Magazine Diario personale

Elliott Smith, Giove e Venere

Creato il 21 luglio 2015 da Marina Viola @marinaviola


Elliott Smith, Giove e VenereOk. Forse non tutti in Italia conoscono Elliott Smith.È un cantautore americano, texano per inciso, che ha scritto delle canzoni che, per chi capisce le parole o ama la musica acustica tipo waltzer ma figo, è un genio. Per me, per esempio. Lo ascoltavo talmente tanto che una delle sue canzoni, che si intitola Waltz #2, è stata per anni una delle preferite anche di Luca. Lui la chiamava ‘ Little girl’,anche se non solo non parla di una bambina piccola, ma non dice mai quelle due parole. Ci ho impiegato mesi per capire cosa volesse dire quando mi chiedeva di mettergli ‘Little girl’. L’altro giorno ero in macchina con Emma e ascoltavamo una sua canzone e Emma mi fa: “Non la conoscevo questa canzone dei Beatles”. Ha ragione: Elliott Smith è bravo come lo erano i Beatles. Non esagero.Elliott Smith, insomma, è, o meglio era, un enorme musicista. L’ho conosciuto perché ha fatto la colonna sonora del film ‘Good Will Hunting’, che mi fa piangere ancora adesso a pensarci. Se poi si aggiungono Matt Damon e l’altro (come si chiama?) che non solo sono cresciuti nella zona di Cambridge in cui vivo, ma hanno frequentato il liceo della bellissima Sofia, ovvero mia figlia (dandomi illusioni impossibili) e hanno filmato la maggior parte del film dove io vado a comprare il tabacco...beh, mi sono spiegata.Quel genio di Elliott Smith, anni fa, esattamente qualche giorno prima del compleanno di Sofia, ha preso uno di quei coltelli che non tagliano neanche il burro, e se lo è inficcato due volte nel cuore, creando enorme confusione nella mia testa e un lutto ancora vivo nel mondo della musica.Avevo saputo, quasi subito dopo la notizia della tragedia, che pareva che la fidanzata fosse in qualche modo responsabile del fatto, ma nessuno sapeva davvero cosa fosse successo. Poi Byrne mi ha detto, tipo due anni fa, che era uscito un documentario sul fatto, e io non vedevo l’ora di vederlo. Il documenario pareva assolutamente introvabile.L’altro giorno un’amica italiana su facebook che non ho mai conosciuto ma una di quelle che mi fa ridere ogni volta che posta qualcosa (presente?), scrive qualcosa sul documentario su Elliott Smith, e le io rispondo dicendo che sono anni che lo aspetto. Beh, l’altro giorno mica mi manda il link del video? Non sapevo neanche come dirle grazie, davvero. Poi ‘sta cosa di Elliott Smith che era morto aveva fatto una certa eco nel mio giro privato, visto che ho un amico medico che una volta gli aveva prescritto degli antidpressivi mentre erano a bere una birra in un bar di Brooklyn (che scopro nel video essere stato uno dei miei preferiti di sempre, Luna Bar), per cui la sua morte da allora è sempre stata anche una roba personale. Vabbè, l'amica facebook manda il link, e io sono stra felice. Questo, sabato sera.Qui a Becket l’Internet fa cagare per cui sono quasi due giorni che cerco di scaricare questo benedetto video. Oggi finalmente ce l’ho fatta, per cui stasera ho messo a letto Emma e Luca di corsa; birretta, sigarette, computer fuori, sul tavolo da picnic, golfino (sì, qui fa fresco) e sotto le stelle dell’ovest del Massachussetts, ho schiacciato play.Una cagata pazzesca di documentario: un festival di hipster che fanno la gara a dire io sì che lo conoscevo, ero in una band con lui. Lui che viene fuori come una testa di cazzo, la sorella che racconta del padre di merda; l’ex fidanzata che dice che gli ha voluto bene. Le immagini della high school, dei concerti fighi, la band di quando erano ragazzi che si riorganizza alla fine per il tributo; le candele accese con i messaggini con i cuoricini sotto la casa dove l’hanno trovato morto. Prevedibile, o ‘predictable’, come si dice qui, anche sulle colline becketiane (?) quando si vuole distruggere un film. Nulla di originale, con tutto che la colonna sonora, suonata dal grandissimo Elliott Smith, esce dallo schermo e ti frantuma l’anima con un gesto velocissimo di kung fu.Stappando la terza (terza!) birra, mi chiedo cosa avrebbe detto il mio amico Elliott (Smith) se avesse potuto aprire la sdraio di fianco a me e avesse potuto guardarlo. Secondo me ci sarebbe rimasto male.Nulla comunque toglie alla genialità della sua musica, che sarà la birra in più, sarà che Giove e Venere ormai sono lontani e nel cielo di Becket si vede un buio tremendo, a me mi fa ancora venire la pelle d’oca.Buoanotte.




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