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Elezioni presidenziali in Francia: strategie elettorali e problemi economici per una campagna senza esclusione di colpi

Creato il 02 marzo 2012 da Ilreferendum

di Laura Aguzzi

Elezioni presidenziali in Francia: strategie elettorali e problemi economici per una campagna senza esclusione di colpi

Il Palazzo dell'Eliseo, la residenza ufficiale del Presidente della Repubblica francese

Uno spettro si aggira sulla Francia, e di certo non è quello del comunismo. Piuttosto, ciò che ha occupato finora le menti di sondaggisti ed addetti alle campagna elettorale è il timore che si ripeta uno scenario tipo 2002, quando Jean-Marie Le Pen arrivò fino al secondo turno elettorale con il suo Front National, partito di estrema destra nazionalista e xenofobo. All’epoca il Front National scalzò dalla competizione presidenziale la sinistra di Lionel Jospin che, a seguito di questo unicum nella storia repubblicana francese, si dimise. Questa volta, nelle elezioni che si terranno per il primo turno il 22 aprile e per il secondo il 6 maggio, potrebbe essere la stessa destra “moderata” di Sarkozy e dell’UMP (Union pour un Mouvement Populaire) ad essere scalzata via dalla seconda fase delle votazioni.

E’ anche per questo motivo, per recuperare i voti all’estrema destra francese, che la campagna elettorale, seppur non cominciata ufficialmente, ha già preso toni abbastanza violenti. In una prima lunga intervista da presidente-candidato, rilasciata a Le Figaro Magazine il 10 febbraio, Sarkozy ha calcato infatti la mano sulla nozione di valori e l’eredità delle radici cristiane in Francia. E come dimenticare una serie di iniziative, intraprese anche negli anni passati, già volte a recuperare i voti di coloro che hanno fatto dell’immigrazione e dell’Islam i loro primi nemici? Tutti ricorderanno la legge che proibiva l’utilizzo del velo integrale in Francia: una legge altamente simbolica e propagandistica visto che il numero effettivo di persone interessate non superava le poche centinaia, ma che non ha mancato di creare situazioni insostenibili in Francia per molte donne musulmane, come denunciato dalla giornalista Angelique Chrisafis in un suo articolo recente su The Guardian.

Il motto della nuova campagna elettorale lanciata dall’UMP sarà dunque “la Franceforte”, la Francia forte: una frase che vuole rilanciare l’idea di un paese che resiste nel bel mezzo di una tempesta – la crisi economica – e guidato da un capitano senza macchia e senza paura – …che dovrebbe essere Sarkozy. Un’immagine rilanciata chiaramente anche nella prima intervista televisiva sulla rete privata TF1, proprietà di un buon amico di Monsieur Sarko: “Ritirarsi da una difficile campagna elettorale, sarebbe come per un capitano abbandonare la nave nella tempesta”, affermava infatti ai microfoni di TF1, forse, chissà, ispirato in questo dubbio paragone dalla triste vicenda di Schettino e della Costa Concordia. Terza strategia elettorale del candidato di destra, infine, quella di scrollarsi di dosso l’immagine di “amico dei ricchi”: impresa assai difficile considerate le sue amicizie altolocate con i grandi industriali del CAC40 (le maggiori 40 imprese di Francia, quotate in borsa), e iniziative politiche quali scudo fiscale e alleggerimento della patrimoniale. Ma tant’è, questo rimane uno dei suoi obiettivi principali da qui al voto.

Elezioni presidenziali in Francia: strategie elettorali e problemi economici per una campagna senza esclusione di colpi

Nicolas Sarkozy e François Hollande

A parte il pericolo Le Pen, infatti, il nemico numero uno per Sarkozy sarà il candidato socialista, eletto attraverso le primarie, François Hollande. Ribattezzato Monsieur Normal per la sua attitudine calma e abbastanza dimessa, questo professore di economia, uscito dal tradizionale percorso di formazione dell’élite politica francese – laurea all’Institut d’Etudes Politiques a Parigi e poi passaggio alla selettivissima ENA, l’Ecole Nationale d’Administration – appare come l’immagine contraria rispetto al candidato Sarkozy, “bling-bling” e sposato ad una ex-modella-ereditiera-cantante. E con questa immagine di uomo normale, Sarkozy, lui che ha voluto creare il mito del super-presidente, sarà costretto a confrontarsi. I francesi, infatti, dopo 5 anni di un presidente frenetico ed iperattivo, egocentrico e ambiziosissimo, potrebbero scegliere infatti alla loro guida una persona “normale” e una figura più rassicurante.

