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Domenica 22 maggio 1977 (Radio)

Creato il 22 maggio 2010 da Cbneas1968
Domenica 22 maggio 1977 (Radio)
Domenica 22 maggio 1977 (Radio)
RADIOUNO
6,00 SEGNALE ORARIO
- RISVEGLIO MUSICALE
6,30 GIORNO DI FESTA
Un programma musicale di Gisella Pagano
7,35 CULTO EVANGELICO
8,00 GR 1 (1a edizione)
Direttore Sergio Zavoli
8,30 EDICOLA DEL GR 1
Cosa scrivono oggi i giornali
8,40 LA VOSTRA TERRA
9,10 MONDO CATTOLICO
Settimanale di fede e vita cristiana
9,30 SANTA MESSA
in lingua italiana,
in collegamento con la Radio Vaticana
10,10 GR 1 (2a edizione)
10,20 ITINERADIO
11,30 PAPAVERI E PAPERE
12,00 Tony Santagata in
CABARET DI MEZZOGIORNO
13,00 GR 1 (3a edizione)
13,30 Stefano Satta Flores in
PERFIDA RAI
14,45 PRIMA FILA
Notizie e curiosità del mondo dello spettacolo presentate da Anna Miserocchi
15,15 RADIOUNO PER TUTTI
Conduce Giovanni Baldàri
15,45 MILLE BOLLE BLU
Presenta Giorgio Calabrese
(Tra le 15,45 e le 16,45:
Da Foggia
60° GIRO D'ITALIA
Radiocronisti Claudio Ferretti, Alfredo Provenzali e Giacomo Santini)
16,40 CARTA BIANCA
Dagli studi e dagli stadi

(*)Conducono Sergio Cossa e Mirko Petternella
Nel corso del programma:
Dal Foro Italico in Roma
TENNIS: INTERNAZIONALI D'ITALIA
Radiocronista Massimo De Luca (*)
17,20 Il Pool Sportivo, in collaborazione con il GR 1, presenta
TUTTO IL CALCIO MINUTO PER MINUTO
A cura di Guglielmo Moretti, con Roberto Bortoluzzi
18,30 GR 1 SPORT - RUOTALIBERA
Servizio speciale sul 60° Giro d'Italia, a cura di Claudio Ferretti
18,45 INTERVALLO MUSICALE
19,00 GR 1 SERA
19,15 ASCOLTA, SI FA SERA
19,20 I PROGRAMMI DELLA SERA
- L'ARIALDA
Per la Sicilia
19,25 - 21,00 SICILIA SPORT
Panorama della domenica a cura di Luigi Tripisciano e Mario Vannini
21,20 GR 1 FLASH
21,25 SHOW DOWN
Braccio di ferro tra il pubblico e...
provocato da Paolo Modugno
Arbitra Duilio Del Prete con Marzia Ubaldi
22,15 JAZZ OGGI
Attualità sulla musica afro - americana
23,05 GR 1 FLASH
23,10 RADIOUNO DOMANI
23,15 BUONANOTTE DALLA DAMA DI CUORI: ELENA DE MERICK
(*) Integrazione a cura dell'amministratore del blog: ricordo personale di CBNeas, non figurante quindi nel palinsesto ufficiale di Radiouno riportato dai settimanali specializzati
RADIODUE
6,00 DOMANDE A RADIODUE
- Nell'intervallo (6,24):
BOLLETTINO DEL MARE
7,30 GR 2 - RADIOMATTINO
Direttore Gustavo Selva
Al termine: BUON VIAGGIO
7,55 CONVERSAZIONE ISRAELITICA
8,15 OGGI E' DOMENICA
8,30 GR 2 - RADIOMATTINO
8,45 ESSE TV
A cura di Giorgio Guarino e Giuseppe Nava
9,30 GR 2 - NOTIZIE
9,35 Enrico Montesano presenta:
PIU' DI COSI'
Regia di Federico Sanguigni
11,00 RADIOTRIONFO
Con Renzo Arbore, Gianni Boncompagni, Giorgio Bracardi e Mario Marenco
Nell'intervallo (ore 11,30):
GR 2 - NOTIZIE
12,00 ANTEPRIMA SPORT
Conduce Mario Giobbe
12,15 RECITAL DELL'EQUIPE 84
Nell'intervallo (ore 12,30):
GR 2 - RADIOGIORNO
13,30 GR 2 - RADIOGIORNO
13,40 COLAZIONE SULL'ERBA
Polke, mazurke...
14,00 SUPPLEMENTI DI VITA REGIONALE
14,30 MUSICA NO STOP
15,00 DI QUELLA PIRA
15,30 CANZONI DI SERIE A
Per la Sicilia:
14,30 - 16,00 TRASMISSIONI REGIONALI
16,25 GR 2 NOTIZIE
16,30 Il Pool Sportivo, in collaborazione con il GR 2, presenta
DOMENICA SPORT
A cura di Guglielmo Moretti, con Enrico Ameri
In studio Mario Giobbe
17,18 DISCO AZIONE
Presenta Daniele Piombi
18,20 GR 2 - NOTIZIE DI RADIOSERA
- BOLLETTINO DEL MARE
18,30 DOMENICA SPORT
Seconda parte
19,15 LA VOCE DEL TENORE RICHARD TUCKER
19,30 GR 2 - RADIOSERA
19,50 Franco Soprano
OPERA '77
20,50 RADIO 2 SETTIMANALE
21,00 RADIO 2 VENTUNOEVENTINOVE
22,30 GR 2 - RADIONOTTE
- BOLLETTINO DEL MARE
22,45 BUONANOTTE EUROPA
23,29 CHIUSURA
23,31 - 5,57 NOTTURNO ITALIANO
RADIOTRE
6,00 QUOTIDIANA RADIOTRE
7,45 GIORNALE RADIOTRE
8,45 SUCCEDE IN ITALIA
9,00 LA STRAVAGANZA
9,30 DOMENICA TRE
10,15 e 13,00 MUSICHE DI ALESSANDRO SCARLATTI
(ore 10,55: IL TEMPO E I GIORNI)
13,45 GIORNALE RADIOTRE
14,00 RADIOTEATRO
17,00 CONCERTO SINFONICO
19,50 51° FESTIVAL BACHIANO
20,30 L'INCORONAZIONE DI POPPEA
Opera di Claudio Monteverdi
(Negli intervalli - ore 21,40 e 23,05 circa -:
GIORNALE RADIOTRE
Direttore Mario Pinzaùti)
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I tifosi milanesi
e i lor coevi bavaresi
han percorso miglia e miglia
fino a giungere in Castiglia.
Questa sera una tenzone
del bel gioco del pallone
dirà chi, per buona sorte,
dell'Europa la più forte
squadra sarà; noi attendiamo
e fiduciosi speriamo
che il vessillo azzurro e nero
sventoli sia a Rho che a Pero,
a Bollate ed a Legnano,
in ogni vicolo italiano.
Per tornare al Focolare
e ai ricordi che sa dare
oggi del '77
parleremo, e delle vette
del massimo campionato,
combattuto e mai calato
d'interesse e di prestigio:
ogni turno è un prodigio
che le squadre di Torino
dal bel gioco sopraffino
san creare con maestria,
tenerezza e simpatia.
Di Radice e Trapattoni,
scudetti e retrocessioni,
segnature e marcatori,
curiosità e giocatori
Boris - Boris vi darà
informazioni in quantità
e di quel 22 maggio
qualcosa più che un assaggio
avrete: or vi saluto
e a "Minuto per minuto"
do la linea immantinente
per far ciò tornare in mente.
Di bandiere v'è un tripudio:
a te, Boris ! Qui è lo studio !

CBNeas

Amici sportivi all’ascolto, buon pomeriggio!
Va bene che Torino è stata, il lontano 8 maggio 1898, la culla del campionato italiano di calcio, e che ben tre delle quattro squadre in gara in quel primo torneo, disputato interamente in quella giornata, erano torinesi (anche se alla fine, a trionfare, sarebbe stato l’intruso Genoa). Ma alzi la mano chi avrebbe immaginato che, 79 anni dopo, alla vigilia dell’ultima giornata, la classifica avrebbe recitato così: “Juventus 49 punti, Torino 48, Fiorentina… 33”. Come dire, un campionato… sabaudo, con le altre 14 compagini relegate al ruolo di comparse o giù di lì. Solo negli anni ’40 si era assistito a distacchi di tale portata. Ma erano campionati, quelli, in cui la lotta riguardava esclusivamente il secondo posto: sua maestà il Grande Torino non autorizzava a sognare.
