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Dieta ad eliminazione e patologie autoimmuni (& affini)

Creato il 04 febbraio 2015 da Ariannarossoni

Vi avevo parlato dell’ipotiroidismo, e di cure alternative all’Eutirox qualora non si rispondesse al farmaco. Vi avevo accennato che esiste un protocollo alimentare particolare da poter adottare in caso di ipotiroidismo. In realtà, questo protocollo funziona molto bene anche per altre patologie autoimmuni, per psoriasi, dermatite, rettocolite ulcerosa, Crohn e altre: in America, Australia e Inghilterra viene applicato anche a livello clinico, ossia viene prescritto direttamente dai medici (o almeno, certi medici) in associazione alla terapia farmacologica.

Dove sta il problema di questo protocollo dietetico, e perché in Italia è poco conosciuto, poco applicato, e molto osteggiato?
Andiamo con calma.

Si tratta di una dieta che elimina alcune categorie di alimenti: in primo luogo, quelli contenenti glutine e caseine. Ne traggono vantaggio le persone che soffrono di patologie infiammatorie croniche, patologie autoimmuni, ipotiroidismo o certe forme di disequilibrio endocrino.

Schermata 2015-02-04 alle 08.42.57A seconda del tipo di patologia, della sua gravità e dalla sua data d’esordio, sarebbe opportuna una prima fase nella quale si eliminano anche una serie di altri alimenti, di cui poi si effettueranno prove da reintroduzione. Non è escluso che alcuni di essi debbano essere eliminati per sempre, al pari di glutine e caseina: questo varia da soggetto a soggetto.

Alimenti di cui è bene operare un’iniziale esclusione totale:
Lectine, contenute nei legumi (tutti i legumi: lenticchie, ceci, fagioli, piselli, cicerchie, fave, arachidi, alfa-alfa).
Saponine, antinutrienti contenuti in legumi, e -in misura minore- pseudo-cereali come quinoa e amaranto.
Solanacee: pomodori, peperoni, melanzane, patate, bacche di Goji, pepe; la solanina è una sostanza che non permette all’infiammazione di spegnersi: le patologie autoimmuni sono strettamente connesse ad uno stato di infiammazione cronica, e la dieta deve pertanto essere potentemente antinfiammatoria.
Spezie, valutando attentamente se cannella, zenzero e curcuma possono essere ben tollerate. Questo vale in particolare per patologie della pelle e dell’intestino.
Frutta secca e grano saraceno, in funzione del contenuto di fitati (altri antinutrienti). Il grano saraceno potrebbe essere scarsamente tollerato da chi soffre di patologie della pelle, ma meglio tollerato in caso di disequilibri endocrini. In seguito, con le prove da reintroduzione, sia per frutta secca che per grano saraceno è consigliabile un ammollo notturno prima del consumo. 
La frutta secca e i semi oleosi (papavero, zucca, girasole…) vanno limitati anche perché, all’interno di un quadro di infiammazione cronica, contribuiscono a squilibrare il rapporto omega-6/omega-3 (di cui avevamo parlato qui).
Uova, in particolare l’albume.
Bevande alcoliche (queste meglio escluderle di fisso).
Caffeina, teina e teobromina: niente caffè, tè, cioccolato. Il caffè andrebbe eliminato completamente; dopo una prima fase di eliminazione, probabilmente il tè verde risulterà essere ben tollerato (in caso di ipotiroidismo, da non bere quotidianamente), così come piccole quantità di cioccolato fondente.

Ripeto: ciascuno degli alimenti in elenco deve essere testato e valutato sulla specifica malattia.

Quante persone sono disposte a fare una dieta del genere? Ma soprattutto, quante capiscono che si tratta di una dieta che cura i sintomi, che permette di stare bene riducendo i farmaci?
Spesso è più facile prendere (o prescrivere) la pastiglia, non preoccupandosi se nell’arco di dieci anni il suo dosaggio andrà incrementato e affiancato da altri farmaci, con netto peggioramento della salute generale.

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Credo che la comprensione del potere terapeutico della dieta sia difficile soprattutto quando la malattia si accompagna ad una notevole difficoltà a perdere peso, condizione che getta nello sconforto la persona, causando notevole disagio fisico e scarsa autostima.
Inevitabilmente, una dieta così restrittiva viene ridotta alla sua valenza dimagrante: si pensa che sia l’unico modo per poter dimagrire efficacemente (dove per efficacemente intendo a lungo, con continuità e senza rebound del peso). Non ci si rende conto, o non si vuole accettare, che questa dieta permetta anche un rallentamento del progredire della malattia, e un suo miglioramento. Ad esempio, per quanto concerne l’ipotiroidismo, sul gruppo di Franca Leccadito e del dott. Andrea Luchi troverete tantissime testimonianze di persone che grazie alla dieta ad eliminazione hanno ritrovato energie, voglia di fare, una buona digestione, positività e speranza. Tutto questo oltre al dimagrimento.

