Magazine

Esibizionismo e delicatezza: Miss Little Sunshine

Creato il 31 marzo 2015 da Thefreak @TheFreak_ITA

Little Miss Sunshine è una commedia di Jonathan Dayton e Valerie Faris del 2006, definita un “on the road movie”. Protagonista della storia è una moderna ma bizzarra famiglia americana, quella degli Hoover, che vive nel New Mexico e che offre un meraviglioso universo di personaggi: il padre, Richard (Greg Kinnear), è convinto che il mondo sia diviso in vincenti e perdenti e, sicuro di appartenere alla prima categoria, investe tutti i suoi risparmi nella pubblicazione di un libro che teorizza “Le nove regole per avere successo”; Edwin (Alan Airkin), il padre di Richard, cacciato da una casa di cura per essere stato scoperto a fare uso di eroina, si gode il poco tempo che gli resta da vivere; Sheryl (Toni Collette) è una madre e moglie per vocazione alle prese con il secondo matrimonio; Dwayne (Paul Dano), nato dal primo matrimonio di Sheryl, è un sedicenne che si è imposto lo sciopero della parola, ed è appassionato del filosofo Nietzsche, e possiede il sogno di diventare un pilota d’aerei; Frank (Steve Carrell), il fratello di Sheryl, è un professore universitario ed uno studioso di Proust, affidato alla donna in seguito ad un tentativo di suicidio causato dall’amore non corrisposto nei confronti di un suo studente; infine, Olive (Abigail Breslin), è la deliziosa bambina di Richard e Sheryl, che ha fatto propri gli insegnamenti del nonno, ma con tutta l’ingenuità propria della sua infanzia, con la purezza che solo i più piccoli possiedono.

La routine famigliare viene un giorno scossa da una grande notizia: essendo stata squalificata la bambina che si era classificata prima al recente concorso di bellezza, toccherà proprio alla piccola di casa Hoover avere la possibilità di partecipare alla prestigiosa e rinomata competizione di Little Miss Sunshine, che si disputerà in California. Gli Hoover si ritrovano, così, ad intraprendere questo lungo viaggio a bordo di un fatiscente pulmino giallo.

11092565_10205546955066600_477834547_n

I punti di forza di questo film risiedono, principalmente, nella trama semplice ma non banale, che porta lo spettatore a riflettere su tematiche importanti ed attuali, e nella bravura degli interpreti, che riescono a rendere credibile ogni personaggio, senza trasformarlo in una caricatura. I due registi, infatti, ci conducono in un mondo composto di apparenza ed esteriorità grazie alle immagini di un vero concorso di bellezza per bambine: le inquadrature ci mostrano piccole donne con visi super truccati, guance che sembrano staccate dalle bambole per la loro perfezione, esibizionismo smisurato che non conosce limite, ambiente circondato da assenza di disponibilità al dialogo o all’aiuto verso gli altri, piccole protagoniste sempre sorridenti di vite “da copertina”.

Lo svolgimento del concorso occupa, però, solo una piccola parte del film, perché grande importanza riveste la crescita interiore di tutti i componenti della famiglia. All’inizio della pellicola, infatti, molti personaggi si trovano in contrapposizione: ad esempio, lo zio Frank, uomo frustrato e depresso, in contrasto col nonno che “legge” riviste porno ed è libero da ogni vincolo, ed ancora il padre, Richard, indisponente in ogni situazione, in antitesi col taciturno Dwayne, tipico adolescente ribelle. Ogni personaggio, insomma, ha una sua caratteristica dominante, per la quale viene criticato, osteggiato e deriso dagli altri, ma, nel corso del viaggio all’interno del pulmino, l’atmosfera che si respira è ricca di una solidarietà fatta di persone che si conoscono meglio di chiunque altro, che sanno vicendevolmente quali sono i punti deboli degli altri e, uniti dall’intento comune di arrivare in tempo al concorso, riescono a smussare differenze e attriti comuni a molti nuclei familiari.

Quelle mani che spingono tutte insieme il pulmino, la rincorsa nel salire al volo, le braccia dell’occupante interno che, uno alla volta, prende i polsi degli altri, aiutandoli nel risalire, sono situazioni che hanno un forte significato di unione, sono gesti non scanditi da tante parole, ma ritmati da incoraggiamenti corali di fortissimo impatto.

Atti quale il ballo finale, vissuto come una liberazione genuina in mezzo ad un ambiente molto malsano, rappresentano, per me, non solo un grande divertimento, ma anche una sensazione di sbeffeggio e rivincita.

I due registi, con brevi accenni e immagini mirate, riescono a raggiungere il traguardo di separare due mondi che convivono assieme, mostrando la differenza tra chi, esternamente, è vestito bene ed è sempre a posto, ma, internamente, conosce solamente la rigidità, e chi, invece, è un po’ più anticonformista fuori, ma è pronto a fornire la sua disponibilità, dentro, minimizzando problemi che all’altra parte appaiono montagne impervie.

Anche l’esibizione piuttosto goffa di Olive mostra una diversità notevole: la bambina, infatti, dopo una serie di sfrontate prove messe in scena dalle altre concorrenti sue coetanee, dedica il ballo al nonno da poco scomparso, segnale di purezza e sensibilità.

11088023_10205546954986598_1778853398_n

Il connubio tra gli attori è perfetto, ognuno sembra calzare perfettamente la propria parte: Steve Carrell, lo zio Frank, con la sua calma rappresenta un personaggio che dona grande tranquillità, seduto ovunque, nel pulmino, in ospedale, al concorso, con la solita faccia simpatica e distesa.

Greg Kinnear e Toni Collette, inoltre, sono magistrali nell’interpretare una coppia in bilico, con esigenze diverse, frasi date per scontato ed un rapporto che si muove verso una pericolosa approssimazione.

Molto bravo si dimostra anche Paul Dano, perché il non poter utilizzare la parola fa in modo che la sua prova sia soprattutto facciale: con il solo tramite delle espressioni del viso, egli riesce ad esternare un’inquietudine interna che sfocia in un urlo liberatorio quando apprende di non poter intraprendere la carriera di pilota d’aerei. Fa molto bene la sua parte anche Abigail Breslin, specie nella scena dell’esibizione al concorso: è divertente quanto sgraziata nei movimenti, ma le sue movenze meritano l’applauso.

È sempre protetta da tutti e sembra non curarsi di coloro che vogliono farla sentire diversa, semplicemente perché lei è diversa, ma migliore di tutti gli altri.

Infine Alan Airkin, che ha vinto l’Oscar come miglior attore non protagonista, è esemplare in questa pellicola: pungente, ostinato e testardo, mostra la sua dolcezza soltanto con la nipote, della quale è il Cicerone. In lui, però, non c’è il voler creare una superstar, tanto che il messaggio che lascia alla piccola Olive coincide con quello del film: cercare sempre la personalizzazione, non uniformarsi ai dettami di una società basata su falsi miti e ideali sbagliati come la magrezza, la perfezione ed il successo a tutti i costi.

Little Miss Sunshine è un film davvero molto bello, che riesce a farci entrare in quel magico pulmino con i protagonisti e con tutti i loro difetti, che sono un po’ anche i nostri, ma anche con la loro grandissima forza di animo, una forza che li porterà a sfidare la stessa società in cui vivono e a sbeffeggiare questo mondo di controfigure tutte troppo simili e prive di personalità.

di Ilaria Pocaforza All rights reserved


Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :