Magazine Diario personale

Copertina Rosa e Capelli Corti

Da Romina @CodicediHodgkin

 A Claudia, per te che sei figlia e riscatto di un corpo che ha dovuto imparare a fidarsi nuovamente di se stesso.

copertina corta

“C’era una volta una copertina rosa. Questa copertina se ne stava, insieme a molte altre compagne, sullo scaffale di un negozio. Erano delle copertine molto simpatiche, delle dimensioni perfette per abbracciare qualcuno sul divano o magari su un lettino da bambini. Erano morbide ed avevano una particolarità: su uno degli angoli avevano tutte un animaletto, diverso a seconda del loro colore. Le copertine verdi avevano un ranocchio. Quelle grigie un elefantino. Quelle arancioni un gatto. Quelle rosa avevano un maialino. Il simpatico grugnetto e le zampe erano cuciti sulla stoffa ma le orecchie erano due buffi triangolini di feltro ciondolanti. Copertina Rosa e le sue compagne, dunque, se ne stavano sul loro scaffale in attesa che qualcuno le scegliesse per farne la loro copertina preferita. Un giorno, una signora con tanto trucco a mascherare lo sguardo triste, vide il porcellino sorriderle dalla copertina e, sebbene non ne avesse voglia, non poté fare a meno di sorridergli in risposta. Era un maialino sveglio, quello, sapeva come fare a consolare le persone. La signora con gli occhi tristi lo capì subito e decise di comperare la copertina.

Benché avesse il cuore pesante e avesse proprio bisogno di avvolgersi in una copertina simpatica, la signora non aveva preso per sé Copertina Rosa. Era un regalo per sua figlia, che era a casa malata. La ragazza, purtroppo, non era malata d’influenza o varicella. La giovane aveva un cancro del sistema linfatico e stava molto male. Il giorno in cui Copertina Rosa arrivò in casa, la figlia della signora con gli occhi tanto truccati e tanto tristi stava veramente molto male. Le medicine la affaticavano molto e da un paio di giorni riusciva a stento a scendere dal letto. Quando Copertina Rosa vide Capelli Corti, si disse che il suo non sarebbe stato un compito facile e si spaventò. Si aspettava di dover far compagnia ad un bambino che avesse paura del buio e che cercasse le sue orecchie, la notte, per trovare il coraggio di affrontare le sue paure. Pensava di dover avvolgere un’adolescente in preda alle pene d’amore o di dover scaldare i piedi ad una coppia di fidanzati abbracciati sul divano. Accidentaccio, non era pronta per un lavoro del genere. Era solo una copertina con un maialino. Cosa poteva mai raccontare ad una malata? Come si consolano i malati di cancro? Copertina Rosa si sentiva spiazzata. Tuttavia, era anche molto responsabile e, nonostante la preoccupazione e il senso d’inadeguatezza, si mise subito al lavoro.

Quello con la ragazza dai capelli corti non fu un approccio particolarmente entusiasmante. Lei l’aveva trovata subito molto graziosa ma poi ci aveva quasi vomitato sopra. Non sono cose che succedono alle copertine, di solito, forse a quelle che stanno con i bambini piccoli, ma non alle copertine degli adulti, per quanto giovani siano. Il primo impatto, dunque, era stato piuttosto brutale. Insomma, lei era solo una copertina con un porcellino, non era nemmeno particolarmente di qualità…e per stare con un malato di cancro serviva un grande talento, bisognava essere migliori. Tutto sommato, non le andava nemmeno di impegnarsi in un’impresa così ardua. Il primo giorno si era sentita così avvilita da esser tentata di boicottare la lavatrice per infeltrirsi o rimpicciolirsi fino ad essere inutilizzabile. Una volta, si era persino nascosta nell’armadio, sotto una pila di maglioni. Capelli Corti aveva notato subito l’assenza di Copertina Rosa e se ne era molto dispiaciuta. Era malata e le piaceva quando le cose che le facevano bene restavano a portata di mano. Che strano, pensava la ragazza, da quando si era ammalata aveva perso la copertina, le lezioni all’università e tanti amici. La copertina ascoltò la sua proprietaria lamentarsi di tutte queste sparizioni e pensò che gli amici che se ne erano andati erano stati molto scortesi. Poi si fermò a riflettere e capì che, dopo tutto, lei non era affatto meglio delle persone che erano sparite. Forse anche loro avevano trovato difficile stare con Capelli Corti ed erano scappati…proprio come lei. La copertina si rese conto di essersi comportata molto male, così sporse uno degli orecchi del porcellino fuori dalla pila di maglioni e fece in modo di farsi ritrovare.

