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Dieci cose che forse non sapevate su Alien – Parte 1

Creato il 24 maggio 2017 da Rivista Fralerighe @RivFralerighe

Da pochi giorni Alien:Covenant è uscito nelle sale, attirandosi sin da subito le simpatie e le antipatie del pubblico. Un risultato prevedibile, visti i precedenti di Prometheus.
Mentre eravamo in attesa del film, c’è chi, come la sottoscritta, si è dedicata a una veloce maratona dell’intera serie, cominciata nell’ormai lontanissimo 1979. Allora una giovane e tosta Sigourney Weaver incrociò per la prima volta il lucido esoscheletro di creature silenziose e letali, destinate a entrare nella storia del cinema e negli incubi di moltissimi spettatori.
Se poi, con il proseguire della storia  , ci si è lasciati a tratti prendere la mano, tra spin-off e crossover che hanno dato via a filoni e derive non sempre soddisfacenti, è indiscutibile il fatto che Alien sia una pietra miliare del cinema di genere. Tanto da essersi guadagnato, nel 2002, un posto tra i venticinque film scelti per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del congresso degli Stati Uniti.
Alien coniuga in maniera affascinante la fantascienza con l’horror. Un horror che non vive soltanto di atmosfera, ma di terrori ben più concreti, come quello  di finire fatto a pezzi da una creatura sconosciuta e terrificante, portando sullo schermo qualcosa di completamente nuovo.
E bello a vedersi.
Ciò detto, siamo certi di sapere tutto (ma proprio tutto) sul film?
Ecco dieci curiosità su Alien che, forse, vi erano poco note.

1 – Da Star Beast ad Alien

Per fare una buona storia serve, innanzitutto, un buon titolo.
È qualcosa che doveva sapere bene Dan O’Bannon, sceneggiatore di opere quali Hemoglobin e Atto di forza, giusto per citare un paio dei suoi lavori, e primo vero padre di Alien.
Per arrivare agli xenomorfi, però, dobbiamo risalire indietro nel tempo. È il 1974, O’Bannon ha appena ventotto anni e un sacco di idee in testa. Da sempre appassionato di fantascienza, scrive un racconto ambientato nello spazio che, con la collaborazione di un altro giovane di belle speranze, tale John Carpenter, diventerà un corto intitolato Dark Star.
E Dark Star è, di fatto, il primo passo che ci condurrà dritto dritto tra le zanne degli alieni, cinque anni più tardi.
Se infatti Dark Star è una parodia di una certa fantascienza cinematografica, O’Bannon è però intenzionato a realizzare una sceneggiatura “seria” , che mescoli l’horror alla sci-fi.
Considerate le premesse, Dan coinvolge nel progetto l’amico e collega Ronald Shusett,  al quale mostra un copione intitolato Memory, dove un gruppo di astronauti si risveglia dall’ibernazione a causa di un segnale di soccorso proveniente da un pianeta sconosciuto. Arrivato a questo punto, però, O’Bannon non sa come mandare avanti la storia.
Mentre cerca di risolvere il blocco dello scrittore, viene chiamato in Francia da Alejandro Jodorowsky per occuparsi della trasposizione cinematografica del romanzo di Frank Herbert, Dune. Se il progetto non andrà mai in porto, i mesi passati in Francia saranno comunque proficui per O’Bannon che lì incontrerà Moebius e H. R. Giger. Le opere di quest’ultimo, soprattutto, gli saranno fondamentali quando si tratterà di dare corpo agli xenomorfi.
Ma ci torneremo. [Se invece sei impaziente, vai al punto 4 ]
Sfumata l’ipotesi Dune, O’Bannon può tornare a lavorare su Memory ed è allora che Shusett gli dà l’idea per sbloccare il copione. Shusett suggerisce a O’Bannon di riciclare il vecchio soggetto di un gremlin che si intrufola in un bombardiere durante la Seconda Guerra mondiale, trasformando il bombardiere in una navicella spaziale e il gremlin in un alieno minaccioso e letale.
Ancora di Shusett è l’idea che l’alieno arrivi sull’astronave veicolato da un membro dell’equipaggio.
Memory diventa Star beast, storia di un equipaggio alle prese con un alieno terrificante.
A quel punto la sceneggiatura di Alien è quasi pronta per essere proposta a un produttore.
Manca solo un titolo che sia davvero accattivante.
Un titolo che viene suggerito a O’Bannon dalla rilettura stessa del copione: se Star beast sembra il titolo di una parodia, c’è un nome che viene ripetuto a oltranza nel copione.
E quel nome è “Alien”.
Un nome tanto semplice quanto perfetto.
Come la creatura che macellerà, uno a uno, i membri della Nostromo.