Il nuovo grande Torino, tornato a cucirsi il tricolore sulle maglie 27 anni dopo la tragedia di Superga, è invece intenzionato a conservare quello scettro che, al termine della stagione precedente, aveva strappato, dopo un’esaltante rincorsa, all’acerrima rivale di sempre: quella Juventus che, dal 13 luglio 1971, vale a dire dall’insediamento sulla poltrona presidenziale di colui che ne era stato l’indiscusso leader in campo, Giampiero Boniperti, ha conquistato tre scudetti in quattro anni.
E in effetti, alla partenza del campionato 1976/'77, tutti aspettano al varco la riconferma dei granata: il gioco scintillante messo in mostra, chiaramente ispirato a quello lanciato dal grande Ajax di Johan Cruyff e reso celebre dalla meravigliosa quanto sfortunata nazionale olandese, non lascia dubbi sul fatto che i ragazzi di Gigi Radice, attesi con trepidazione anche e soprattutto per l’
esordio in Coppa dei Campioni, possano davvero aprire una nuova frontiera per il nostro calcio, ancora impegnato nel processo di ricostruzione e rinnovamento, soprattutto a livello di mentalità, resosi necessario all’
indomani della mortificante eliminazione subita dalla nazionale azzurra al primo turno dei Mondiali 1974. Confermata in blocco l’ossatura della squadra campione, il presidente Pianelli effettua un solo acquisto di rilievo: quello dello stopper Luigi Danova dal Cesena, per oltre un miliardo di lire dell’epoca (cifra niente male per un difensore) più il cambio del terzino Marino Lombardo, che prende la strada della Romagna. Inoltre, come rincalzo, arriva dal Cagliari Cesare Butti, jolly di centrocampo, che troverà spazio.
E la Juventus? Smaltita la mazzata dell’anno precedente (un vantaggio di cinque punti scialato con tre sconfitte consecutive), Boniperti volta pagina, a cominciare dalla panchina. Al posto del vecchio amico Carlo Parola chiama un giovane allenatore che, l’anno prima, ha sorprendentemente condotto al terzo posto un Milan squassato da mille diatribe interne: si chiama Giovanni Trapattoni, e sarà il tempo a parlare per lui. D’altra parte, quella del presidente bianconero è stata una scelta effettuata in prospettiva, per aprire un ciclo vincente e coronare finalmente quel sogno di creare ex novo un tecnico da Juve che già sei anni prima era stato sul punto di realizzare, con Armando Picchi, prima che un destino crudele rapisse alla vita e allo sport l’ex capitano della Grande Inter.
La campagna acquisti-cessioni, poi, è un capolavoro: il regista Fabio Capello, alle prese con guai fisici, viene dirottato al Milan in cambio del panzer
Romeo Benetti (già bianconero nel 1968/69), mentre il centravanti Anastasi, ormai carico di problemi sia con la squadra che personali, passa a vestire la maglia dell’Inter, scambiato con Boninsegna, più vecchio di quasi cinque anni.
La critica è spiazzata, i tifosi storcono il naso, e i più estremisti
arrivano addirittura ad imbrattare i muri di casa Boniperti. Non immaginano che sarà una delle Juventus più forti di sempre quella che uscirà da questo mercato, che si completa con il ritorno del centrocampista Alberto Marchetti, l’
anno precedente in prestito al Novara in serie B, e con un altro acquisto di
prospettiva: non ha ancora 19 anni, arriva dall’Atalanta (tradizionale serbatoio della Vecchia Signora) e il suo nome è Antonio Cabrini. Anche per lui lasciamo parlare il tempo… che parlerà molto presto.
Ma come sono arrivate, al fatidico appuntamento del 22 maggio 1977, trentesima ed ultima giornata, queste due “regine”?
Per il Toro la stagione agonistica non era iniziata sotto i migliori auspici:
nel girone eliminatorio della Coppa Italia, i campioni d’Italia in carica venivano clamorosamente eliminati dal Lecce, neopromosso in serie B. Poco male, erano ben altri gli obiettivi. A cominciare dalla Coppa dei Campioni: il primo turno propone gli svedesi del Malmoe, avversario di tutto rispetto. Ostacolo superato senza particolari problemi (vittoria granata al “Comunale” per 2-1 e tranquillo 1-1 in Svezia al ritorno).
Le zebre, invece, dopo aver vinto il proprio girone di Coppa Italia grazie alla migliore differenza reti nei confronti del Genoa, superano anche il primo turno di Coppa Uefa eliminando, seppure con qualche patema, il Manchester City (sconfitta per 1-0 in Inghilterra, vittoria per 2-0 a Torino). E’ il primo passo di una trionfale cavalcata che porterà i bianconeri (dopo aver successivamente eliminato Manchester United, Shakhter Donezk, Magdeburg, A.E.K.
e, nella doppia finale, Athletic Bilbao) a conquistare finalmente un trofeo internazionale.
E finalmente, il 3 ottobre 1976, inizia il campionato: un torneo che prende fin da subito una piega ben definita. Il primo momento-chiave si ha il 5 dicembre, all’ottava giornata, quando va in scena il derby della Mole. La Juventus è a punteggio pieno; il Torino, malgrado i gravi infortuni di Claudio Sala alla prima giornata e, soprattutto, di Pecci alla seconda, e nonostante il contraccolpo causato dall’eliminazione al secondo turno di Coppa dei Campioni ad opera del Borussia Monchengladbach (sconfitta in casa per 1-2, 0-0 in Germania, con i granata ridotti in otto uomini e Graziani che conclude in porta al posto dell’espulso Castellini), seguita, cinque giorni dopo, dalla dolorosa scomparsa del grande ex capitano Giorgio Ferrini, accusa un ritardo di un solo punto. Per il calendario sono i bianconeri i padroni di casa, ma per i granata il problema non si pone: i gemelli del gol Graziani e Pulici, sempre loro, firmano lo 0-2 e il sorpasso in classifica di una lunghezza, che diventano due la settimana successiva, quando il Toro stravince a Catanzaro (0-4), mentre la Juve, al “Comunale”, viene bloccata sullo 0-0 dalla Fiorentina. Distacco immutato anche nell’ultimo turno dell’anno solare 1976 (vincono entrambe: i granata in casa per 2-0 sul Cesena, i bianconeri per 0-1 a Bologna).
Con l’arrivo del 1977, il Torino coglie tre pareggi consecutivi: la Juventus prima raggiunge e poi sorpassa i rivali. Ma il 30 gennaio del nuovo anno, approfittando della sconfitta bianconera per 3-1 all’”Olimpico” contro la Roma (la quale, il 27 febbraio, sempre in casa, batterà anche il Torino, interrompendone l’imbattibilità dopo un anno e infliggendo ai granata l’unica sconfitta di questo campionato), i ragazzi di Radice, superando in casa il Foggia per 1-0, tornano in testa. Sorpassi, controsorpassi e riagganci che durano fino alla giornata numero 27: i bianconeri, in vista della finale di andata di Coppa Uefa, chiedono e ottengono di anticipare a sabato 30 aprile l’impegno casalingo di campionato contro il Napoli, che si aggiudicano, non senza polemiche, per 2-1. Il giorno dopo, però, il Toro non sfrutta il vantaggio di conoscere già il risultato dei diretti antagonisti, non andando oltre lo 0-0 all’”Olimpico” contro la Lazio. La Juve è di nuovo avanti di un punto, e questa volta non si farà più raggiungere.
Ma c’è ancora l’ultimo turno, che propone la sfida incrociata Torino-Genova:
al “Comunale” un Genoa ormai salvo va a fare visita ai granata, mentre a “Marassi” i bianconeri, reduci dalla “battaglia” di Bilbao (sconfitta per 2-1, ma Coppa Uefa in bacheca in virtù dell’1-0 conquistato all’andata), sono ospiti di una Sampdoria che spera ancora in una salvezza praticamente impossibile: i blucerchiati, reduci da una pesante sconfitta per 4-1 subita sette giorni prima a Bologna, dovrebbero, infatti, vincere e sperare che il già retrocesso Cesena batta il Milan.
