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Contributi a una cultura dell’Ascolto CAMMINARSI DENTRO (253): All’origine dell’insicurezza personale

Creato il 19 agosto 2011 da Gabrielederitis @gabriele1948

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E’ Joan che parla: «Tutti dovrebbero poter tornare indietro con la memoria ed essere certi di aver avuto una mamma che amava tutto di loro, anche la pipì, anche la cacca. Chiunque dovrebbe poter essere sicuro che la mamma gli voleva bene giusto perché era lui, e non per quello che avrebbe potuto fare. Altrimenti non ci si sente in diritto di esistere, si sente che non si sarebbe mai dovuti nascere. Non importa cosa succede poi a questa persona, non importa se soffre, può sempre guardare indietro e sentire che può essere amato. Può amare se stesso: non può più rompersi. Ma se non può tornare su queste cose, allora può rompersi. Ci si può rompere soltanto se si è già a pezzi. Finché il mio io bambino non è stato amato io ero a pezzi. Amandomi come si ama un bambino lei mi ha aggiustato».
 – RONALD LAING, L’io diviso. Studio di psichiatria esistenzia- le (1959)

Ho proposto la lettura di questo brano di Laing ad alcuni genitori del Centro di ascolto perché si concentrassero per un po’ sul compito delle cure genitoriali. Al di qua della patologia, è interessante cogliere la funzione della madre nell’instaurarsi di processi psichici ‘normali’. Tralasciare ogni riferimento specifico alla schizofrenia, per considerare ciò che è comune alla condizione di ogni persona in età evolutiva. Inquadrare il tema del rapporto con la madre all’interno del ciclo vitale della famiglia.  

A proposito di insicurezza, tutti ne parlano con disinvoltura, senza chiarire mai da dove venga, cosa la generi, come sia possibile affrontarla, quali siano i ‘rimedi’. Evidentemente, non c’è solo l’insicurezza ontologica di cui parla Laing, quella che divora l’esistenza delle persone che poi si ammalano. La più comune insicurezza, che ci assale generando in noi imbarazzo, disagio, paura non è forse il portato dell’incompleta individuazione, di una sospensione dei processi di crescita che non dovremmo mai smettere di assecondare e promuovere in noi?


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