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Ecco perché da atea leggo la bibbia

Creato il 18 novembre 2015 da Amalia Temperini @kealia81

Lo scorso anno in questi giorni ho intrapreso un cammino di letture dedicate alla cultura politica dell’Est. Dopo un po’ di incroci, mi sono soffermata su alcuni passaggi centrali di poeti che affermavano quanto il bisogno politico, raffigurata in una figura politica forte, avesse modificato o stesse alterando le nostre percezioni, il nostro bisogno spirituale di credo e giustizia, negando l’armonia delle cose.

Oggi leggo con molto piacere un articolo di una psicoanalista bulgara che conferma quanto io pensassi. Ne riporto alcuni passi, poiché li condivido totalmente. Aggiungo, inoltre, con immenso piacere, Lacan. In ogni epoca uno di questi studiosi (psicoanalisti) ha rappresentato i nostri disagi, lui credo sia quello più azzeccato in questo momento storico.
Se avessi fatto la tesi cui mi e’ stata sottratta la possibilità di continuare a lavorarci, quella negata con silenzio punitivo di giudizio, avrei fatto un passo importante per me, dimostrando a piene mani, come l’operato di un artista rappresentasse al meglio quello di cui qui si parla in questo articolo, quello di cui stiamo parlando oggi, con sempre più forza. Quella sua opera dimostrava a pieno titolo questa crisi, e lui non ci ha creduto. Oggi ho intrapreso un’altra via, più radicale, non sottraendo quelle parti di analisi abbandonate, conoscendole, non usandole o sfruttandole, ma riversandole in altro, con altri strumenti, più potenti, per me e la mia persona.

A tutto quel negativo devo dire grazie.

non si tratta sempre di giovani nati e cresciuti in un milieu musulmano, si può anche trattare di cattolici, di laici o persino di ebrei che vanno in direzione di una radicalizzazione islamica. La definisco una “malattia di ideali” nel senso che si tratta di giovani che, come tutti gli adolescenti, hanno bisogno di ideali. La loro radicalizzazione rappresenta un fallimento dell’umanesimo.”

Per sottrarre l’Islam alla strumentalizzazione del terrorismo anche noi occidentali possiamo far qualcosa, per esempio cambiare l’atteggiamento dell’illuminismo che si è costruito in contrapposizione alla religione e rivalutare il patrimonio spirituale del cristianesimo, dell’ebraismo e dell’islam, prenderlo sul serio e preparare i nostri giovani a far fronte alla propaganda jihadista. Se neghiamo il “bisogno di credere”, la voglia di spiritualità dei ragazzi li lasciamo in preda ai manipolatori di internet o delle moschee radicali. I giovani hanno bisogno di ideali, e quando sono fragili, senza lavoro e discriminati i loro ideali crollano, il desiderio di amore è inghiottito dal bisogno di vendetta, quello che Freud chiama la pulsione di morte. Dobbiamo rivalutare il patrimonio religioso, insegnarlo nelle scuole, non per inculcare la religione, ma per interrogarla. Non dobbiamo lascarla ai predicatori di morte.”

Qui, l’intero articolo e la sua breve biografia, utile a capire di più.


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