dio avesse potuto fare il mondo in una maniera differente, cioè se la necessità di semplicità logica lasci qualche libertà»
    (citato in S. W. Hawking e W. Israel, “Einstein. A Centenary Volume”, Cambridge University Press 1987)
  • «Chiunque sia veramente impegnato nel lavoro scientifico si convince che le leggi della natura manifestano l’esistenza di uno Spirito immensamente superiore a quello dell’uomo, e di fronte al quale noi, con le nostre modeste facoltà, dobbiamo essere umili»
    (citato in H. Dukas e B. Hoffmann “Albert Einstein: the Humane side”, Princeton 1989, p. 32)
  • «La mia religiosità consiste nell’umile ammirazione dello spirito infinitamente superiore che rivela se stesso nei minimi dettagli che noi siamo in grado di comprendere con la nostra fragile e debole intelligenza [...]. Io non sono positivista. Il positivismo stabilisce che quanto non può essere osservato non esiste. Questa concezione è scientificamente insostenibile, perché è impossibile fare affermazioni valide su ciò che uno “può” o “non può” osservare. Uno dovrebbe dire: “Solo ciò che noi osserviamo esiste”. Il che è ovviamente falso»
    (citato in D. Brian, “Einstein a life”, Wiley 1996)
  • Il grande matematico cattolico Francesco Severi, amicissimo di Einstein, nel suo libro “Dalla scienza alla fede” racconta che poco prima che Einstein morisse, mentre affrontavano il tema religioso, egli disse: «Chi non ammette l’insondabile mistero non può essere neanche uno scienziato»
    (citato in F. Saveri, “Dalla scienza alla fede”, Edizioni Pro Civitate Christiana 1959, pag. 103)
  • In un’intervista, alla domanda: “Fino a che punto è influenzato dalla cristianità?”, egli rispose: «Da bambino ho ricevuto un’istruzione sia sul Talmud che sulla Bibbia. Sono un ebreo, ma sono affascinato dalla figura luminosa del Nazareno». L’intervistatore chiede: “Ha mai letto il libro di Emil Ludwig su Gesù?”. Risposta: «Il libro di Ludwig è superficiale. Gesù è una figura troppo imponente per la penna di un fraseggiatore, per quanto capace. Nessun uomo può disporre della cristianità con un bon mot». Ancora una domanda del giornalista: “Accetta il Gesù storico?”. Risposta: «Senza dubbio! Nessuno può leggere i Vangeli senza sentire la presenza attuale di Gesù. La sua personalità pulsa ad ogni parola. Nessun mito può mai essere riempito di una tale vita»
    (A.Einstein, Intervista sul “The Saturday Evening Post”, 26/10/1929)
  • «Dio non gioca a dadi»
    (citato in “Einstein e Bohr, Scienza e vita”, lettere ’16-’55, Einaudi 1997, pag. 176)

 
  
Guglielmo Marconi, 1874, fisico e premio Nobel, cattolico
Nobel per la fisica nel 1909, sviluppò la telegrafia senza fili.

  • «La scienza è incapace di dare la spiegazione della vita; solo la fede ci può fornire il senso dell’esistenza: sono contento di essere cristiano»
    (G. Marconi, “Discorso al I° congresso della Radio Industria italiana”, Bologna 5/5/1934)

 
  
Alexis Carrel, 1873, medico e premio Nobel, cattolico
Nobel per la medicina nel 1912 per i suoi contribuiti fondamentali ai progressi nelle tecniche di sutura dei vasi sanguigni ed alle ricerche sui trapianti.

  • Carrel, agnostico e scettico, sostituì un suo collega in un viaggio con dei malati a Lourdes. In quell’occasione fu testimone oculare di un miracolo accaduto a una giovane donna, Marie Bailly, che lui stesso aveva più volte visitato constatandone l’estrema e disperata gravità. Sotto la grotta di Lourdes la donna guarì improvvisamente sotto i suoi occhi e all’evento seguì la conversione cattolica di Carrel. La descrizione dei fatti vennero scritti dal Premio Nobel in un libro intitolato: Viaggio a Lourdes (1949)
  • Nel 1910 si recò nuovamente a Lourdes e anche allora assistette a una miracolosa guarigione, quella di un bambino di sei mesi cieco dalla nascita.
    (da Wikipedia)

 
  
Max Plank, 1858, fisico e premio Nobel, cristiano/deista
Pilastro della fisica contemporanea e premio Nobel per la fisica del 1918. Ha spesso criticato i positivisti e l’atteggiamento antireligioso e antimetfisico, in particolare durante una conferenza nel maggio 1937 in Spagna dal titolo: “Religione e Scienza”.