Dieci cose che forse non sapevate su Alien – Parte 1

2 – L’accusa di plagio di Van Vogt

Immaginiamo che un noto scrittore di fantascienza decida un giorno di andare al cinema, per vedere questo film di alieni che sta facendo impazzire i giovani, e ne esca furioso, diretto allo studio dei suoi legali deciso a far causa per plagio al regista del film, ai suoi collaboratori e ai suoi produttori.
Diamo a questo scrittore il nome di Van Vogt [tra le sue opere citiamo Non-A, Crociera nell’infinito, Il cervello trappola], e avremo l’inizio di un racconto di non-fiction. Ora, che Van Vogt sia andato al cinema per vedere Alien non è certo. Che abbia minacciato causa contro Scott e compagni per plagio, invece, è dato di fatto.
Secondo lo scrittore, infatti, era chiaro che il suo racconto Discord in Scarlett, scritto nel 1939 e contenuto in Crociera nell’infinito, fosse servito da base per la sceneggiatura del film. Troppo simili i meccanismi di riproduzione dei due alieni, come pure il modo in cui gli umani, alla fine, si liberano dalla minaccia per parlare di pura coincidenza.
In Discord in Scarlett troviamo un Ixtl, un alieno immortale e antimaterico sopravvissuto al Big Bang, che penetra nell’astronave impegnata nella Crociera per riprodursi.
E come si riproduce un Ixtl? Parassitando gli umani i quali, paralizzati, fungeranno prima da incubatrice e poi da cibo per i “cuccioli”, che divoreranno gli ospiti dall’interno fino a completa maturazione.
Alla fine un accordo economico pose termine alla discussione senza che ci fosse bisogno di adire le vie legali, pure rimane il sospetto che un giudice appassionato di entomologia avrebbe, forse, fatto risparmiare alla produzione un bel po’ di verdoni.
Se siete degli inguaribili scettici, saltate al punto 7.

Dieci cose che forse non sapevate su Alien – Parte 1

3 – Ma gli androidi sognano umani impagliati? 

Oltre al tenente Ripley, c’è un altro membro dell’equipaggio senza il quale il film di Ridley Scott funzionerebbe solo a metà. Si tratta di Ash, l’enigmatico e inquietante Ash. L’ufficiale scientifico presente sulla Nostromo, interpretato da Ian Holm e vettore secondario dello xenomorfo. Colui che, letteralmente, apre le porte della nave all’alieno.
Ash è però un personaggio fortunato. Nel copione che Shusett e O’Bannon presentano alla Brandywine, casa di produzione legata alla 20th Century Fox, l’androide ricopre un ruolo secondario. Sono David Giler e Walter Hill, soci della Brandywine a occuparsi di Ash, intervenendo così massicciamente sul copione da provocare le ire degli sceneggiatori originali i quali, d’altro canto, ritenevano i due per nulla esperti di sci-fi.
Una volta quietati gli animi, Hill e Giler lavorarono minuziosamente su Ash, dandogli quello spessore e quell’ambiguità che contribuiranno ad aumentare il senso di strisciante inquietudine e di disagio che percorre il film.
Lasciando lo spettatore nel dubbio che l’androide si stesse divertendo molto a vedere i suoi creatori soffrire. E morire.

