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Elezioni in Veneto e Cannes: le mie preferenze

Creato il 29 maggio 2015 da Olga

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Intenzioni di voto e duello

Sono tornata in Veneto a farmi una flebo di ferro. Durante la flebo ho chiesto al medico di dirmi tutto sul Morbo di Crohn. Sono tornata a casa, mi sono addormentata alle 21:30, guardando Paragone. Mi sono risvegliata alle 3. Dal divano sono andata al letto. Sul letto mi sono girata e rigirata e su whatsapp mi è arrivato il messaggio di un mio amico della tv. Gli ho risposto che non voterò PD e “no, non voterò 5 stelle”. Zaia è un pr delle discoteche. No, Tosi no. Non so se tenere duro o no, nella vita. Mi sono fatta una camomilla rinforzata. I pensieri mi si sono rilassati, la mente mi si è sciolta. Ho avviato una chat strutturata con il mio amico alla fine della quale ho deciso che la gente deve ritrovare il coraggio di sfidarsi con le spade. Ho chiuso gli occhi. Che le parole sono sopravvalutate. Ho smollato il cellulare. Che se qualcuno parla male di me, di una mia creazione, di una mia scelta: vado lì e gli dico, senti, domani alle 07:00 porta la spada. Mi sono addormentata.

Cannes

Poi di mattina sono andata correre, e certo la flebo di ferro del giorno prima si sentiva. Ho pensato ai film italiani a Cannes. E posso dire che, contrariamente alle mie aspettative, il mio preferito è stato quello di Garrone “Racconto dei racconti”. Subito ho pensato che uno che ha fatto un film come Reality (che amo), o che comunque proviene da una scuola documentaristica, per mettersi a fare un film favola pieno di metafore e simboli, deve avere preso degli acidi. Poi però mentre ero al cinema mi rendevo conto che era un film che sarebbe potuto durare 15 anni, 5 minuti, 9 ore. E che era fatto di episodi ma non di un inizio e una fine reali. Sarebbe potuto cominciare in qualsiasi momento, finire mai. Ci sono episodi, apologhi. La rappresentazione della vecchiaia, del potere, l’arbitrarietà di una scelta presa a caso dal potere, uguale a una scelta ponderata. Le perversioni.

Attualità (rassegna stampa)

Di pomeriggio sono andata a farmi un’altra flebo, ma prima ho letto l’Attualità. I can’t tell se mi interessa di meno il documentario su Sara Tommasi e Diprè, per i quali non provo la minima pena ma credo siano una coppia ben assortita, o la vicenda dei giornalisti che hanno hackerato dei profili per vedere delle foto di gente alle feste. Direi che non provo interesse nemmeno per il rom che ha 20 auto intestate. Ho apprezzato l’esistenza di twitter, per la brevità. Sto aspettando con sincera ansia la lista degli impresentabili. Alla radio ho sentito “Vota Negro”, lista Tosi. Mi dispiace molto per i traduttori di Occupay che non sono pagati. Della Fifa non mi stupisco. La svolta arriva dalla rivelazione che i cornetti integrali col miele non sono farciti con vero miele, e che non sono dietetici come abbiamo (chi?) sempre (quando?) pensato. Ok.

E intanto in Sarpi…

Mentre mi facevo l’altra flebo ho pensato a Selvaggia Lucarelli e non credo che il medico, che intanto mi parlava delle vicende sentimentali di sua figlia, se ne sia accorto. Ci vorrebbe un sottotitolo divertente a tutte queste vicende degli ultimi mesi: “io che ce l’ho fatta, nonostante le tette”. Poi mi è balenato che forse c’è una speranza anche per me, allora, per il porno: riuscirò a bucare lo schermo dell’internet e della pornografia, anche se non ho le tette? Forse avrei dovuto crederci di più. Il mondo ha deciso che per il mio fisico ci voleva un futuro intellettuale, ma io non ero veramente motivata. Sull’argine dove sono andata a correre, a un certo punto  ho preso una discesina che porta all’acqua. E se adesso mi buttassi in acqua, che cosa ne penserebbe Sorrentino? C’era tanto sole, le acque dell’Adige erano placide, la discesa verso l’acqua facile, dietro di me la salita per tornare indietro difficile, irta, polverosa. Si vedeva la fine però, ed era il sole. Poteva tranquillamente essere una scena tratta da Le conseguenze dell’amore o dalla Bibbia. Mi sono detta: se fossi un personaggio, ora, che cosa mi faresti fare Sorrentino?  E tu Gesù? Non sapendo interpretare, mi sono seduta su di una panchina a prendere il sole. E poco dopo ho scoperto che mentre ero in Veneto indecisa su chi votare, a Milano si consumava una sordida rapina a mano armata a una banca del quartiere Sarpi, il mio quartiere, precisamente l’unicredit e in via Bramante, a opera di tre italiani e qualche colpo di pistola sparato in aria.


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