  • «In qualunque direzione e per quanto lontano noi possiamo vedere, non troviamo da nessuna parte una contraddizione tra religione e scienza, ma piuttosto un pieno accordo proprio nei punti più decisivi [...]. Niente ci impedisce, anzi la nostra natura intellettuale tendente ad una concezione unitaria del mondo lo esige, di identificare tra loro i due poteri operanti su tutto, eppure pieni di mistero, l’ordinamento del mondo della scienza e il Dio delle religioni [...]. È un dato indubitabile della ricerca fisica che le pietre elementari dell’edificio del mondo non giacciono l’una accanto all’altra in gruppi isolati senza coesione, ma sono connesse tutte insieme secondo un piano unico, o, in altre parole, che in tutti gli eventi della natura domina una legalità universale, da noi, almeno fino ad un certo punto, conoscibile»
    (M. Plank, “Scienza, filosofia e religione” Fratelli Fabbri Editori 1973, con introduzione di A. Einstein)
  • «Religione e scienza non si escludono, ma si completano e si condizionano a vicenda. E la prova è rappresentata dal fatto che proprio i più grandi scienziati di tutti i tempi erano penetrati da profonda religiosità»
    (M. Plank, “La conoscenza del mondo fisico”, Boringhieri 1993, pag. 64-65)
  • «Tutta la materia ha origine ed esiste solo in virtù della propria forza, la quale fa vibrare le particelle atomiche e che le tiene insieme come un minuscolo sistema solare dell’atomo. Così dietro questa forza dobbiamo supporre uno Spirito intelligente e consapevole. Questo Spirito è il fondamento di tutta la materia»
    (M. Planck, Conferenza tenuta a Firenze nel 1944)

 
  
Joseph Lister, 1827, medico e padre dell’antisepsi, cristiano
Rivoluzionò l’approccio dei chirurghi alla pratica operatoria e divenne il più importante scienziato britannico. Presidente della Royal College of Surgeons, gli venne dedicato il nome di un germe: la listeria.

  • «Io sono un credente nelle dottrine fondamentali del cristianesimo»
    (citato in H.M. Morris, “Men of Science, Men of God”, Master Books 1982, p. 67 e Answersingenesis.org)
  • La World Book Encyclopedia ha scritto: «tutta la vita, è rimasto timido, umile e sicuro nei suoi propositi, perché egli umilmente credeva di essere guidato da Dio»
    (da World Book Encyclopedia, 15th edition, 1985, Vol. 7, p. 395 e Answersingenesis.org)

 
  
Louis Pasteur, 1822, chimico, biologo e padre della microbiologia, cattolico
E’ universalmente considerato il fondatore della moderna microbiologia, ha inoltre operato nel campo della chimica, e di lui si ricordano la teoria sull’enantiomeria dei cristalli e innumerevoli altre scoperte.

  • «La scienza fa gli uomini più vicini a Dio»
    (citato in Michael Patrick Leahy, “Letter to an Atheist”, pag, 61, 2007)
  • «In futuro si riderà sulla stupidità dei moderni filosofi materialisti. Quanto più io studio la natura, più io rimango stupito dell’opera del Creatore. Di solito io prego mentre sono impegnato nel mio lavoro in laboratorio»
    (da “The Literary Digest”, 18 ottobre 1902)
  • «Che vi è al di là? Lo spirito umano, spinto da una forza invincibile, non cesserà mai di domandarselo. Colui che proclama l’esistenza dell’infinito – e nessuno può evitarla – accumula in tale affermazione più di soprannaturale che possa esistere sui miracoli di tutte le religioni, perché la nozione dell’infinito ha il doppio carattere d’imporsi e di essere incomprensibile e quando questo concetto coglie la nostra comprensione non possiamo che inginocchiarci. Io vedo ovunque nel mondo l’espressione inevitabile dell’Infinito, attraverso di essa il soprannaturale arriva in fondo ad ogni cuore. L’idea di Dio è una forma del concetto di infinito»
    (citato in Camille Flammarion, “Per la scienza dell’anima”, Società Editrice Partenopea 1923 e in William Osler, “The Life of Pasteur”, 1907)
  • «Benedetto colui che porta dentro di sé Dio e un ideale, e che gli obbedisce. Un ideale di arte, di scienza, o di virtù evangeliche. Tutti questi riflettono la luce dell”Infinito»
    (citato in Connie Robertson, “The Wordsworth Dictionary of Quotations”, p. 320, 1998)
  • «I greci ci hanno dato una delle parole più belle della nostra lingua, la parola “entusiasmo” (un Dio dentro). La grandezza degli atti degli uomini sono misurati con l’ispirazione da cui derivano. Felice è colui che porta all’interno Dio»
    (citato in Frederic & Mary Ann Brussat, “Spiritual Literacy: Reading the Sacred in Everyday Life”, 1998)

 
  
Maria Mitchell, 1818, astronoma, cristiana
Fu la prima donna americana a lavorare come astronomo professionista e scoprì una cometa.