La dieta ad eliminazione come quella di cui vi ho appena parlato è la classica dieta GAPS (gut and psychology syndrome), elaborata dalla dottoressa Natasha Campbell-McBride, neurologa e neurochiruga, per curare suo figlio, cui a 3 anni era stato diagnosticato autismo.
La dieta si era rivelata perfetta per aiutare il piccolo in tutti i sintomi correlati ad autismo: problemi gastrointestinali, ipereccitabilità, psicosi, sindrome da iperattività.
In seguito, la stessa alimentazione si è rivelata essere ideale anche per molte altre patologie, tra cui -appunto- patologie infiammatorie croniche, patologie autoimmuni, disequilibri endocrini, malattie neurodegenerative.
Se volete saperne di più su questa dieta vi consiglio di leggere qui e qui.

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Alcune persone, tra cui il dott. Luchi, si spingono ancora oltre, suggerendo come terapia alimentare da affiancarsi a cure mirate la cosiddetta Paleodieta.

Fermi fermi, non chiudete subito la finestra e continuate a leggere.

La Paleodieta può essere considerata una declinazione più restrittiva della GAPS, in quanto va a limitare ulteriormente la scelta degli alimenti, escludendo tutti i cereali e tutti i legumi senza possibilità di contemplarne una reintroduzione.

Alcuni di voi avranno sentito parlare di questa dieta come di quel tipo di alimentazione adottata dalle popolazioni dell’epoca pre-agricola. Banalizzando e riassumendo: “dobbiamo mangiare solo quello che anche l’uomo primitivo mangiava”.
A mio parere, quanto appena scritto è un presupposto completamente sbagliato per approcciarsi alla Paleodieta: se ci attenessimo a quanto scritto, non solo dovremmo escludere cereali, legumi e latticini, ma dovremmo nutrirci esclusivamente con frutta e verdura selvatiche, bacche dei boschi, carni fresche non sottoposte a frollatura, vestirci di pelli, e via dicendo.
Poco realistico.

Se, anziché pensarla in questi termini, approcciassimo la Paleo da un punto di vista della salute di chi soffre di patologie croniche, il discorso cambia.

Dieta ad eliminazione e patologie autoimmuni (& affini)

Libro consigliato a chi voglia approcciare il protocollo paleo-autoimmune

Conosco le linee generali della Paleo da ben prima di iscrivermi a Dietistica, e ammetto in tutta onestà che fino al 2013 per me era follia allo stato puro: la consideravo nulla di più di una dieta iperproteica adottata da fanatici della palestra, estrema, insana e sbagliata a priori.
Ho dovuto ricredermi, e adesso vi spiego il perché.

Verso agosto del 2013 ho avuto la fortuna di conoscere le linee guida per un approccio naturale alla cura della psoriasi, redatte da Paolo Antolini e Iacopo Paolucci (trovate il loro meraviglioso gruppo Facebook qui).
Queste linee guida sono state scritte da chi ha sofferto di psoriasi, e ha deciso di uscirne buttando via ciclosporine, antibiotici e altri farmaci, per usare solo integrazione e alimentazione. Contengono una miniera di informazioni che la maggior parte dei medici e dei dermatologi ignora, frutto di anni di studi e di sperimentazioni letteralmente condotte sulla propria pelle. Una soluzione alla patologia semplice e senza effetti collaterali, un approccio olistico che prende in considerazione l’intero corpo e la mente. Il tutto spiegato in parole semplici, ma con un rigore scientifico che mi aveva impressionato.
Non scendo nei dettagli delle cure attraverso integrazione di vitamine, omega-3 e fitoestratti, quello che a noi interessa ora è la dieta che Paolo e Iacopo propongono: la Paleodieta. Le linee guida spiegano con dovizia di particolari perché glutine (cereali), caseine (latte e derivati), lectine e saponine (legumi e cereali) interferiscono con la patologia, esacerbandone i sintomi e non permettendone la remissione. Nei prossimi mesi ve ne parlerò io stessa anche in relazione ad altre patologie.
La cosa che più mi ha impressionato sono state le testimonianze dei pazienti: la psoriasi è una malattia difficile da nascondere, ma sul gruppo sono chiare e ben visibili le fotografie di regressione totale o quasi totale, con la semplice adozione delle linee guida. Paolo e Iacopo non vogliono vendervi niente: le fotografie “before/after” e le testimonianze non sono pubblicate da loro stessi come nelle più bieche pubblicità di prodotti miracolistici; sono le persone che hanno adottato i loro suggerimenti a voler condividere la loro esperienza. E -credetemi- l’affetto e la riconoscenza che nutrono verso i due fondatori del gruppo è palpabile.