Passata questa fase, Copertina Rosa si rese conto che non era poi così difficile essere amico di un malato di cancro. Capelli Corti, tutto sommato, faceva cose normali, e lei non doveva fare poi nulla di difficile o strano. Certo, essere la copertina di una malata di cancro era un impegno molto oneroso, si era in servizio molte ore al giorno, sette giorni a settimana, ma non era un brutto lavoro. Capelli Corti se la avvolgeva sulle spalle per studiare. Quando la giovane studiava, Copertina si interessava degli argomenti dei suoi esami e presto divenne molto istruita, per gli standard della sua categoria. Quando tirava fuori i libri, Capelli Corti non sembrava quasi più malata, era decisa a dimostrare a tutti di cosa poteva essere capace una persona che in tanti, scioccamente, compativano e davano per spacciata. Copertina Rosa condivideva con lei ore e ore di studio, la ascoltava ripetere le sue lezioni e la avvolgeva con molto più calore del solito quando tornava a casa dopo aver superato con successo un esame. Spesso guardavano la televisione o leggevano assieme sul divano. Certi giorni, Copertina Rosa si riempiva di briciole, o di segni di penna quando Capelli Corti faceva le parole crociate con suo nonno. La guardava con soddisfazione prepararsi per uscire il sabato sera dopo esser stata piegata e posata sulla sedia nella sua stanza. Partecipava volentieri ai pomeriggi in casa con le amiche di Capelli Corti che, come lei, avevano scelto di restare. Certo, c’erano anche le giornate no. Spesso, Capelli Corti rimaneva a letto, sotto coperte ben più pesanti di Copertina Rosa e non usciva di lì per ore e ore. Altre volte, la lanciava per aria all’improvviso e scappava in bagno con le mani davanti alla bocca, per poi tornare qualche minuto dopo con un aspetto così truce che quasi contrastava con l’alito di chi si è appena lavato i denti. Altre volte la bagnava di lacrime. La domenica sera la ragazza era sempre piuttosto triste, perché il lunedì è sempre una giornata piuttosto faticosa, specialmente se è il tuo giorno di chemioterapia!

Nonostante le difficoltà, Copertina Rosa e Capelli Corti erano diventate inseparabili. Copertina Rosa aveva capito che stare accanto ad un malato di cancro era difficile, certo, ma non al punto di fuggire. I mesi passarono, arrivò la primavera, il caldo e, soprattutto, la fine della chemioterapia: Capelli Corti era guarita e il porcellino di Copertina Rosa sorrideva ancora più gioioso del solito. La sua compagna aveva percorso una lunghissima strada per guarire dalla sua malattia e lei le era stata accanto, nonostante si sentisse spesso inadeguata e spesso non sapesse che cosa fare. Era andata oltre le sue paure ed aveva imparato tanto da quell’esperienza. Era cresciuta come copertina. Aveva imparato che, spesso, i malati hanno solo voglia di esser trattati come persone e non come bambole di porcellana, che scappare è da vigliacchi. Era felice per la sua amica e un po’anche per sé: l’arrivo della bella stagione significava che le lunghe vacanze delle copertine erano alle porte. L’autunno e l’inverno erano stati pesanti e carichi di emozioni, si meritava un lungo riposo e del tempo per riflettere su quanto le avevano donato quei lunghi mesi. Con Capelli Corti, si sarebbe ritrovata in autunno.

Arrivò un nuovo autunno, poi fu di nuovo primavera e di nuovo estate. Passarono le stagioni. Copertina Rosa, col passare degli anni, venne usata sempre meno, fino a ridursi ad uno stato di torpore gradevole e tiepido, chiusa dentro un armadio che non era più quello dove si era nascosta tanti anni prima. Tutto si sarebbe aspettata, la piccola coperta, fuorché di avere ancora del lavoro da svolgere. Un’estate, otto anni dopo quei lunghi mesi di cancro e vita, di vomito e risate, di lacrime e speranze, l’armadio venne messo letteralmente a soqquadro da Capelli Corti, che ora non era più una ragazzina di ventuno anni con giusto un paio di centimetri di capelli sulla testa ma un’adulta fatta e finita di 29 anni con lunghi capelli e il viso piuttosto gonfio. Copertina Rosa non riusciva a capire cosa fosse quella strana, fremente atmosfera. Le orecchie del porcellino tremarono davanti al nuovo taglio di capelli corto che la sua vecchia amica sfoggiò qualche settimana più tardi al grido di “così sarà più pratico”. La risposta alle sue domande arrivò appena dopo l’equinozio d’autunno, quando venne ficcata alla svelta in una borsa e portata all’ospedale. Ospedale dal quale uscì due giorni dopo, avvolta intorno al profumato e morbido corpicino di Tutina Bianca, la figlia di Capelli Corti, il suo nuovo incarico, la gioia che si sarebbe persa se fosse rimasta nascosta nell’armadio. Il riscatto dopo il duro lavoro di otto prima. Dopo aver passato insieme tante difficoltà, Copertina Rosa e Capelli Corti erano di nuovo scese in pista insieme per un’altra avventura, più felice, più emozionante, più straordinaria della precedente, affiatate e serene con Tutina Bianca.”

Qualcuno ha detto che le favole esistono non per insegnare ai bambini che i draghi esistono, perché loro lo sanno già. Le favole esistono per insegnare loro che i draghi possono essere sconfitti. Non è la prima volta che scrivo un’oncofiaba, Le scrivo perché si sa che il cancro è il drago dei nostri tempi, ma è anche giusto che si sappia che si può sconfiggere. Le scrivo perché anche io, ogni tanto, ho bisogno di trovare una dimensione più fiabesca della mia storia. Le scrivo per Claudia, per quando arriverà il momento in cui qualche domanda la farà. Le scrivo perché mo’basta co’ste principesse bionde, tutte gne gne che parono silfidi. Largo ad una non nobile di 65kg, mora e ragionevolmente esaurita.

Tengo in particolar modo a Copertina Rosa e Capelli Corti. Si è classificata terza al concorso letterario “Gim, paladino di un sogno”, promosso dalla Fondazione Edo ed Elvo Tempia nella sezione “pazienti e caregiver”.


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