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E dopo Cipro ? : La malattia dell' Eurozona continua

Da Investireoggisicuro

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Ormai non trascorre anno, dal fallimento della banca americana Lehman Brothers, senza che nell’ Eurozona ci si trovi di fronte alla crisi di uno dei paese aderenti o di una delle banche comunitarie. Cosi nel 2010 fu la volta delle banche greche a minare la stabilità dell’intera eurozona, per l’effetto a cascata prodotto sulle banche franco-tedesche; poi l’anno 2011 è stata la volta del rischio sistemico provocato dal collasso del debito pubblico dell’Italia; l’anno 2012 è stato caratterizzato dal rischio di spaccatura dell’eurozona per l’insolvenza di molte banche spagnole.

 

Eppure, nonostante gli europarlamentari abbiano preso misure di salvataggio con fondi europei, con il benestare della famigerata Troika (Unione Europea, Fondo Monetario Internazionale e Banca Centrale Europea), di anno in anno sembra avanzare sempre più il contagio denotando che la gestione della crisi europea rischia di diventare fallimentare per l’inefficacia degli interventi.

 

Così, siamo appena agli inizi del 2013 e ci ritroviamo nuovamente a dover gestire una ennesima crisi: la piccola Cipro. Il pil del paese europeo è solo lo 0,2 per cento del pil dell’intera eurozona, eppure le tensioni finanziarie sono molto più ampie. Basta dare uno sguardo al forte calo avvenuto a molte azioni bancarie europee, al generalizzato rialzo dei rendimenti dei titoli statali dei Piigs, fino alla veloce e brusca ricaduta dell’euro contro il dollaro americano.

 

Ma i rappresentanti europei parlano di caso “isolato”. Tuttavia, l’economia internazionale, in primis quella americana e asiatica è ancora in stallo seppur sembrano intravedersi dei segnali di miglioramento. Ma provate ad immaginare cosa potrà accadere al Pil dell’eurozona se malauguratamente il prossimo anno o forse due, queste due aree gigantesche dovessero ricadere in recessione: il fenomeno della corsa agli sportelli lo potremmo assistere forse anche nel nostro paese. Sarebbe ora che le autorità tedesche, insieme a quelle dei paesi più virtuosi, si affrettino a modificare il rigore fiscale imposto ai paesi meno virtuosi prima che sia troppo tardi.

 

Ed è proprio il cambio euro/dollaro, ad esprimere la paura dei mercati sull’eurozona.Dal punto di vista grafico, infatti, dopo un minimo dello scorso anno in area 1.20 (agosto 2012) l’euro pian piano aveva fatto ritornare la fiducia facendo registrare un importante recupero culminato con il top a febbraio di quest’anno a 1.37. Da lì poi, il rischio politico Italia unito al problema di Cipro hanno nuovamente fatto correggere il cambio euro/dollaro a 1.28/1.29. Sarà necessaria la tenuta di area 1.26 -1.27, per scongiurare un aggravamento della situazione economia dell’intera eurozona.

Buona Pasqua! www.studioftm.it

 

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