  • «Questi immensi spazi della creazione non possono essere misurati dalla nostra limitata potenza, eppure piccola come è la nostra realtà rispetto alla infinità della creazione, breve come è la nostra vita in paragone ai cicli del tempo, noi siamo così intrecciati con il tutto, che la vibrazione delle parole che noi gridiamo, riempie tutto lo spazio e il suo tremore attraversa tutto il tempo»
    (citato in M. Bersanelli, O protagonisti o nessuno, Meeting CL, Rimini 27/8/08)

 
  
James Young Simpson, 1811, medico e padre dell’anestesia, cristiano
Scoprì le proprietà anestetiche del cloroformio ed è considerato come uno dei padri dell’anestesia.

  • Alla domanda di un giornalista su cosa fosse la sua più grande scoperta, egli rispose:
    «Quando ho saputo Gesù Cristo era morto per i miei peccati»
    (citato in jcsm.org)

 
  
Charles Darwin, 1809, biologo, geologo, zoologo e botanico, agnostico
Padre della teoria darwinista che ha permesso un enorme salto in avanti per capire i processi dell’evoluzione umana. Di religione anglicana, si allontanò dalla fede dopo la morte della figlia nel 1851.

  • «Vi è qualcosa di grandioso in questa concezione della vita, con i suoi diversi poteri, originariamente impressi dal Creatore in poche forme o in una forma sola; e nel fatto che, mentre il nostro pianeta ha continuato a ruotare secondo l’immutabile legge della gravità, da un così semplice inizio innumerevoli forme, bellissime e meravigliose, si sono evolute e continuano ad evolversi».
    (C. Darwin, “L’origine della specie”, BUR Biblioteca Universale Rizzoli)
  • «Il mio giudizio è spesso fluttuante, e persino nelle mie fluttuazioni più estreme non sono mai stato ateo nel senso di negare Dio. Credo che in generale, ma non sempre, la mia posizione possa essere descritta più apporpriatamente con il termine agnostico»
    (C. Darwin, “Autobiografia”, 1879)
  • «È quasi impossibile esimersi dal paragonare l’occhio al telescopio. Noi sappiamo che questo strumento venne perfezionato per gli sforzi incessanti degli intelletti più distinti; quindi naturalmente inferiamo che anche l’occhio sia stato formato per mezzo di qualche processo analogo. Ma questa induzione sarebbe forse presuntuosa? Abbiamo noi qualche diritto di applicare alle opere del Creatore delle facoltà intellettuali analoghe a quelle dell’uomo? […]come non potremo ritenere che un apparato ottico vivente sia stato così formato, tanto superiore a quello di cristallo, quanto le opere del Creatore lo sono a quelle dell’uomo? [...] Alcuni autori fra i più eminenti sembrano pienamente soddisfatti dell’opinione che ogni specie sia stata creata indipendentemente. Nel mio concetto, si accorda meglio con ciò che noi sappiamo, intorno alle leggi impresse dal Creatore alla materia, l’idea, che la produzione e l’estinzione degli abitanti passati e presenti del mondo siano dovute a cagioni secondarie, simili a quelle che determinano la nascita e la morte degli individui [...] Vi ha certamente del grandioso in queste considerazioni sulla vita e sulle varie facoltà di essa, che furono in origine impresse dal Creatore in poche forme od anche in una sola; e nel pensare che, mentre il nostro pianeta si aggirò nella sua orbita, obbedendo alla legge immutabile della gravità, si svilupparono da un principio tanto semplice, e si sviluppano ancora infinite forme, vieppiù belle e meravigliose»
    (C. Darwin, “L’origine della specie”, pag. 99, 249, 277, 278)

 
  
David Brewster, 1781, fisico, cristiano
Scoprì la legge della polarizzazione dei cristalli biassiali, delll’ottica dei minerali e della doppia rifrazione da compressione. Gli vennero conferiti i più alti titoli e premi scientifici.