Mentre la Merkel esprime allora apertamente il proprio sostegno a Nicolas Sarkozy per la continuazione del tandem franco-tedesco, in un Europa governata dalla destra in 23 paesi su 27, Hollande si propone di trovare una soluzione di sinistra alla crisi. Non solo austerità, propone dunque, ma anche una riforma fiscale che miri a colpire i redditi più alti e far pagare di più a banche e grandi aziende. E d’altronde era stato lui a dire che la Francia e l’Europa sono in balia di una “finanza impazzita” e a riaffermare la necessità di rimettere un po’ d’ordine nel sistema finanziario. Affermazioni che, tra l’altro, non hanno mancato di provocare immediatamente una sorta di reazione di panico nella City londinese.

Accolto trionfalmente dalla stampa estera di sinistra come il futuro liberatore dalla morsa di destra europea, d’altronde, che Hollande venga fatto passare per un radicale di sinistra dalla destra o dalla stampa economica la dice lunga sul dominio mentale e materiale che un certo dogmatismo economico ha imposto negli ultimi decenni. In realtà, al di là di una tassa simbolica del 75% sui redditi superiori al milione di euro al mese – passata poi erroneamente nella stampa come una tassa per redditi superiori al milione di euro l’anno e incredibilmente non rettificata da Hollande – la missione di Hollande e di Sarkozy una volta arrivati all’Eliseo dovrà in ogni caso essere primariamente quella di ristabilire le casse statali. Con un tasso di disoccupazione del 10% e il downgrading del rating francesi, la necessità di trovare 100 miliardi di euro nei prossimi 5 anni per riportare a dei livelli accettabili il debito pubblico sarà priorità per chiunque venga eletto futuro presidente francese.

Misure di contenimento della spesa pubblica saranno dunque in ogni caso intraprese e il programma di Hollande, espresso in un manifesto di 60 punti, appare a tal riguardo sobrio e in fondo non lontano da una regolamentazione economica di base: non vi è accenno, infatti, ad un aumento dei salari o ad un incremento della spesa pubblica, come promesso invece da François Mitterand all’epoca della sua elezione nel 1981. Si definiscono invece con precisione misure volte ad un maggiore controllo delle attività bancarie, così come la creazione di un’agenzia di rating europea, mentre comune ai programmi dei due candidati è l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie.Sulle questioni di natura più etica o ambientale, i due ricalcano infine grossomodo le linee tradizionali della destra e della sinistra europee: favorevole al matrimonio e all’adozione per le coppie gay così come all’eutanasia il candidato socialista; contrario Sarkozy. Viceversa, mentre Hollande mira a ridurre la dipendenza energetica francese dal nucleare dal 75% al 50% entro il 2025, Sarkozy se ne fa strenuo difensore.

Con la sua entrata aggressiva e scenografica in campagna elettorale, Sarkozy sembra aver già recuperato l’iniziale svantaggio di cui soffriva. Cinque anni di riforme mancate ed uscite non proprio eleganti, non gli hanno infatti certo giovato il favore dei francesi, che al 70% giudicano negativamente il suo mandato. Nell’ultimo sondaggio disponibile sulle proiezioni di voto, tuttavia, realizzato il 27 febbraio dal gruppo Sopra, il candidato dell’UMP raccoglierebbe il 28% dei favori con uno scarto irrisorio di 2 punti percentuale su Hollande – al 30%. Il differenziale rimarrebbe invece ancora alto in un eventuale scontro tra titani al secondo turno, con Hollande al 57% e Sarkozy fermo al 43%. Per il primo turno, invece, Marine Le Pen sembra in effetti essersi lasciata staccare al 17%, forse anche in ragione dei problemi finanziari in cui sta incorrendo, mentre, tra le cifre degne di attenzione, seguono François Bayrou, esponente del centro, con il 10,5% e Jean-Luc Melenchon, sinistra radicale, con il 9,5%. Considerato il duello tra i principali candidati e il rischio Le Pen, aspettiamoci pure per i prossimi 50 giorni una campagna elettorale senza esclusione di colpi.


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