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Essere Freelance si racconta su Twago

Creato il 11 ottobre 2011 da Kalaris @EssereFreelance

Essere Freelance si racconta su Twago

Sembra ieri che ho dato vita al sito, eppure sono già passati tre anni. Nessuna dissertazione sul tempo che trascorre troppo velocemente, questo è un sito di freelance con il sorriso sulle labbra, piuttosto qualche curiosità su come lui è nato e io sono cresciuta.

 

Il pezzo l’ho scritto per il blog di Twago e mi ha dato la possibilità di ricordare come tutto è nato, sito e professione…

“Il fatto è che ci hanno insegnato che lavorare significa uscire di casa, buttarsi nel traffico, arrivare in ufficio già arrabbiata, e perché no, sedere accanto a colleghi che se incontri per strada, meglio far finta di non vederli.

Io a 29 anni ho deciso che lavorare poteva voler dire altro, ma farlo comprendere a tutti è stato difficile.

Mi chiamo Claudia e sono una scrittrice sempre online, per dirla in lingua d’oltre mare sono una web content, creo contenuti e vivo di parole, sono una freelance e amo il mio lavoro.

Non è sempre stato così, non ho sempre saputo che “da grande” avrei fatto la creativa libera, nemmeno ci speravo, perché i sogni sono una cosa, la realtà delle volte è un’altra.

Credo d’aver capito che il mio futuro lavorativo sarebbe stato non esattamente convenzionale qualche mese dopo aver strappato all’Università di Cagliari una bella laurea in lettere moderne con tanto di lode. Insomma, non che laureati in Italia ce ne siano pochi, ma non credevo che qualcuno, durante un colloquio, mi consigliasse di nascondere il fatto che facessi parte del mondo dei dottori, che forse avrei avuto più chance da semplice diplomata in Ragioneria.

Da non crederci, mi sono detta, ed infatti non ci ho creduto e ho proseguito con la mia ricerca, solo che ho iniziato a cercare quel che davvero avrei voluto fare… tanto non lavorare per non lavorare. Ho aperto la pagina di quel motore di ricerca che a breve sarebbe diventato uno dei miei migliori amici e ho digitato “scrittrice”. E’ stata letteralmente una rivelazione scoprire che qualcuno mi avrebbe pagata per scrivere, e lentamente sono scivolata nel mondo degli articolisti, dei blogger e dei writer.

Ho trovato il mio primo cliente online, ho incontrato in rete un editore che ha reputato la mia tesi tanto interessante da volerla pubblicare e ho iniziato a lavorare un po’ dove mi capitava, in biblioteca, al mare, ma soprattutto nella mia stanza, che poi è diventata il mio studio.

Non che all’inizio i guadagni potessero essere chiamati tali, ma sono testarda, il mio primo libro è stato pubblicato, e i clienti da uno sono diventati due, tre, quattro.

E’ stato dopo qualche mese di “attività indipendente” che ho iniziato a chiedermi perché mai in Italia nessuno parlasse di noi, perché sapevo bene di non essere l’unica. E’ nato così esserefreelance.it, il nome prima, il sito poi. Perché d’altronde quello ero, una freelance, e il sito avrebbe dovuto parlare del mio lavoro, che qui, nel bel paese molti svolgono, ma di cui pochi, pochissimi parlano.

Ho trovato con una certa rapidità consensi, perché l’ho pensato come spazio dinamico, in perenne crescita ed evoluzione. In fondo ogni pezzo che scrivo, ogni articolo che inserisco, soddisfa prima una mia curiosità e poi quella di chi lo frequenta. Credo si percepisca che dietro quella pagina c’è una persona qualunque, che vive di periodi buoni, ma che parla anche di quelli meno buoni e che insieme ai propri lettori, creativi liberi anche loro,  cerca il modo per superarli, per affrontare questo mondo lavorativo nel quale il proprio spazio bisogna crearselo da sé, rimboccandosi le maniche.

Serve passione, serve costanza, serve lungimiranza, serve pazienza, ma soprattutto serve capire che non si è mai arrivati, che freelance non si nasce, ma lo si diventa e lo si rimane con fatica.

Far capire agli altri, quelli che vivono di lavori convenzionali, che il mio è pur sempre un lavoro, che non è tutto dolce ma che un tanto d’amaro lo devo ingoiare anche io, che ho i miei orari da rispettare, e che le ferie a me non c’è nessuno che le paghi, è stata dura, non credo d’esserci ancora riuscita totalmente.

Quel che conta è il mio amore per il lavoro che faccio, le belle collaborazioni che ogni giorno stringo, i libri che riesco a pubblicare, gli errori che compio e mi riprometto di non commettere più, i clienti, simpatici o insopportabili che siano, i riconoscimenti e le piccole grandi gratificazioni che ogni giorno arrivano.

In fondo che il mondo lavorativo convenzionale mi abbia chiuso le porte in faccia non è stato un gran male, ho scoperto che ce n’era un altro, più grande, più veloce, più mio che esploro ogni giorno su esserefreelance.it.”

E tu?

Come hai iniziato? Sei ancora online? Sei felice delle tue scelte?

Per leggere l’articolo su Twago visita questo link

Photo Credit: ~raynsunga

 

 

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