Torniamo alla paleodieta.
Impressionata da quanto leggevo e vedevo, mi sono informata di più: ho passato giorni interi a leggere libri, studi scientifici e siti internet; quasi tutto in inglese (America, Gran Bretagna, Australia), poco o niente in Italia. Mi sono focalizzata sulla Paleodieta usata a scopo terapeutico, non per dimagrimento (che le diete proteiche e senza cereali funzionino, è cosa nota: che abbiano una valenza terapeutica, no). Ho trovato ricche testimonianze in relazione a MICI (malattie infiammatorie croniche intestinali), malattie autoimmuni, poliallergicità, fibromialgia, PCOS, dominanza estrogenica e molti altri quadri patologici, ciascuno dei quali declinava le linee guida della Paleo con personalizzazioni relative alla malattie stessa.
Mi sono resa conto di quanto fosse centrale il ruolo del paziente, addirittura più di quello del medico: soprattutto in America sono stati i pazienti a urlare a gran voce “ehi, anche se non sono celiaco e anche se non risulto intollerante al latte, se io escludo questi alimenti dalla mia dieta sto meglio!”.

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Quando, nell’estate 2013, la mia tiroide ha cominciato a darmi le manifestazioni più eclatanti, ho deciso di provare prima la GAPS e poi la Paleodieta per poter recedere dai sintomi senza cure ormonali di alcun tipo.
Inizialmente ho fatto una fatica immane: sebbene la GAPS mi avesse molto aiutata, è stato solo con la Paleo che ho avuto una vera inversione di rotta. Eppure, nonostante tutto quello che avevo letto, per me la Paleodieta rimaneva una dieta iperproteica, e come tale la applicavo.
Visto il mio background salutistico, facevo scelte di proteine di qualità* e mangiavo tanta verdura, ma non ero entrata nello spirito corretto della dieta; ci ho messo mesi per trovare il mio equilibrio: non “tante” proteine, ma presenti più di una volta al giorno; non grassi da ogni fonte, ma da ciò che faceva bene a me; non ragionamento in termini di grammi, percentuali e calorie, ma un maggiore ascolto del mio corpo (che, per la cronaca, nelle prime settimane invocava a gran voce gelato).

*Ecco, questo è un aspetto su cui tornerò più volte. Non voglio imbottirmi di sostanze che mi farebbero male. Quindi, a prescindere da quello che mangio, cerco sempre le alternative più naturali e meno imbottite di tossine e sostanze chimiche possibile. Che si tratti di verdura, frutta, carne o pesce.

Ci ho messo altri mesi per capire che non esiste “una” Paleodieta: pur con uno schema base uguale (eliminazione di glutine-caseina-lectine), esistono innumerevoli varianti che il paziente deve imparare a gestire su sé stesso, ascoltando il proprio corpo e a valutando la propria specifica tolleranza, senza intestardirsi su un inutile ragionamento sul genere “questo non posso perché nel paleolitico non lo mangiavano e mi farà inevitabilmente male”.
Est modus in rebus. Me l’hanno confermato sia Paolo Antolini (per la psoriasi) che Franca Leccadito (per l’ipotiroidismo): ogni patologia ha declinazioni alimentari diverse, e ogni persona ha delle risposte estremamente soggettive, che possono cambiare nel corso del tempo.
Banalmente: la prima estate ho continuato a mangiare pomodori; la seconda estate il mio corpo li rifiutava. Per i primi mesi ho escluso ogni tipo di cereali, ora invece consumo 2-3 volte a settimana piccole quantità di cereali senza glutine (riso, soprattutto). Ho dimenticato il gusto del caffè, ma mi sono resa conto che la rinuncia al cioccolato comportava uno stress il cui peso superava il beneficio della sua esclusione.
E via dicendo. Ho adattato la dieta a me. Non posso dire di seguire una dieta Paleo, né una GAPS, né un’altra dieta con un nome. Seguo la mia alimentazione, quella che mi fa stare bene. Inizialmente è stato inevitabile un taglio drastico, che mi ha permesso di rimettermi in forze; ora conosco molto bene il mio corpo e le sue reazioni. Molti alimenti mi danno un effetto immediato (generalmente: sonnolenza, gonfiore, mal di testa); per altri invece non devo sottovalutare l’effetto accumulo, che potrebbe causarmi danni di cui non mi rendo immediatamente conto (ad esempio un aumento degli anti-TPO): ecco perché tendo ad essere cauta con dosi e frequenze di certi cibi.