Non è un refuso, c’è scritto proprio “il Milan”: i rossoneri, tra scelte di mercato sbagliate (gli scambi Benetti-Capello con la Juventus e Chiarugi- Braglia con il Napoli), equivoci tattici (il fallimento della zona di Pippo Marchioro e il ritorno di Nereo Rocco) e bufere societarie (Rivera, vero padrone della società, ha portato alla presidenza Vittorio Duina, che dovrà lasciare a causa di svariati problemi anche di natura giudiziaria) sono incappati in una stagione disgraziata e, nonostante il sudatissimo 3-2 casalingo di una settimana prima contro il Catanzaro (che ha matematicamente condannato i calabresi alla serie B), non sono ancora aritmeticamente salvi. La gara della “Fiorita”, tuttavia, non sarà che una formalità.
Ora, però, sono le 16,30 del 22 maggio 1977: l’ultimo atto di uno dei campionati più esaltanti della storia sta per andare in scena. E visto che, da qualche tempo, la diretta radiofonica di “Tutto il calcio minuto per minuto” si è estesa anche ai primi tempi delle partite, andiamo subito anche noi a fare un giro per i campi:
- due minuti e a San Siro è già tempo di gol: Walter Novellino, punta di diamante del Perugia, viene atterrato da Gasparini; punizione battuta a sorpresa da Amenta e Bordon è battuto. Inter 0 Perugia 1;
- ben altro scossone al campionato, però, un minuto dopo: il Torino è passato in vantaggio! Cross di Zaccarelli dalla sinistra, sbuca Graziani e segna di testa. 1-0 e aggancio alla Juventus;
- altri cinque minuti, all’”Olimpico” è l’ottavo: Agostino Di Bartolomei anticipa Roversi e trafigge il portiere bolognese Mancini(quanta gente che non c’è più!). Sarà anche il gol-partita;
- micidiale uno-due di Pulici in due minuti. Al 13’ punizione dal limite:
Pecci tocca lateralmente e il numero 11 granata scaglia una bomba che non dà scampo a Girardi. Al 14’ il bis: Zaccarelli crossa nuovamente dalla sinistra, “Puliciclone” raccoglie e fa partire una saetta che si insacca all’incrocio dei pali. Partita virtualmente chiusa nonostante, tre minuti dopo, Pierino Ghetti accorci le distanze; ad ogni modo, al 17’, Torino in vantaggio sul Genoa per 3- 1;
- è invece al 23’ al “Militare” di Catanzaro, quando Renzo Garlaschelli porta in vantaggio la Lazio. Poi, tre minuti di ping pong tra lo stadio calabrese e quello di Verona dove, al 27’, Nicoli porta in vantaggio il Foggia. Torniamo a Catanzaro per segnalare, al 28’, il raddoppio della Lazio su autorete di Improta, e poi nuovamente al “Bentegodi” per il pareggio del Verona siglato, al 29’, da Fiaschi;
- al “San Paolo” di Napoli, al 37’, la Fiorentina passa a condurre, grazie a… Catellani, numero 5 partenopeo, che imita Improta, segnando nella propria rete.
Tre minuti (è il 40’) e a Cesena finisce l’incubo rossonero: Gianni Rivera, su punizione, porta in vantaggio il Milan.
E sul gol dell’abatino si chiude la prima frazione. Se le cose rimanessero così fino alla fine, il mostruoso derby-spareggio diventerebbe realtà. A Genova, infatti, la Juventus è ancora bloccata sullo 0-0. E’ una bella partita, con continui capovolgimenti di fronte: le occasioni più limpide sono state dei bianconeri, ma i blucerchiati hanno messo in mostra un gioco migliore. Josè Altafini, ospite di Enrico Ameri in postazione microfonica, si augura che, nella ripresa, si attenui un po’ il caldo affinchè la “sua” Juve possa ritrovare le necessarie energie per risolvere positivamente la pratica.