Dieci cose che forse non sapevate su Alien – Parte 1

4 – Le creature di H. R. Giger

Opere che spaziano dal surrealismo agli orrori infernali di Bosch, le opere si H. R. Giger, al secolo Hans Rudolf Giger, suscitano nello spettatore un indiscutibile fascinom Le illustrazioni di Giger ebbero un impatto potente sull’immaginario di O’Bannon tanto che, tra Memory e Alien, si era inserita la possibilità di scrivere un soggetto che avesse come elemento principale proprio una delle creature dell’artista.
È sempre O’Bannon, durante i lavori di pre-produzione, a presentare a Scott il “Necronomicon di H. R. Giger“, il primo catalogo dell’autore.
Ed è davanti alla riproduzione del dipinto Necronom IV che Scott ha l’illuminazione. La creatura rappresentata da Giger ha una straordinaria ambivalenza: aggressiva eppure sensuale, concentra su di sé sessualità e ferocia. Un’ambivalenza che verrà mantenuta per tutti e tre gli stadi biologici degli xenomorfi [giger.com/alien.php]
È Scott che fa chiamare Giger perché si occupi del design dello xenomorfo, coadiuvato nel lavoro da Carlo Rambaldi, dando inizio a una collaborazione che durerà fino alla morte dell’artista, avvenuta nel 2014.
Per il suo lavoro su Alien (oltre che dello xenomorfo, Giger si occupò anche del design della Nostromo, della figura dello Space Jockey aka Ingegnere e dell’allestimento del pianeta LV-426), Giger vinse nel 1980 un Academy Award.

Trivia. Al di fuori dell’universo di Alien, altre opere di H. R. Giger sono state usate per il cinema e i videogiochi. Suo concept originale è Sil, l’ibrido umano-animale di Specie mortale. Si è occupato inoltre degli effetti speciali per Darkseed e Darkseed II. Il night flutter, mostro presente nel primo capitolo di Silent Hill, è la rivisitazione della scultura Statement on The Passing, mentre in Silent Hill 4: The Room, è visibile la sua opera Landscape VVIII.

Dieci cose che forse non sapevate su Alien – Parte 1

5 – Il decimo gargoyle dell’abbazia di Paisley.

Se vi capita di passare dalle parti di Paisley, Scozia, suggerisco una visita alla locale Abbazia.
Edificata intorno al 1163 circa, per essere demolita e ricostruita svariate volte, sulla sua facciata svettano, da tempo immemore, minacciose figure d’incubo e tormento.
Mostri, ai quali l’architettura ha dato il nome di gargoyle.
Tra questi ce n’è uno particolarmente interessante.
Un gargoyle che ha le sospette sembianze di uno xenomorfo che sta cercando di liberarsi dalla pietra per saltarvi addosso. Tranquilli però, non si tratta di OOPART, né dell’opera di un monaco veggente. La scultura in questione, infatti, non risale al 1200 ma a uno degli ultimi restauri, avvenuto negli anni ’90, cui è stata sottoposta la struttura.
Durante il restauro, poiché dodici gargoyle che si trovavano sul chiostro a nord-ovest erano andati completamente distrutti, si decise di sostituirli con altrettante sculture moderne e qualcuno deve aver deciso che un Alien sarebbe stato perfetto per adornare la facciata.
Un omaggio al film di Ridley Scott, certo.
Ma anche un ottimo monito per i peccatori, come direbbe il buon vecchio Dillon.

Dieci cose che forse non sapevate su Alien – Parte 1

Su Paisley e la sua suggestiva abbazia chiudiamo la prima parte di queste “dieci cose che forse non sapevate su Alien”. A venerdì per il gran finale.

Federica Leonardi



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