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Complotto sì, complotto no, complotto infinito

Creato il 11 dicembre 2013 da Lundici @lundici_it

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Probabilmente la NASA e gli USA avrebbero dovuto spendere più soldi ed energie per costruire e rendere credibile per mezzo secolo un finto sbarco sulla Luna di quanti ne spesero per andarci davvero.

Chissà se il giorno dopo l’assassinio di Abele da parte di Caino, già si cominciò a parlare di un complotto. E se, ai tempi di Noè, sorsero teorie che spiegavano il diluvio universale come una terribile cospirazione ordita contro la povera gente.

L’esercizio della dietrologia, ossia il voler vedere sempre qualcosa “dietro” alla realtà così come appare in superficie, è vecchio quanto il mondo. Alle spiegazioni semplici, immediate o comunque più comunemente accettate, sempre se ne affiancano altre che individuano occulti mandanti, l’immancabile “grande vecchio”, i “poteri forti”, i servizi segreti o “il governo, alleato coi matusa per impedire ai giovani di essere tali” per dirla con Elio e le Storie Tese.

Complotto sì, complotto no, complotto infinito

Probabilmente la NASA e gli USA avrebbero dovuto spendere più soldi ed energie per costruire e rendere credibile un finto sbarco sulla Luna di quanti ne spesero per andarci davvero.

C’è una teoria cospirativa per quasi tutto: l’uomo non è in realtà sbarcato sulla Luna, Kennedy è stato ucciso dalla mafia, dalla CIA, dai cubani o forse da Lyndon Johnson, gli alieni sono tra noi da decine d’anni, le piramidi egizie sono state costruite millenni prima di quanto normalmente creduto, le Torri Gemelle sono state fatte esplodere dagli israeliani, esiste un complotto demo-pluto-giudaico-massonico per cui gli ebrei domineranno il mondo (come sosteneva Hitler), le scie lasciate dagli aerei in cielo sarebbero in realtà dovute a sostanze chimiche rilasciate nell’atmosfera da misteriose entità per cambiare il clima, ecc. ecc. ecc.

Ma da dove nasce quest’impulso a pensare che esista sempre qualcosa “dietro”? Beh, innanzitutto è molto più attraente il mistero, l’irrisolto, l’enigma. Quanti libri si scrivono su questi argomenti che non avrebbero ragion d’essere se tutto fosse chiaro e accettato come tale? Ma c’è di più, ci sono altre spiegazioni e su queste vogliamo soffermarci.

In estrema sintesi, le teorie cospirative prevedono che alcuni soggetti molto potenti e tendenzialmente malvagi realizzino progetti utili ai loro interessi, spesso in maniera assai complessa, tenendo nascosto il tutto agli ordinari cittadini a cui viene propinata una versione dei fatti semplice ed edulcorata.

Il pratica “il male” è considerato come il frutto di menti raffinatissime, messo in atto da organizzazioni potentissime e terribilmente perfide. Questa visione non fa altro che spostare “il male” lontano da noi stessi, in territori lontani, prerogativa di entità e persone diverse da noi. Noi e quelli come noi non pianificano malvagità, come uccidere 3.000 persone innocenti facendo crollare le Torri Gemelle per raggiungere i loro scopi. Noi no, ma “loro” sì. Ciò che infatti più ci spaventa del male non è tanto il male in sè, quanto la sua possibile vicinanza. Per questo motivo, di fronte alla malvagità, il nostro primo impulso è identificarne gli autori come persone o entità che non possono appartenere al nostro mondo. Una madre che uccide il figlio non può essere una persona che appare come noi, e che è finita vittima di grossi problemi psichici, ma deve essere una persona d’indole maligna, diversa da noi. Lo shock della tragedia di Cogne non fu solo la morte di un bambino, ma anche che l’autrice appariva come una madre “normale” e quindi ciò avvicinava terribilmente a noi quel male assoluto.

Complotto sì, complotto no, complotto infinito

Adolf Eichmann in prigione in Israele.

