A cura di Surymae Rossweisse
Recentemente mi è capitato sotto mano un articolo sull'ambiguità della definizione “Young Adult”, termine entrato di recente nell'uso quotidiano per designare i libri destinati agli adolescenti - genere di cui si occupa, per l'appunto, colei che ha sollevato la questione, la scrittrice Beth Kephart.E' infatti una classificazione piuttosto generica: c'è differenza, ad esempio, tra le serie “Gossip Girl” di Cecily von Ziegesar - una misteriosa blogger racconta le vicende più scabrose di un liceo americano d'élite – e la saga di “Twilight” di Stephenie Meyer, in cui predomina l'elemento fantastico. E allora perché sono nella stessa categoria? In base a quale principio si dà per scontato che piacciano entrambe allo stesso tipo di lettore quando l'unico elemento in comune è il target di riferimento? Se è ragionevole distinguere tra narrativa per bambini e narrativa per adulti, nel pubblico di età intermedia questa “ghettizzazione” risulta quantomeno azzardata, in quanto la durata dell'adolescenza è costante oggetto di dibattito. Tutti, inoltre, sappiamo che mai come in questa fase la maturità fisica e quella psichica viaggiano su binari talvolta anche molto diversi fra loro. Abbiamo quindi editori che considerano gli YA adatti a partire dai bambini di dieci anni e altri che arrivano fino ai venticinque. Se proprio dobbiamo dividere i romanzi per fasce d'età, almeno cerchiamo di istituire dei parametri riconosciuti da tutti!
Non va inoltre sottovalutato il fatto che a volte dietro a questa definizione si celano delle vere e proprie trovate commerciali nate per cavalcare, fin quando è possibile, la moda del momento, rendendo il libro in questione quasi un prodotto usa-e-getta. D'accordo che a quell'età la lettura non è tra gli hobby più popolari, ma non bisognerebbe mai sacrificare la qualità in nome di qualche migliaio di copia in più. Se il lettore scoprisse il trucco potrebbe assumere che tutti gli YA siano fatti alla stessa maniera e con le stesse finalità. Cosa sarebbe successo se si fosse applicato lo stesso (vago) metro di valutazione anche a romanzi più datati? “Il Giovane Holden” avrebbe avuto lo stesso successo? E Mark Twain avrebbe digerito lo smacco di vedere sulla quarta di copertina di “Tom Sawyer”, da lui ritenuto per adulti, la dicitura “Dai sei anni in su”?






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