E la ripresa, a San Siro, è cominciata da due minuti quando Pavone ristabilisce la parità tra Inter e Perugia: 1-1, e sarà così fino alla fine;
- è invece il 55’ quando, all’”Olimpico”, c’è da segnalare non un gol, ma un graditissimo ritorno in campo: quello, tra le file del Bologna, di Mauro Bellugi, che mancava dalla prima giornata a causa di un gravissimo infortunio ad un ginocchio. Lo stopper rossoblù entra in sostituzione di Garuti;
- e arriviamo al 57’: a Torino, l’arbitro Bergamo assegna una punizione in favore dei granata. Mentre Sandro Ciotti descrive le operazioni preliminari alla battuta del calcio piazzato, irrompe Ameri: al 61’ (a Genova la gara è leggermente avanti) Bettega ha portato in vantaggio la Juventus, infilando Cacciatori con un colpo di tacco, dopo aver recuperato un tiro di Tardelli indirizzato verso il centro dell’area sampdoriana. Bianconeri di nuovo avanti di un punto e gelo in curva Maratona: solo pochi applausi salutano il secondo gol di “Ciccio” Graziani, quarto del Torino, che incorna di testa nell’angolo basso alla sinistra di Girardi su punizione battuta da Claudio Sala. E’ lo stesso Graziani, vedendo lo scarso entusiasmo dei tifosi, a realizzare quanto sta accadendo a Marassi;
- a furia di tentativi, invece, il Napoli riesce a pareggiare: è Savoldi, quando al “San Paolo” è il 70’, a riequilibrare le sorti dell’incontro;
- scocca il minuto numero 80 a Cesena, e un Rivera oggi tornato davvero “golden boy” raddoppia per il Milan con un bolide dal limite che fulmina Boranga. Sarà l’ultima doppietta in carriera per il numero 10 rossonero. A questo punto la salvezza è cosa fatta. Duina, per gratitudine, regala la presidenza della società al capitano che, a sua volta, gira le azioni a Felice Colombo, industriale di Bellusco, che non potrebbe iniziare nel modo migliore:
un mese e mezzo dopo i rossoneri conquisteranno la loro quarta Coppa Italia superando, nella finale-derby di San Siro, l’Inter per 2-0. Tornando al campionato, nel medesimo minuto, a Catanzaro, l’idolo locale Palanca accorcia le distanze. Risultato finale: Catanzaro 1 Lazio 2;
- è invece l’84’ a Marassi quando Enrico Ameri, una volta ripreso il suo posto dopo aver risolto alcuni… problemi (ad un certo punto nessuno sentiva più la sua voce, neppure Roberto Bortoluzzi che lo chiamava senza risposta), annuncia la conquista dello scudetto numero 17 della Juventus e, contemporaneamente, la seconda retrocessione della Sampdoria, undici anni dopo la prima (anche allora fu il 22 maggio, e anche allora “giustizieri” furono i bianconeri): è Boninsegna, con un tiro secco in diagonale su passaggio di Bettega, a chiudere definitivamente i conti insaccando sulla sinistra del portiere blucerchiato. Il Torino sa di dover salutare il tricolore, ma onora il suo impegno fino in
fondo: all’87’ c’è gloria anche per Zaccarelli, che suggella il 5-1 finale, Con questo risultato, i granata saranno la squadra ad aver segnato di più (51 reti) e subito di meno (14); l’unica squadra imbattuta in casa (per il secondo anno consecutivo), quella ad aver subito il minor numero di sconfitte (soltanto una, dopo 17 risultati utili consecutivi) e quella ad aver conquistato più punti tra le mura amiche (28); la squadra ad aver segnato più reti in casa (31) e ad averne subite di meno in trasferta (appena 5, record assoluto). E’ granata (per l’ultima volta) anche il capocannoniere del campionato: Graziani, autore di 21 reti senza battere un rigore. Solo lo scudetto non è granata, nonostante 50 punti su 60 disponibili. Solo quello…
- in pari tempo, al “San Paolo”, il Napoli chiude ingloriosamente una deludente stagione, mitigata solo in parte dall’ottimo andamento in Coppa delle Coppe, interrotto solo in semifinale per mano dei belgi dell’Anderlecht. Mentre i giocatori napoletani reclamano un rigore per atterramento di Massa, la difesa della Fiorentina effettua un lunghissimo rilancio per Mimmo Caso, che batte Carmignani. Un episodio che, a fine partita, scatena l’invasione di un tifoso solitario che tenta di aggredire l’arbitro Falasca, oggi decisamente in giornata-no. Finisce 1-2 per i viola, ma sul Napoli si abbatterà la mannaia della Lega (calcio, naturalmente), che annullerà l’incontro assegnando lo 0-2 a tavolino per gli ospiti, infliggendo altresì un punto di penalizzazione ai partenopei, avendo essi in precedenza già subita una sconfitta per delibera del Giudice Sportivo (il 9 gennaio 1977, contro la Juventus, peraltro vincitrice per 0-2 anche sul campo). Insomma, avrebbe meritato ben altra cornice l’ultima partita di campionato del grande Tarcisio Burgnich…
- c’è ancora spazio, un minuto dopo al “Bentegodi” di Verona, per l’ultima rete della stagione: quella del veronese Livio Luppi, che trafigge il portiere foggiano Luciano Bertoni, al debutto stagionale, subentrato al 64’ a Memo.
