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Elsa Fornero: “Dovevo stare zitta mentre Monti faceva campagna elettorale”

Creato il 28 luglio 2014 da Nicola933
di Mario Marrandino Elsa Fornero: “Dovevo stare zitta mentre Monti faceva campagna elettorale” - 28 luglio 2014

ForneroDi Mario Marrandino. “Questa era la mia vita appena finito il governo: il vuoto, il niente. E pensare che la giornata di un ministro era scandita dai minuti. Sono scesa da una giostra e ho continuato a girare senza motivo” così Elsa Fornero.

“Devo molto a una telefonata di Enrico Letta, era il 3 maggio 2013, era un venerdì, circa le 21:30. Io mi ricordo i particolari. Tornava dal primo viaggio da presidente del Consiglio. Mi disse: ‘Elsa, se siamo ancora in Europa lo dobbiamo alle tue riforme’. Non mi doveva quella gentile chiamata. Mi ha aiutato”.

In un’intervista rilasciata al Fatto Quotidiano, l’ex ministro ripercorre senza alcuna nostalgia, ma solo con dolore, i giorni del suo mandato. Schiacciata dal ruolo di “tecnico” prestato al governo del paese, più incline all’austerità e al rigore che a tendere una mano agli italiani, Fornero denuncia di essere stata abbandonata, tradita, dimenticata anche da chi la invitò a ricoprire la carica istituzionale. Mario Monti l’ha sentito “due volte in due anni, stesso ritmo per Corrado Passera e Paola Severino“.

Fornero ricorda bene il giorno della proposta: “Era il 15 novembre, intorno alle 18, ero in partenza da Bruxelles. Squilla il cellulare, è Monti. Comincia così: ‘Elsa, puoi fare qualcosa per me’. Io gli faccio gli auguri. Mario replica: ‘Vuoi essere il ministro per il Lavoro? Hai due ore per decidere’”, racconta Fornero. Le consultazioni con gli affetti più cari: “Mio marito Mario Deaglio mi lascia libera: ‘Vorrei dirti di no, ma non posso’. Mia figlia: ‘Non puoi rispondere no’. Una mia cara amica di Torino, che aveva fatto politica, mi mette in guardia: ‘Finirai stritolata, stai attenta’”.

Dopo l’esperienza di governo è tornata al primo amore: l’insegnamento e la ricerca. Ma rivendica le riforme del mercato del lavoro e i provvedimenti presi durante i pochi mesi di governo. “La riforma che porta il suo nome e gli esodati? Una ferita per un uso strumentale di un problema che va seguito negli anni. Questo vocabolo racchiude quelli che sono usciti con incentivi e quelli che sono in mobilità. Il mio auspicio era creare un mercato del lavoro per giovani, donne e cinquantenni”, spiega l’ex ministro che aggiunge: “Io ho modificato l’articolo 18 per livellare il rapporto tra le generazioni, per ridurre le cause di lavoro. Non l’ho ucciso. Adesso vogliono maggiore flessibilità, adesso le critiche non esistono”.

E sulla sua mancata candidatura nelle fila di Scelta Civica, dopo la fine del governo tecnico, Fornero aggiunge: “Un ministro impopolare non si può candidare. Ho votato quel movimento, però ritengo che Mario abbia sbagliato”.


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