Magazine Cultura

Elisabetta Bucciarelli: la Resistenza di un Uomo contro le Donne

Creato il 16 febbraio 2016 da Dietrolequinte @DlqMagazine
Elisabetta Bucciarelli: la Resistenza di un Uomo contro le Donne

Se la quarta di copertina recita: "Questo libro è per chi è innamorato dell'azzurro che non si riesce a toccare, per chi ama soffermarsi nei luoghi di transito e nei foyer dei teatri, per chi disegna tutto quello che vede e per chi non riesce a regalare canzoni per paura di perderle", io mi aspetto una certa cosa ma alla fine ho letto altro. Avevo riposto moltissime speranze ne La resistenza del maschio, ultimo romanzo della scrittrice e sceneggiatrice Elisabetta Bucciarelli (edito da NNE nella collana ViceVersa). Colpa mia che ogni tanto do un'occhiata alle recensioni degli altri prima di leggere un libro o vedere un film, e mi galvanizzo soprattutto se la critica è entusiasta. Eccessivamente entusiasta.

Il libro racconta più storie, casualmente legate tra loro, che si alternano però su due voci: quelle delle donne, quella dell'uomo. Seguiamo l'Uomo (l'autrice lo chiama proprio così) per un periodo abbastanza lungo in un suo flirt, nato per caso, dopo aver assistito ad un incidente stradale in cui una donna sconosciuta si schianta su un palo. L'Uomo è un esperto d'arte, e l'arte - nei capitoli che lo riguardano - si respira abbondantemente; lui sembra quasi perfetto: l'unica pecca è che fa tardi nel rientrare la sera a casa e che non vuole avere figli. La voce delle Donne è la voce di Marta, Silvia e Chiara che si incontrano per caso nella sala d'aspetto di uno studio medico e in un solo lunghissimo pomeriggio ripercorrono le loro vite tra delusioni, mariti che non vogliono diventare padri, amanti reali e amanti virtuali, uomini che scappano dopo un caffè o che il caffè lo propongono ma non lo prendono mai. Fino a far arrivare il lettore al 2+2 finale, di cui loro stesse sono inconsapevoli.

La resistenza del titolo è quella che probabilmente affligge molti uomini del nostro tempo: la resistenza a costruire una famiglia, ad avere figli, a crescere, a smettere di sentirsi il centro del mondo e perennemente giovani, a prendere un caffè senza il timore di essere incastrati, a sbilanciarsi un po' di più, o a dire semplicemente "no". La questione è un po' spinosa, e non me ne vogliano le donne, ma ammettiamolo: alcune volte è anche colpa nostra.

Per quanto riguarda il libro ho apprezzato non tanto la trama, che a conti fatti mi è sembrata un po' banale seppur adattissima ad una pièce teatrale, quanto lo stile della Bucciarelli. L'autrice non scade mai nel patetico, la scrittura è asciutta, fluida e assolutamente attuale. Anche il taglio dei capitoli risulta interessante. Piacevolissimi i riferimenti musicali e artistici intercalati qui e là nel testo, carina la scelta di inserire i messaggi di WhatsApp che si scambiano i personaggi, e soprattutto notevole la mania dell'Uomo di fare il punto della situazione elencando delle negazioni.

Mi dispiace ammettere che ho fatto il tifo per il protagonista maschile che, seppur fedifrago, era avvolto in un'aria di obbiettiva sincerità. Un libro per donne, solo per loro, non lo proporrei mai ad un uomo: lo aiuterei probabilmente a gonfiare di più il proprio ego. O, forse, sono io che non sono riuscita a cogliere tutte le sfumature e i sottintesi a favore delle donne.

Per una volta la frase della quarta di copertina, seppur seducente, ha toppato. Che poi, pensandoci, a me l'azzurro neanche piace.


Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog