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Dalle Piazze ai Palazzi

Creato il 02 gennaio 2012 da Bloglobal


di Maria Serra 
Dalle Piazze ai Palazzi: l’anno che verrà.

Avevamo concluso il 2011 con una sequenza di foto tratte dalle strade e dalle piazze di tutto il mondo. Queste ultime possono essere considerate senza ombra di dubbio il simbolo dell’anno appena trascorso: da quelle nordafricane e mediorientali dalle quali sono partite le richieste di cambiamento del mondo arabo e che hanno visto la rapida caduta dei regimi pluridecennali di Ben Alì, Mubarak e Saleh, a quelle russe che chiedono la regolarità dei risultati elettorali per il rinnovo della Duma di Stato; passando per quelle di mezza Europa, le quali, attraverso il movimento degli “Indignados”, e non senza momenti di tensione, hanno fatto sentire la propria voce di fronte alle difficoltà poste dalla crisi economica globale; o ancora per quelle norvegesi che piangono i morti di una strage assurda, o per quelle africane che festeggiano la nascita di un nuovo Stato; per finire con quelle nordcoreane che piangono il loro “Caro Leader”, o con quelle statunitensi che, nell’anno della conclusione della missione in Iraq e a dieci anni di distanza dall’attacco alle Torri Gemelle, hanno accolto con festa la notizia della morte di Osama bin Laden, avvenimento che in maniera simbolica mette un punto al primo decennio del nuovo secolo.
La morte dello Sceicco saudita rappresenta l’epilogo della guerra al Terrore, o, forse, di una prima fase di essa e di un pari periodo di programmi strategici statunitensi, coincidendo, probabilmente, con una nuova stagione delle relazioni internazionali.  Ed è con la morte di Muammar Gheddafi, leader controverso della Libia della seconda metà del Novecento, che si raggiunge, forse, il culmine di quella inaspettata “Primavera Araba” – forza popolare prorompente, innovativa, alla ricerca di riscatto dai regimi pluriennali in cui ha vissuto –, di cui vedevamo le prime manifestazioni nei primi giorni dell’anno scorso e che si avvia, come simboleggiato dall’impasse siriana e dalle difficoltà egiziane ad aprirsi ad una strada effettivamente democratica, al suo autunno, o al suo inverno.
Inverno rigido come quello che sta per apprestarsi a vivere la Russia, o meglio, Vladimir Putin, che dall’esito delle consultazioni presidenziali del prossimo marzo avrà realmente il polso dei sentimenti del suo popolo. Così anche i cittadini statunitensi il prossimo novembre saranno chiamati a riconfermare – o ad eleggere – il proprio Presidente:  una legislatura, quella del Premio Nobel per la Pace Barack Obama, piena di luci e ombre, onori e oneri. Gli USA hanno abbandonato l’Iraq e si apprestano ora a ridefinire la loro posizione sullo scacchiere internazionale, con particolare riferimento all’Asia Centrale. I prossimi obiettivi sembrano infatti chiari: contenimento dell’Iran, come sembra dimostrare non solo il recente Rapporto dell’AIEA, ma anche la polemica di questi ultimissimi giorni su un possibile blocco dello Stretto di Hormuz da parte di Teheran (regime, peraltro, che non può far finta della spaccatura esistente tra Ahmadinejad e Khamenei); in secondo luogo il contenimento strategico, politico ed economico della Cina.
Quest’ultima, a dispetto della sua definizione di Paese in Via di Sviluppo,  si è confermata  essere la seconda potenza economica mondiale e, come simboleggiato dal varo della portaerei Varjag, si appresta a sfidare gli Stati Uniti anche dal punto di vista della preparazione tecnologica e militare. Anche il Dragone nel 2012 conoscerà un cambiamento al vertice: il potere passerà da Hu Jintao a Xi Jinping – mentre Li Kegiang prenderà il posto di Wen Jiabao alla carica di Primo Ministro – e a questo passaggio di consegne potrebbe corrispondere una maggiore apertura del regime alle istanze della società civile. Ma si voterà anche a Taiwan e in Corea del Sud, in attesa di vedere cosa cambierà, soprattutto, a Pyongyang dopo la scomparsa di Kim Jong-il.
Ma il 2012 è anno di elezioni anche in nel nostro Continente e, in particolare, in Francia: Françoise Hollande sembra essere favorito sull’uscente Sarkozy, che rischia di pagare caramente la spregiudicatezza delle proprie scelte in politica estera e nelle relazioni diplomatiche – dalla guerra in Libia all’approvazione alla Camera della legge contro negazionismo del genocidio armeno – e deve barcamenarsi tra le difficoltà interne dovute alle accuse di finanziamenti illegali per le proprie campagne elettorali e di alcune azioni di censura della libertà di stampa e, soprattutto, ai problemi derivanti dalla crisi economica: le banche d’oltralpe restano seriamente esposte ai rischi della crisi e il debito pubblico francese resta tra i più alti d’Europa.
A proposito, l’Unione Europea riuscirà a salvarsi? Nell’anno in cui anche il primo mandato del Presidente del Consiglio europeo Van Rompuy giungerà a termine, saranno sufficienti l’adozione del pacchetto “Six pack” sulla governance economica e il nuovo “Trattato a 26” a rimettere sulla giusta carreggiata gli Stati, a salvaguardare la stabilità e a (ri)dare un’effettiva unità, dopo lo strappo con la Gran Bretagna, al Continente? Riuscirà, soprattutto, il nuovo Trattato a creare i presupposti per una nuova architettura istituzionale che non risponda ad un mero ruolo di regolazione della moneta e del mercato ma che definisca anche la collocazione internazionale dell’UE? Gli Stati membri, che in luglio diventeranno 28 (benvenuta Croazia!), riusciranno a conferire allo spazio europeo quella competitività che le permetta di affrontare le sfide poste dalle criticità mediterranee – non solo i cambiamenti nel mondo arabo-islamico,  ma anche la crescita politica ed economica della Turchia – e di non lasciarsi schiacciare dal peso di Stati Uniti, della Cina e delle economie emergenti latinoamericane?
Si profila un anno, dunque, in cui i sentimenti popolari e le scelte elettorali si tradurranno in governi, e i governi si tradurranno in scelte politiche. Dalle “Piazze”, insomma, ai “Palazzi”. Sarà questo il 2012?
Buon anno a tutti!
* Maria Serra è Dottoressa in Scienze Internazionali (Università di Siena)

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