Finisce 2-1 per gli scaligeri.
E a questo punto andiamo a vedere la schedina:
Catanzaro-Lazio 1-2 2
Cesena-Milan 0-2 2
Inter-Perugia 1-1 X
Napoli-Fiorentina 0-2 2
Roma-Bologna 1-0 1
Sampdoria-Juventus 0-2 2
Torino-Genoa 5-1 1
Verona-Foggia 2-1 1
Per la serie B:
Pescara-L.R. Vicenza 2-1 1
Sambenedettese-Como 2-0 1
Spal-Atalanta 1-1 X
Per la serie C:
Padova-Cremonese 0-0 X
Campobasso-Paganese 0-0 X
Per una classifica finale del campionato di serie A che è la seguente:
Juventus 51 punti, campione d’Italia per la stagione 1976/77; il Torino, splendido secondo a quota 50, si qualifica per la Coppa Uefa. Passaporto europeo conquistato anche dalla Fiorentina, terza con 35 punti, dall’Inter, quarta a quota 33, e dalla Lazio, quinta a 31. Conclusione onorevole, per i biancocelesti capitolini, dopo una stagione tragica, contrassegnata dalla dolorosa scomparsa di Tommaso Maestrelli, il tecnico del primo storico scudetto, seguita, un mese e mezzo dopo, da quella assurda di Luciano Re Cecconi, ucciso da un colpo di pistola per lo stupido scherzo di fingersi rapinatore in una gioielleria.
Al sesto posto, a quota 29, troviamo l’ottimo Perugia di Ilario Castagner, che rispetto all’anno precedente totalizza due punti in meno, ma guadagna due posizioni; cioè, migliora…Un punto sotto troviamo, a pari merito, Napoli (per effetto della penalizzazione di cui sopra), Roma e Verona. Altro terzetto a quota 27: è quello formato dal neopromosso Genoa, salvo senza particolari patemi, e dalle deludentissime Milan e Bologna. Con 26 punti salva la ghirba anche il Foggia, condannando alla retrocessione Sampdoria (24 punti), Catanzaro
(21) e Cesena (14). Meraviglia relativa per i liguri, da anni abituati a salvarsi per il rotto della cuffia, e i neopromossi calabresi. Più stupore, invece, per il crollo dei romagnoli, che solo dodici mesi prima avevano centrato una storica qualificazione europea. Tutte e tre, comunque, avranno modo di tornare a frequentare il massimo palcoscenico calcistico: il Catanzaro ci riuscirà dopo appena un anno; il Cesena dopo quattro. La Sampdoria impegnerà più tempo (cinque anni) per riconquistare la serie A, ma tanta attesa verrà ampiamente ripagata: è infatti iniziata l’era del presidentissimo Paolo Mantovani, che condurrà la squadra genovese a livelli impensabili sino a pochi anni prima: uno scudetto indimenticabile, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa Italiana, quattro Coppe Italia e una storica quanto sfortunata finale di Coppa dei Campioni.
E se, dunque, il settantacinquesimo campionato di serie A, quarantacinquesimo a girone unico, va in archivio, non è ancora tempo di vacanze per la serie B, giunta alla sua trentaquattresima giornata. Ecco i risultati delle partite non inserite in schedina:
Avellino-Catania 1-0
Modena-Varese 1-0
Monza-Ascoli 3-2
Novara-Lecce 2-1
Palermo-Rimini 2-2
Taranto-Brescia 0-0
Ternana-Cagliari 1-2
In virtù di questi risultati, a quattro giornate dal termine, la vetta della classifica cambia padrone: al comando troviamo, infatti, il Monza con 45 punti; seguono l’Atalanta e il Lanerossi Vicenza con 44, il Pescara con 43 e il Cagliari con 42. Rimane fermo a 40 punti il Como, così come il Lecce a 38. A quota 34 l’Ascoli viene raggiunto dai “cugini” della Sambenedettese, mentre il Taranto aggancia il Varese a quota 33; altrettanto fa la Spal, a 30 punti, con il Catania. Salgono a 29 Avellino e Brescia, e a 28 Palermo e Rimini. Sorpasso del Modena, che raggiunge quota 27, sulla Ternana, rimasta ferma a 26. Chiude il Novara con 23 punti.
Un campionato cadetto, quello di quest’anno, che in fatto di suspence non si rivelerà affatto inferiore a quello dei “moschettieri”: basti pensare che, al termine delle 38 giornate, solo il Lanerossi Vicenza, con 51 punti, sarà certo della promozione. Gli altri due posti se li dovranno giocare Pescara, Atalanta e Cagliari, appaiate a quota 49. La roulette russa degli spareggi premierà il Pescara, cui saranno sufficienti due 0-0 con bergamaschi e sardi per essere la prima squadra abruzzese a salire in serie A, e l’Atalanta, vincitrice per 2-1 sul Cagliari. Per i rossoblù, che speravano di riscattare immediatamente la dolorosa retrocessione dell’anno prima, un’ulteriore amarezza, dopo lo 0-2 subito a tavolino nella gara interna (peraltro vinta) contro il Lecce, a seguito dell’arancia che colpì alla testa il giocatore salentino Cannito. Senza quell’episodio, la squadra di mister Lauro Toneatto (scomparso pochi giorni fa) avrebbe quasi certamente conquistato la promozione diretta, senza passare per gli spareggi. Che rabbia… Ma avrà di che arrabbiarsi, un punto sotto, anche il sorprendente Monza, appena tornato in serie B e a lungo protagonista del campionato, che proprio all’ultima giornata, a seguito del 2-1 subito nello scontro promozione-salvezza di Modena, vanificherà la possibilità di un clamoroso doppio salto. Nettamente distanziato, a quota 41, il Como, calato nettamente alla distanza dopo un ottimo girone di andata, così come il Lecce, altra neopromossa, a due punti di distanza. Sottotono anche il campionato del Varese, ottavo a quota 38, un punto sopra il terzetto formato da Taranto, Ascoli e Sambenedettese. A 33 punti la novità assoluta Rimini ed un deludente Palermo precederanno di una lunghezza il quartetto composto da Modena, Avellino, Brescia e Ternana. Come Martin, per un punto, perse la cappa, per quello stesso punto Spal e Catania, a quota 31, perderanno la serie B, accompagnando nella mesta discesa il Novara, ultimo con 29 punti.
I ferraresi, disastrosi all’andata e autori nel ritorno di una rimonta degna di miglior sorte, risaliranno dopo una sola stagione di purgatorio; i siciliani, al contrario partiti molto bene e crollati alla distanza, dovranno invece attendere altri tre anni (dopo avere, nel frattempo, fallito il ritorno immediato nello spareggio perso contro la Nocerina). Per i piemontesi, appena un anno prima in lotta per la promozione nella massima serie, saranno invece necessari ben 33 anni per annunciare la… buona novella. Ma il 25 aprile 2010 (davvero una… liberazione) anche la matematica depone le armi: dal prossimo 22 agosto la città di San Gaudenzio tornerà a respirare aria di serie B.
E a questo punto, anche la nostra storia di oggi è giunta al termine; una storia… piemontese, di quelle che piacciono tanto al nostro CBNeas. Un Piemonte calcistico dalle tante facce: quello che deve vincere, non importa come
(Juventus), quello che lotta fino all’ultimo perché il ‘come vincere’ è sacro (Torino) e quello che come era bello quando si vinceva (Novara, la serie A, Silvio Piola e gli altri grandi campioni).
E oggi, che cosa è cambiato? Sono sempre molte le sfaccettature pallonare di questa regione: c’è chi, come i bianconeri, sogna di tornare a vincere; chi, come i granata, continua a lottare per altri traguardi, sognando il ritorno all’
antica gloria; e chi, come gli azzurri novaresi, ha riscoperto la gioia di vincere e, di conseguenza, di sognare. Proviamo a indovinare qual è il volto felice del Piemonte in questo 2010…
Grazie a tutti e a presto.
Boris Boris

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