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So che tutti ve lo state chiedendo: ma non sgarri proprio mai?
Inizialmente, il sabato sera c’era la mia “cena libera”, e il mio fidanzato assecondava le mie richieste di andare in questo o quel ristorante, di fare questo o quel dolce; fortunatamente erano già anni che mangiavo raramente pasta e pizza, non ho avuto problemi ad abolirle del tutto. Con i dolci è stato più un problema: sono sempre stata una golosa di prima categoria.
Eppure, con il passare dei mesi, non ho più avuto bisogno del dolce: non ne ho proprio più il desiderio. Il sapore dolce continua a piacermi, ma il dolce inteso come torta o biscotti o gelato non mi tenta più. Soprattutto da febbraio 2014 ne ho fatto un consumo sempre più sporadico, e da quest’autunno solo ed esclusivamente dolci fatti in casa, senza ingredienti che non posso (non voglio) introdurre. Non mi pesa più rinunciarvi, e soprattutto -le rare volte in cui mangio dolci- non mi sembra di togliere nulla al gusto se mangio dolci “alternativi” anziché quelli classici: senza latte, farine, zucchero.
A Natale ho mangiato normalmente (accusando le conseguenze dei miei sgarri per due giorni, non lo nego): fa parte di quelle in cui voglio semplicemente godermi il pranzo con la mia famiglia. Quest’estate ho mangiato spesso il gelato dopo faticosissime camminate in montagna: non voglio giustificarmi dicendo che “avendo bruciato e sudato, ero autorizzata”; no, semplicemente avevo voglia di un gelato con il mio ragazzo.
Vado spesso al ristorante, e in ristoranti che non sono propriamente trattorie (ve l’ho mai detto che sono gastrosnob?). In quelle occasioni evito sempre piatti che contengano glutine o latte come ingredienti principali (pane, pasta, mousse, creme…), ma se ce ne fosse qualche grammo all’interno di un piatto completo non faccio la pignola.
Le rare volte in cui ho mangiato alimenti “non consentiti” nell’ultimo anno e mezzo, ho sempre cercato il meglio: sgarrare e mangiare pure mediocremente non è proprio nelle mie corde. Se devo avere cerchio alla testa, sonnolenza, gonfiore e compagnia, tanto vale che sia per un gustosissimo motivo…!

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Dunque, attualmente la mia alimentazione è senza glutine e senza latte o derivati. Consumo piccole e sporadiche quantità di cereali (senza glutine) e legumi; faccio estrema attenzione a certi tipi di verdura e a certi tagli di carne. Mangio raramente frutta secca, ma non lesino sui grassi di altro tipo (olio extravergine d’oliva e di cocco, avocado, cocco in scaglie, pesce grasso pescato in mare, grassi della carne allevata all’aperto). Mi concedo il cioccolato fondente quasi tutti i giorni (sono umana pur’io).
Questa è la *mia* alimentazione. A distanza di una decina d’anni da quando ho cominciato le mie peripezie con il cibo (prima diete impossibili, poi crisi di rebound, poi ancora problemi di salute), penso di aver finalmente trovato l’equilibrio di cui questo sito porta il nome.
Io sto bene, e questa è una sensazione impagabile. Ho energie e ottimismo, non ho mai fame, e mangio cose sempre gustose. Non devo prendere farmaci, questo è il mio successo più grande finora.
Non è stato semplice, non è stato scontato, e non lo sarà in futuro. Per questo, nel prossimo articolo, vi parlerò di quelli che a mio parere sono gli aspetti più controversi e difficili da accettare per chi deve seguire una dieta ad esclusione, GAPS, Paleo, o che dir si voglia. E, ovviamente, delle contestazioni che spesso vengono fatte in merito.

Tra parentesi: aver avuto accanto il mio ragazzo è stato fondamentale per me; è stato sostegno, forza, e motivazione. Penso che se lui, o se la mia famiglia, avessero visto con superficialità il mio nuovo modo di mangiare, avrei avuto vita difficile.


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