  • «La scienza è sempre stata e sempre deve essere la salvaguardia della religione [...]. Verità fisiche hanno un origine divina come le verità religiose»
    (citato in “More Worlds Than One: The Creed of the Philosopher and the Hope of the Christian”, 1856 e in Todayinsci.com)

 
  
Isaac Newton, 1643, matematico e fisico, cristiano
Considerato una delle più grandi menti di tutti i tempi, è universalmente noto per la descrizione della legge di gravitazione universale, attraverso le sue leggi del moto, creò i fondamenti per la meccanica classica. Credeva in Dio, ritenendolo un “orologiaio” dell’Universo, essere impalpabile, trascendente, che lo aveva messo in moto. Vedeva come prova dell’esistenza di questo Essere la complessità dei moti planetari.

    • «Non credo che l’Universo si possa spiegare solo con cause naturali, e sono costretto a imputarlo alla saggezza e all’ingegnosità di un Essere intelligente”»
      (I. Newton, Lettera a Richard Bentley, 10/12/1682)
  • «Tutta quella diversità delle cose nella natura, che troviamo adatte a tempi e luoghi differenti non può derivare da altro che dalle idee e dalla volontà di un Essere che esiste necessariamente [...]. Io mi vedo come un fanciullo che gioca sulla riva del mare, e di tanto in tanto si diverte a scoprire un ciottolo più levigato o una conchiglia più bella del consueto, mentre davanti a me si stende inesplorato l’immenso oceano della Verità».
    (I. Newton, “Principi matematici della filosofia naturale”, 1697)

 
  
Blaise Pascal, 1623, matematico, fisico, filosofo e teologo, cattolico
Uno dei più importanti scienziati della storia, contribuì in modo significativo alla costruzione di calcolatori meccanici e allo studio dei fluidi. 

  • Valutiamo questi due casi: se vincete, vincete tutto, se perdete non perdete nulla. Scommettete, dunque, che Dio esiste, senza esitare”.
    (Blaise Pascal, “Pensieri”, pag. 233.)

 
  
Giovanni Keplero, 1571, astronomo e matematico, cristiano
Uno dei più grandi astronomi di tutti i tempi, rivelò le leggi che regolano il movimento dei pianeti e che sono chiamate, appunto, leggi di Keplero. Credeva di riconoscere un’analogia con la Trinità nell’armonia geometrica dell’Universo.

  • «Condivido l’idea per cui la sapienza legislativa di Dio opera in modo libero sui movimenti celesti senza alcun macchinario, nè alcun rotolamento di sfere»
    (G. Keplero, “Opera Omnia”, Olms Hildesheim, 1971)
  • «Mi sono proposto di dimostrare in questa operetta, o lettore, che Dio Ottimo Massimo, nella costruzione del mondo e nella disposizione dei cieli guardò ai cinque corpi solidi regolari. [..]La mirabile armonia delle cose immobili (il Sole, le Stelle fisse e lo Spazio), che corrispondono alla Trinità di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, mi incoraggiò nel tentativo»
    (G. Keplero, “Mysterium Cosmographicum”, 1597)
  •  «lo scopo principale di ogni indagine sul mondo esterno dovrebbe essere quello di scoprire l’ordine razionale che vi è stato imposto da Dio e che egli ci ha rivelato con il linguaggio della matematica»
    (citato in M. Kline, “Mathematics: the loss of certainty”, Oxford University Press 1980, pag. 31).
  • «Così Dio in persona troppo buono per rimanere ozioso, cominciò a giocare al gioco delle firme. Firmando la sua immagine nel mondo: quindi mi arrischio a pensare che tutta la natura e la bellezza dei cieli sono simboleggiati nell’arte della geometria»
    (G. Keplero, “Tertius Interveniens”, 1610)

 
  
Galileo Galilei, fisico, astronomo e matematico, cattolico
Considerato il padre della scienza moderna, rivoluzionò l’astronomia perfezionando l’uso del telescopio e scoprendo la rotazione della Terra, le macchie solari, le montagne della Luna, dei satelliti di Giove, le fasi di Venere, le stelle che compongono la Via Lattea, e introdusse il metodo scientifico (detto spesso metodo galileiano). Più volte ribadì di essere stato aiutato dalla grazia divina nelle sue scoperte.

