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Dawn prima su ”Science” in pari opportunità

Creato il 17 maggio 2017 da Media Inaf

La sonda Dawn della Nasa è una roccia. Almeno quanto i mondi che studia. Nemmeno tre ruote di reazione fuori uso su quattro sono bastate a fermarla. Le ruote di reazione, quelle che permettono un puntamento preciso, sono il tallone d’Achille delle missioni spaziali, soprattutto se di lunga durata. Per questo i telescopi spaziali ne hanno spesso qualcuna di scorta. Dawn ne aveva in tutto quattro. La prima ha dato forfait nel 2010, la seconda nel 2012 e la terza nemmeno un mese fa, lo scorso 23 aprile. Ma quell’unica ruota rimasta, con l’aiuto prezioso dei retrorazzi a idrazina, è stata sufficiente a consentire alla missione Nasa di sfruttare appieno un’occasione già in calendario da tempo (il giorno cerchiato in rosso era il 29 aprile): fotografare il cratere Occator, quello delle celebri macchie scintillanti, in opposizione. Ovvero, con il Sole esattamente alle spalle della sonda, così da avere Cerere pienamente illuminata. Situazione ideale per una serie scatti ad alta luminosità, che potete vedere nella sequenza animata in apertura.

Dawn prima su ”Science” in pari opportunità

Percentuale di donne nelle missioni di scienza planetaria della Nasa. Fonte: Science

Congratulazioni alla sonda per il risultato, dunque, e congratulazioni al team per la tenacia. Ma proprio a proposito del team vale la pena ricordare che, giusto nel numero del 5 maggio, Science evidenziava, con un grafico (qui a sinistra), come Dawn sia anche – fra le missioni per le scienze planetarie della Nasa – quella con il rapporto più equilibrato fra scienziate e scienziati. Se nelle 26 missioni planetarie dell’agenzia spaziale statunitense, su 961 persone appartenenti agli science team, le donne sono in tutto 96 – dunque nemmeno il 10 per cento – nella squadra di Dawn sono circa il 30 per cento.

E una di loro è Maria Cristina De Sanctis, ricercatrice all’Inaf Iaps di Roma e responsabile dello strumento Vir a bordo di Dawn. «A settembre del 2015, su 22 co-investigator le donne erano 7, quindi circa un terzo», ricostruisce De Sanctis a Media Inaf. «Se si aggiungono i participating scientist a Cerere, ci sono altri 7 scienziati di cui solo una donna, purtroppo. Mi pare che si possa dire che la presenza più cospicua è nel core team, ovvero fra quelli che hanno seguito il progetto in tutte le sue fasi. Voglio poi ricordare», conclude De Sanctis a proposito delle donne che hanno segnato la storia di Dawn e delle scienze planetarie in generale, «che un contributo fondamentale è stato dato dalla compianta Angioletta Coradini, che è stata una dei co-investigator storici della missione».

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