Quando nel 1961 il gerarca nazista Eichmann, una delle massime personificazioni del male, fu processato a Gerusalemme, oltre e forse più della rievocazione delle terribili efferatezze di cui si era reso responsabile, ciò che più sconvolse fu il rendersi conto che egli non era un alieno, ma una persona normale, banale, tanto che la scrittrice Hannah Arendt pubblicò un saggio intitolato proprio “La banalità del male”. A cominciare da Hitler, i “cattivi” sono sempre dipinti come personaggi psicopatici, disumani, maligni in ogni loro atto, aspetto e momento della loro vita. L’idea che invece il “cattivo” possa essere una persona qualunque, il vicino della porta accanto, che ad uccidere Kennedy sia stato solo Lee Oswald con un fucile da quattro soldi o che le Brigate Rosse fossero operai e studenti di 25 anni e non addestrati agenti dei servizi segreti, mette un gran senso di inquietudine, perché ci insinua il pensiero che “il male” possa compiuto da chiunque ed essere ovunque, accanto a noi, anche dentro di noi…E anche se è terribilmente difficile, ancorché necessario, fare i conti con la propria parte oscura; molto meglio allontanare da sé certi pensieri ed eventualità, anche immaginando che dietro agli atti maligni ci siano sempre persone o soggetti cattivissimi che agiscono in altri modi e mondi, come ad esempio servizi segreti, la CIA, il Mossad, ecc..

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Secondo alcune teorie, gli extra-terrestri si sono incontrati con i presidenti statunitensi sin dai tempi di Eisenhower, ma nessuno ce lo dice.

Inoltre i complottisti sarebbero organizzatissimi e potentissimi e capaci di ordire progetti planetari, tenendoli nascosti a miliardi di persone per decenni. La CIA e gli israeliani avrebbero pianificato gli attacchi dell’11 settembre, raccontandoci poi un sacco di frottole. Se così non fosse, bisognerebbe prendere in considerazione la possibilità che invece, chi è preposto alla nostra sicurezza – CIA, FBI, esercito del USA nella fattispecie – sia stato assai poco efficiente nel compiere il proprio lavoro, che è proprio quello di immaginare ed evitare attacchi del genere, ossia in estrema sintesi: proteggerci dal male.

Forse potrebbe essere darci più fastidio e disturbo l’idea che chi deve proteggerci non è sempre capace di farlo. Se un presidente degli Stati Uniti può essere ucciso in mezzo alla strada, se 4 aerei commerciali possono essere sequestrati con dei taglierini, se un terremoto può avvenire per cause naturali (e non per colpa di trivellazioni di qualche multinazionale), siamo costretti ad accettare l’idea che le tragedie possano piombarci addosso da un momento all’altro, senza preavviso, senza protezioni adeguate. In qualche maniera può risultare più rassicurante pensare che esista una qualche entità superiore, anche se malvagia, che tenga tutto sotto controllo, piuttosto che tutto sia precario, incerto, instabile e in balia della fredda indifferenza del caso e della Natura.

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C’è chi sostiene che Torri Gemelle siano state fatte crollare dai servizi segreti israeliani i quali avrebbero avvertito tutti gli ebrei che vi lavoravano di non recarsi al lavoro quella mattina.

A questo proposito, vorrei domandare ai complottisti: e se le teorie cospirative più assurde e difficili da credere fossero messe in giro proprio dai governi, servizi segreti, FBI, ecc. perché risultino incredibili anche quelle che invece corrispondono alla realtà? Come ad esempio accadde con il famoso bacio tra Andreotti e Riina. L’attenzione dell’opinione pubblica (e forse anche della giuria) si concentrò su quella scena così grottesca da apparire e probabilmente essere incredibile, e non sulle gravi accuse di connivenza con Cosa Nostra che venivano rivolte ad Andreotti, con il risultato che anch’esse risultarono poco credibili. Insomma, se proprio vogliamo essere dietrologi, non potrebbe essere che alcune teorie cospirative siano in realtà vere ed altre messe in giro dagli stessi cospiratori per sviare l’attenzione dei cittadini più attenti?

