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Dalla legge Levi al Maggio dei libri: le politiche che aiutano l'editoria

Creato il 27 luglio 2012 da Alessandraz

Pubblicato da Stefania Auci

Cari lettori, tra poche settimane, la legge Levi che vieta sconti al di sotto del 15% sul prezzo di vendita del libro e che consente iniziative promozionali solo per periodi di tempo limitati compirà un anno dalla sua promulgazione. Varata come provvedimento a salvaguardia delle piccole case editrici e delle librerie indipendenti, pare invece aver scontentato tutti: sia le grandi catene di distribuzione che hanno visto diminuire i margini di guadagno, sia gli editori, e sopratutto le librerie indipendenti, che hanno sofferto più di tutte il vincolo posto dalla legge La crisi atavica del settore si è sovrapposta alla crisi economica che il nostro Paese sta attraversando, riducendo profitti e introiti e mettendo a dura prova la resistenza di realtà culturali vivaci quali sono appunto le piccole case editrici e le librerie indipendenti


Dalla legge Levi al Maggio dei libri: le politiche che aiutano l'editoria

Eppure, ci son dei segnali di ripresa: attraverso l'iniziativa promozionale lanciata con il "Maggio dei libri"  e il suo slogan "Leggere fa crescere" , si è dimostrato che il mercato italiano ha bisogno di stimoli per tornare a buone cifre di vendita. Forse è il momento di fare  scelte coraggiose che per alcuni rasentano l'incoscienza, ma che potrebbero dare nuova linfa a un mercato librario asfittico qual è quello italiano. E' qualcosa che è già accaduto ed è la testimonianza di ciò che i lettori vogliono: il messaggio è giunto forte e chiaro. Perché durante il periodo dell'iniziativa che ha visto uniti editori, librai e catene di distribuzione, le vendite hanno avuto un balzo in avanti di oltre il 50%.


Le ragioni? Uno sconto del 20% sul prezzo di copertina, ottenuto grazie a un accordo tra associazioni di categoria. In una parola: non si tratta di abbassare i prezzi e offrire paccottiglia, ma di  abbassare i prezzi, abbattere i costi della distribuzione e offrire letture di qualità.Per un tempo ristretto (secondo quanto previsto dalla legge Levi) le librerie si sono riempite di clienti; non sono stati venduti solo i titoli da classifica ma sopratutto i testi che spesso prendono polvere negli scaffali, ossia quelli non pubblicizzati, pubblicati da case editrici minori e che spesso rappresentano delle vere e proprie perle. Grazie al passaparola tra lettori e alla volontà di sostenere l'iniziativa dimostrata da parte degli autori che si sono trasformati in sponsor, il "Maggio dei libri" è diventato un fenomeno di cui tutti gli attori della scena editoriale italiana dovranno tener conto per  la salute e la sopravvivenza dell'editoria italiana.

Quanto fino ad ora  descritto si lega altresì alle considerazioni fatte da Sandro Ferri, fondatore della casa editrice e/o sul quotidiano la Repubblica. Nel suo articolo di approfondimento, Ferri suggerisce diverse strade per risollevare le sorti delle piccole librerie, il cui destino è legato a doppio nodo a quello dell'editoria indipendente. Suggerisce di trasformarsi in "luoghi di nicchia", di proporre agli acquirenti e mettere in vetrina quei testi che spesso non hanno visibilità e mercato, al fine di coinvolgere quei lettori che cercano il quid che esuli dal romanzo in classifica o dal prodotto di massa cui l'editoria generalista ci sta progressivamente abituando... Essere una sorta di osteria in stile slow food per combattere contro gli hamburger, per capirci. 

Dalla legge Levi al Maggio dei libri: le politiche che aiutano l'editoria

Tematica scottante, che ha suscitato reazioni vivaci da parte degli esponenti della categoria. Perché spesso i librai indipendenti fanno già questo: propongono testi particolari e raffinati, incentivano gli incontri con gli autori delle piccole case editrici. Ma sono costretti a tenere sullo scaffale le "Memorie" del calciatore o della velina di grido, o il libro di cucina, o l'erotico di bassa lega per poter offrire ai lettori quei romanzi che nutrono realmente l'anima del lettore.


Ancora una volta, dunque, ci si deve piegare a un compromesso per garantire la sopravvivenza (e per quanto tempo?) della cultura indipendente in Italia in un clima di grande incertezza, legato anche alla trasformazione del mercato editoriale e digitale, come testimoniato dalle scelte editoriali di Rizzoli, e che sarà oggetto di altri approfondimenti da parte della Redazione di Diario. 
Cosa ne pensate? 


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