  • «Tutte queste cose sono state scoperte e osservate in questi ultimi giorni per mezzo del telescopio escogitato da me, in precedenza illuminato dalla grazia divina».
    (G. Galilei, “Sidereus nuncius” , MDCX, vol. 4)
    • «Nelle mie scoperte scientifiche ho appreso più col concorso della divina grazia che con i telescopi».
      (citato in F.Flora, “Galileo Galilei, Lettere”, Einaudi 1978)
    • «Ma se sopra una tal resoluzione [accettare o rifiutare il Copernicanesimo] è sia bene attentissimamente considerare, ponderare, esaminare, ciò che egli scrive [Copernico], io mi sono ingegnato di mostrarlo in una mia scrittura, per quanto da Dio benedetto mi è stato conceduto, non avendo altra mira che alla dignità della Santa Chiesa e non indirizzando ad altro fine le mie deboli fatiche»
      (G. Galilei, “Lettera a Dini”, 23/03/1615, Edizione nazionale delle Opere di Galileo, vol. V).
    • «Ho due fonti di continua consolazione. La prima, che nei miei scritti non ci può essere la pur minima ombra di irriverenza verso la Santa Chiesa; e secondo, la testimonianza della mia coscienza, che solo io e Iddio nei cieli conosciamo fino in fondo. Egli sa che, nella causa per cui soffro, sebbene molti abbiano potuto parlare più dottamente, nessuno, neanche gli antichi padri, ha parlato con più pietà o con maggior zelo per la Chiesa di quanto non abbia avuto io».
      (G. Galilei, “Lettera a Nicolò Fabri di Peiresec”, 21/02/1635, Edizione nazionale delle Opere di Galileo)
    • «Procedendo di pari dal Verbo divino la Scrittura Sacra e la natura, quella come dettatura dello Spirito Santo, e questa come osservantissima esecutrice de gli ordini di Dio».
      (G. Galilei, “Lettera a Padre Benedetto Castelli”, 21/12/1613, Edizione nazionale delle Opere di Galileo, vol. V, 282-285)
    • «L’universo non potrà essere letto finché non avremo imparato il linguaggio e avremo familiarizzato con i caratteri con cui è scritto. E’ scritto in linguaggio matematico, e le lettere sono triangoli, cerchi e altre figure geometriche, senza le quali è umanamente impossibile comprendere una singola parola»
      (G. Galilei, “Il saggiatore”, 1623, pag. 171.)
  • «Non poter mai la Sacra Scrittura mentire, tutta volta che sia penetrato il suo vero sentimento, il qual non credo che si possa negare essere molte volte recondito e molto diverso da quello che suona il puro significato delle parole»
    (G. Galilei, “Lettera alla Granduchessa Madre di Toscana”, Edizione nazionale delle Opere di Galileo, Firenze 1968, vol. V, pag. 315)

 
  
Ambroise Paré, 1509, medico e fondatore della chirurgia, cattolico
Padre della chirurgia moderna, va a lui il merito di aver introdotto la legatura dei vasi in seguito alle amputazioni.

    • «Sono così determinato a non nascondere il talento che Dio è stato contento di concedermi nella Chirurgia, che è la mia vocazione in questa breve vita, che quanto più i miei giorni passano, tanto più duramente io mi sento guidato a lavorare mentre essi si consumano, per aiutare, se posso, quelli che avranno a che fare con me, finché Dio sarà felice di lasciarmi su questa terra»
      (A. Paré, “Preface of The Book of the Plague”, 1568).
  • «Io l’ho bendato e Dio l’ha guarito»
    (frase che compare in molti suoi scritti, da Catholic Encyclopedia)

 
 

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ETA’ MEDIEVALE

Nicolò Copernico, 1473, astronomo e religioso, cattolico
Propose un nuovo sistema cosmologico che segnò l’avvio della rivoluzione scientifica moderna.

  • «Quale ammirevole simmetria del mondo e che sicuro nesso armonico tra il movimento e la grandezza delle orbite. Tanto divina è per certo questa fabbrica dell’Ottimo e Massimo Artefice!».
    (N. Copernico, “De revolutionibus orbius caelestium libri sex”, libro I, cap. X)

 
  
Leonardo Da Vinci, 1452, artista, scienziato e pittore, deista/cristiano
Uno dei più grandi geni dell’umanità mai esistiti. Dipinse miriadi di immagini raffiguranti la Vergine e altri personaggi religiosi, ironizzò più volte sulla Chiesa. Si convertì al cristianesimo negli ultimi anni di vita.

  • Il Vasari, celebre studioso dell’arte, riferì che la conversione portò Leonardo ad un ripensamento critico della sua opera di artista, pentendosi di non aver dedicato più tempo e creatività al tema del sacro. E riporta: «Divenuto vecchio, Leonardo stette molti mesi ammalato; e vedendosi vicino alla morte, disputando de le cose cattoliche, ritornando nella via buona, si ridusse a la fede cristiana con molti pianti. Laonde confesso e contrito, se bene e’ non poteva reggersi in piedi, volse devotamente pigliare il Santissimo Sacramento fuor de ‘l letto».
    (Vasari, “Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori, e architettori”, IV° Parte, 1550)

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