Le teorie cospirative inoltre pongono la loro attenzione e presumono l’esistenza di una “metarealtà”, una realtà alternativa e differente da quella che ci si para di fronte. E se è cosa buona e giusta sforzarsi di osservare ciò che abbiamo sotto il naso andando oltre le apparenze, è altrettanto vero che spesso la tentazione di evadere dalla realtà, proiettandosi in mondi alternativi è assai forte e, in definitiva, poco costruttiva. Mi sembra, a questo proposito, emblematico che, quando una cospirazione si dimostra reale, ossia dal mondo della metarealtà “collassa” nel mondo della realtà, non suscita l’interesse e l’indignazione che dovrebbe, come se, appunto, i complottisti siano assai affascinati dall’aspetto extra-realtà. Vedasi, ad esempio, quanto accaduto quando Edward Snowden ha svelato che gli Stati Uniti hanno spiato per anni miliardi di telefonate ed email, cosa che ha scatenato molte meno reazioni di quanto avrebbe dovuto.

Per stare bene al mondo è forse importante imparare ad accettare la realtà così com’é: spesso banale, noiosa, semplicistica. Ma anche bizzarra, imprevedibile, originale, complicata e caotica. Del resto, lo sono anche le nostre piccole vite quotidiane: ordinarie e apparentemente piatte, ma costellate di miriadi di piccole stranezze ed eventi stravaganti.

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“The umbrella man” a Dallas, il 22 novembre 1963

Nel momento esatto in cui spararono a Kennedy, sul marciapiede a fianco alla sua automobile c’era un uomo che alzava e abbassava un ombrello aperto. Il fatto è che quel giorno a Dallas splendeva il sole….Che diavolo ci faceva allora un uomo (ribattezzato “The umbrella man”) con un ombrello nero aperto? Le teorie cospirative sostengono che stesse facendo un segnale agli assassini per dare il via libera agli spari, oppure per invitarli a sparare un secondo colpo perché il primo non era stato fatale. Ma c’è anche chi sostiene che l’ombrello fosse in realtà un’arma che sparò un dardo che colpì la gola del presidente…

L’uomo fu poi identificato e dichiarò che il suo comportamento voleva essere una protesta nei confronti del padre di Kennedy per il suo appoggio – quando egli era ambasciatore nel Regno Unito – al leader britannico, Chamberlain, il quale era stato troppo debole nei confronti di Hitler e che andava sempre in giro con un ombrello nero. Ora, la storia è certamente assai strampalata. Ma, domandiamoci: non sarebbe ancora più assurdo pensare che un complotto così ben concepito e realizzato si serva di uomo così palesemente fuori posto, così maldestramente in vista, quando invece un assassino o un “palo” dovrebbero far di tutto per passare inosservati?

Forse la realtà e la vita stessa sono, a volte, più originali e bizzarre di quanto crediamo e ci costa fatica accettare che non esista sempre una logica, seppure malvagia. Allo stesso tempo gli eventi possono seguire cammini complessi, ingarbugliati, difficilmente razionalizzabili con l’idea, per esempio, di un complotto che, in fondo, prevede una logica precisa e lineare. Forse non è esistito un complotto organizzato volto ad uccidere Kennedy, ma può essere esistita un’intricata serie di comportamenti ed accadimenti, coordinati o meno, che hanno creato le condizioni perché Lee Oswald si mettesse in testa di uccidere Kennedy. Spesso è difficile trovare un senso, perché forse il senso non c’è ed è necessario fare i conti con questo. Siamo viandanti, soli nel mondo, nel quale dobbiamo e possiamo trovare sostegno e amore nel prossimo, anche senza la certezza che esista un disegno superiore. Come scriveva il poeta Antonio Machado: “Viandante, le tue orme sono il cammino e niente più: viandante, non c’è cammino, il cammino si fa camminando […] Viandante, non c’è il cammino, solo scie nel mare”.

 

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Gian Pietro "Jumpi" Miscione

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"La vita è la più grande delle avventure, ma solo l'avventuriero lo scopre" [G. K. Chesterton, scrittore] http://jumpibrasil.wordpress.com/


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